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Il Montefeltro medievale svelato dalle pergamene delle clarisse di Sant’Agata

“Le pergamene delle clarisse di Sant’Agata Feltria (secoli XII-XVIII)”, A cura di Gian Paolo Giuseppe Scharf . Società di Studi Storici per il Montefeltro.

Un libro importante, anche se credo solo per addetti ai lavori. La pubblicazione di 149 pergamene (di cui 145 di età tardo-medievale e quattro di epoca moderna tra il 17° e il 18° secolo), conservate da secoli nell’archivio delle suore clarisse di Sant’Agata Feltria, è sicuramente un avvenimento in quanto ci consente di aprire una finestra sulla vita medievale nel Montefeltro, tra problemi legati alla religione e attività economiche delle suore sul territorio. L’arco temporale coperto dalle pergamene va dal 1190 al 1409.

Del resto, a cinquant’anni dalla fondazione della Società di studi storici per il Montefeltro, con l’uscita di questo poderoso volume, di grande formato, di oltre 400 pagine, viene confermata la mission della Società: “la pubblicazione delle fonti era, nel 1970, fra gli obiettivi principali dei soci fondatori”. “Questo volume è la prova che fare storia ad alto livello è possibile. La gestazione è stata lunga, ma coordinare gli sforzi di istituzioni pubbliche, istituzioni religiose, associazioni volontaristiche impegnate nella valorizzazione del territorio e delle piccole realtà locali, imprenditoria e soggetti privati ha dimostrato che è possibile investire in ricerca, dunque in storia, dunque in editoria”.

Quello delle clarisse è un ordine monastico claustrale le cui religiose si dedicano prevalentemente alla preghiera contemplativa. Ogni monastero costituisce una comunità autonoma ed è retto da una badessa eletta a tempo determinato; è generalmente sottoposto alla giurisdizione vescovile ed è legato sul piano spirituale all’ordine maschile. Si riconosce nella famiglia francescana.

Il monastero delle clarisse di Sant’Agata fu sempre fiorente di vocazioni: “l’11 luglio 1300 si contano 27 sorelle che diventeranno 31 nel 1312”. Dopo la peste nera, a metà del Trecento, le sorelle saranno solo 19.

La maggior parte degli atti pubblicati riguarda più o meno direttamente la vita dei monasteri di Sant’Antimo e San Vincenzo di Rocca Pratiffi dai quali l’attuale comunità di Sant’Agata discende.

Scrive Andrea Czortek nel saggio “Vescovi, monaci e frati nel Montefeltro medievale”: “La regione storica denominata Montefeltro comprende le alte valli dei fiumi Foglia, Conca e Marecchia e attualmente è compresa nell’area di confine tra la Romagna (province di Rimini e di Forlì-Cesena), le Marche (provincia di Pesaro-Urbino) e la Toscana (provincia di Arezzo) e include anche la Repubblica di San Marino. Un territorio amministrativamente frastagliato, ma storicamente ben definito, che occupa un’area di confine, un confine che ancora Tommaso di Carpegna Falconieridefinisce ‘poroso’, una zona di incontro più che una linea di separazione, ‘un’area di confine intesa soprattutto come zona di contatto’”. Ma “l’elemento più evidente è la mancanza di un centro urbano vero e proprio. Civitas certamente de iure, San Leo, la sede del vescovo, non lo è de facto”.

Due i lunghi saggi scritti da suor Clara Giovanna Bonetti, un po’ l’anima propositrice di questa pubblicazione: “La presenza francescana femminile nel territorio di Sant’Agata nei secoli 13°-16°” e “Le pergamene attraverso i secoli”.

In questo secondo saggio Suor Chiara ci descrive le pergamene: “Quello di cui siamo oggi in possesso è il fondo residuo di due raccolte documentarie di ben maggiore entità. Allo stato attuale, essendo 21 pergamene doppie, sono conservati in totale 166 atti di varia natura e contenuto. Si tratta in prevalenza di contratti di compravendita, di enfiteusi, atti di manomissione, permute, testamenti, ecc., che aprono uno squarcio sulla storia locale soprattutto dei secoli 13° e 14°”. Per secoli le pergamene sono state custodite in una piccola scatola di legno quadrangolare arrotolate una dentro l’altra. Nel 2011 sono state restaurate presso l’abbazia del Monte di Cesena e dal settembre dello stesso anno si trovano distese in un’apposita cassettiera presso l’archivio del monastero”.

Si è detto che il fondo poteva essere molto più ampio. Una risposta in tal senso arriva anche da una recente scoperta che Angelo Turchini ha fatto presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini, e che racconta in un suo saggio nel volume. Qui ha trovato una busta con su scritto “Regesto delle pergamene Bocchi” steso il 22 gennaio 1924 dal direttore della Biblioteca Aldo Francesco Massera, in carica dal 1909 al 1928 (recentemente è uscito un volume miscellaneo di studi a Lui dedicato (Aldo Francesco Massèra tra Scuola storica e Nuova filologia. Giornate di studio a cura di Anna Bettarini Bruni, Paola Delbianco, Roberto Leporatti – Pensa Multimedia, 2018)). Il bibliotecario aveva effettuato 54 regesti per un totale di 59 atti redatti fra il 1232 e il 1348 tutti relativi al Montefeltro. Una collezione privata, della famiglia Bocchi, composta probabilmente in gran parte da pergamene provenienti dall’archivio delle clarisse, andata oggi dispersa (anche se sette pergamene di questo fondo sono state ricongiunte alle altre grazie alla loro donazione alle clarisse da parte di monsignor Luigi Donati nel 2010 che le aveva ricevute dalla famiglia Bocchi).

Paolo Zaghini

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