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Il naufragio delle darsene italiane, sconfitta della politica

Ieri sera, giovedì 19 dicembre, ho partecipato alla cena di auguri del Marina di Rimini.

Luigi Ferretti,  è un bolognese innamorato del mare e per questa ragione è divenuto il proprietario della darsena di Rimini. A dire il vero quando è arrivato qui pensava di acquistare un posto barca. Poi è stato convinto ad acquistare tutta la Marina. Sapeva che non sarebbe stato facile gestirla. Ma mai avrebbe immaginato una difficoltà così drammatica.

Nessuno poteva prevedere la crisi economica che dal 2008 e soprattutto dal 2011 ha colpito il nostro paese e le tante attività economiche che hanno dovuto chiudere i battenti. Tuttavia Marina di Rimini  in qualche modo ha retto anche alla crisi.

Chi rischia di far saltare il banco è la politica.

La nautica da diporto non è mai stata ben vista nel nostro paese. Roba da ricchi, da evasori. In realtà una barca da dieci metri, quelle che nei titoli dei giornali diventano “yacht”, costa come un’auto di media cilindrata e come investimento frutta ancor meno. Quanto alla produzione, la cantieristica italiana era ed è un settore industriale invidiato nel mondo, anche se ultimamente un po’ meno. E il sistema delle darsene, in un paese come il nostro, rappresentano una grande e lampante opportunità per il turismo. Ma la politica (tutti, dal centrodestra al centrosinistra) ha lavorato, mi auguro inconsciamente, per affossare il settore.

Ha iniziato il governo Monti con la tassa di stazionamento di una barca. Norma mai entrata in vigore, ma che ha fatto fuggire in approdi esteri molte imbarcazioni che erano nelle darsene italiane. Solo dal Marina di Rimini sono salpate verso la Croazia 40 grandi imbarcazioni e non sono mai più tornate.

Poi ci ha pensato la Guardia di Finanza con controlli spettacolari alle imbarcazioni da diporto, con tanto di riprese televisive e prime pagine. Nessuno mette in discussione i controlli, ma nell’era dell’informatica basta incrociare i dati e colpire a ragion veduta. Meno spettacolare per il generale di turno, ma più efficace per scoprire evasori.

Anche l’estate scorsa la Marina ha dovuto subire un blitz di Capitaneria e guardia di Finanza alle sette della mattina per verificare da chi erano occupate le house-boat ormeggiate in molo della Darsena. Una iniziativa coerente con la classificazione di Marina resort prevista dalla legge regionale e che offre una opportunità per diversificare l’offerta turistica, come succede in tutti gli altri paesi. Tuttavia è una norma che ancora si fa fatica a far comprendere a tutti i gli addetti ai controlli.

Ma il colpo più letale lo ha inferto la legge finanziaria del 2008 e riguarda il canone di concessione. In parole povere, quando il Marina di Rimini fu realizzato, era stato stipulato un accordo con lo Stato per un canone era allora era di 90 mila euro, per un concessione di 50 anni; con gli aggiornamenti Istat oggi sarebbe a 100 mila euro. Poi è arrivata finanziaria del 2008, che aumentava a dismisura i canoni delle pertinenze demaniali. E, con un’interpretazione errata, anche le darsene sono state equiparate a pertinenze demaniali come alcune strutture turistiche-balneari. Risultato, il canone è passato da 100 a 500 mila euro. Una cifra insostenibile per la darsena di Rimini come per gli altri porti turistici italiani. Da allora è iniziato un contenzioso con l’Agenzia delle entrate e con lo Stato, fatto di ricorsi nei tribunali, fino a dover far intervenire la Corte Costituzionale: che ha dato ragione alla darsene.

Tutti, ma tutti gli esponenti politici sono concordi nel ritenere sbagliata quella norma della finanziaria del 2008 . Tutti sono concordi che quella norma vada rivista per i porti turistici e per i pertinenziali. Tuttavia non succede nulla da anni. Il motivo è abbastanza semplice. Ogni proposta di modifica viene bocciata dalla ragioneria dello Stato per mancanza di copertura finanziaria. Si tratta di reperire una cifra modesta 20/40 milioni di euro. Modesta per il bilancio dello Stato italiano, ma drammaticamente esosa per le marine italiani e per quei 220 aziende che hanno strutture pertinenziali.

Solo gli interventi dei tribunali che hanno sospeso il pagamento delle cartelle di Agenzia delle Entrate hanno evitato il fallimento della darsena di Rimini.

Il Marina di Rimini  prosegue la sua attività grazie ad un imprenditore come Luigi Ferretti che oltre all’anima ci mette anche risorse finanziarie proprie per proseguire la gestione. Ma non è scritto sulla pietra che l’impegno possa proseguire nel tempo senza risolvere questo problema dei canoni. Si spera nel prossimo milleproroghe, come ogni anno. Questa volta ci si augura che la politica batta un colpo. Ma non sono ottimista.

Maurizio Melucci

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