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Il partigiano “Bardan”

La sera del giorno in cui “Bardan” morì (era la domenica 7 settembre 2014) mi chiamò il figlio, Maurizio, per dirmi che il padre aveva precettato me, Giorgio Grossi Orazio del Prete e Nando Piccari per il suo funerale. Luigi Lotti era scontato che ci fosse. Silvano era così: sempre un passo avanti nelle cose da fare.

Per me scrivere di Silvano Lisi (1926-2014) vuol dire ricordare l’attività della Sezione del PCI della Grotta Rossa, dove conobbi Silvano (allora uno dei protagonisti dell’attività della Sezione e del Consiglio di Quartiere) nei primi anni ’70 e dove litigammo per anni sul ruolo dell’Unione Sovietica: io contro la stagnazione politica e culturale di Breznev, la Polonia, l’Afghanistan e lui sempre in difesa del ruolo dell’URSS. Ma al di là di questo la Sezione del PCI della Grotta Rossa fu una grande palestra di idee per decine di giovani che vi svolsero un’intensa attività politica. E fui molto lieto di pubblicare nel 2004, come Istituto Storico della Resistenza, il racconto de “Il partigiano ‘Bardan’. Memorie di un giovane ribelle (1943-1948)”, a cura di Alessandro Buda.

Il libro racconta la storia di un giovane della Grotta Rossa, allora ghetto periferico di Rimini, che neanche diciottenne si trovò coinvolto negli eventi della Seconda Guerra Mondiale: la caduta del fascismo, l’occupazione nazista dell’Italia, la resistenza armata di pochi italiani, la terribile battaglia per lo sfondamento della Linea Gotica, la Liberazione di Rimini da parte degli Alleati, il dopoguerra e il difficile ritorno alla normalità.

Lisi è un giovane ribelle, proletario, poco acculturato, coraggioso. D’istinto aderente al Partito Comunista. Nel corso di pochi mesi le esperienze vissute lo faranno crescere rapidamente. Nella Resistenza, sia nell’8.a Brigata Garibaldi che nei GAP riminesi, non ebbe ruoli di direzione, né politica né militare. Il suo racconto è quello di uno dei giovani del gruppo, che fra l’estate del 1943 e l’autunno del 1944, diventarono grandi, assumendosi responsabilità e decidendo di esserci. Forse troppo in fretta e che parteciparono, su indicazione di ben più importanti protagonisti delle attività della Resistenza riminese, anche ad alcune gravi vicende. Lisi ne accenna una di queste vicende, con molta ritrosia, alla fine del suo racconto.

E poi la partecipazione all’epopea dello sminamento della Romagna, dove non si sa quando finisse l’incoscienza messa in questa pericolosissima attività ed iniziasse invece il coraggio puro. Dei 2.000 sminatori impegnati nell’azione di bonifica, oltre 600 morirono dilaniati dall’esplosione di questi ordigni. A questa sua attività sono dedicate le foto che pubblichiamo.

1947 ca. Silvano Lisi in azione con il metal detector

1947 ca. Silvano Lisi in azione con il metal detector

1947 ca. La squadra di sminatori guidata da Silvano Lisi (il primo a sinistra in alto)

1947 ca. La squadra di sminatori guidata da Silvano Lisi (il primo a sinistra in alto)

1947 ca. Silvano Lisi alla fine di una giornata di lavoro in mezzo alle mine ritrovate

1947 ca. Silvano Lisi alla fine di una giornata di lavoro in mezzo alle mine ritrovate

1947 ca. La squadra di sminatori guidata da Silvano Lisi (il primo a destra in basso)

1947 ca. La squadra di sminatori guidata da Silvano Lisi (il primo a destra in basso)

25 aprile 1983. Inaugurazione della sede della Sezione del PCI alla Grotta Rossa. Da destra Silvano Lisi, Orazio Del Prete, Nando Piccari

25 aprile 1983. Inaugurazione della sede della Sezione del PCI alla Grotta Rossa. Da destra Silvano Lisi, Orazio Del Prete, Nando Piccari

Anni '90. Il gruppo di sminatori riminesi ad una cerimonia commemorativa. Silvano Lisi è al centro che regge il cartello

Anni ’90. Il gruppo di sminatori riminesi ad una cerimonia commemorativa. Silvano Lisi è al centro che regge il cartello

Infine, considero giusta la intitolazione che l’ANPI riminese, assieme ai ragazzi dello Spazio Pubblico Autogestito della Grotta Rossa, hanno voluto dedicare a Silvano Lisi del piazzale antistante al Centro alcuni giorni fa, il 21 settembre, il giorno della Liberazione di Rimini.

Paolo Zaghini

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