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Il passato di Rimini e il sindaco del futuro – Il nuovo stadio

Un nuovo Romeo Neri per la Rimini Calcio in serie B

Il nuovo stadio, la riorganizzazione delle strutture sportive, hanno tenuto acceso il dibattito a Rimini per oltre tre anni. Da una parte la città sportiva che chiedeva uno stadio degno della serie cadetta in cui allora brillantemente militavano i biancorossi. Contro, una parte della città che non voleva nessun “motore immobiliare” per la sua realizzazione. Di qui una storia amministrativa complessa che provo a raccontare, mi auguro, puntualmente.

Nel campionato 2004-05 la Rimini Calcio conquista la serie B. La società è in mano alla Cooperativa Cocif del presidente Vincenzo Bellavista che non si pone limiti per il futuro del calcio a Rimini.

Fin dai festeggiamenti, in piazza Cavour, per la promozione in serie B, si alza a gran voce la richiesta di uno stadio adeguato alla nuova categoria. Il vetusto “Romeo Neri” era giudicato inadeguato e superato in molte aspetti funzionali.

Il nuovo stadio era richiesto a gran voce dai tifosi, dai parlamentari, dai consiglieri regionali, dai consiglieri comunali. Veniva richiesto anche da chi non aveva mai messo piede in uno stadio e mai ce lo avrebbe messo. Questo era il clima di eccezionale consenso verso la squadra e soprattutto verso il presidente Bellavista che l’aveva portata la nel calcio che conta. Clima ed entusiasmo meritati.

Un coro unanime. L’amministrazione comunale, consapevole di questo clima nella città, si impegnò a trovare una soluzione, chiarendo da subito che non vi erano le condizioni per un investimento con finanziamenti pubblici per lo stadio. Le cifre stimate non erano compatibili con il piano degli investimenti del Comune di Rimini. Vi erano altre priorità. Per questa ragione si scelse la strada di un rapporto con il privato.

Nel 2005, dopo l’estate, l’amministrazione comunale pubblica un bando per raccogliere manifestazioni di interesse di imprenditori disposti a finanziare l’intervento del nuovo stadio, in cambio di un incremento della capacità edificabile delle aree nella loro proprietà o disponibilità. Questa era l’unica soluzione praticabile.

L’attuale Romeo Neri

La manifestazione di interesse prevedeva:

  1. a) nuovo impianto comunale per il gioco del calcio nel sedime dell’attuale stadio “Romeo Neri” con una capacità di 15mila posti estendibili a 20mila
  2. b) una struttura dedicata esclusivamente alle attività di atletica leggera da realizzare sull’area dell’ex scalo merci, attualmente di proprietà di RFI S.p.A., che verrà resa disponibile dall’Amministrazione Comunale;
  3. c) un campo scuola per il gioco del calcio lungo la S.S. 72 in area di proprietà comunale già destinata dagli strumenti urbanistici vigenti ad impiantistica sportiva.

Alla manifestazione di interesse partecipa un consorzio di imprese locali che è pronta a soddisfare le richieste del bando.

Dal momento della presentazione inizia un percorso amministrativo non semplice per cercare di unire l’obiettivo della riqualificazione degli impianti sportivi alla compatibilità urbanistica degli interventi previsti nel territorio.

La stessa previsione di impiantistica sportiva cambia. La pista di atletica non viene più prevista nell’area dei ferrovieri ma in zona Celle, dopo avere preso in considerazioni altre soluzioni non andate in porto per la contrarietà delle società di atletica o altri problemi di funzionalità.

Lo stadio alla fine sarebbe costato 24milioni di euro per 15mila posti. Accanto doveva sorgere anche una nuova piscina.

Una ipotesi di ristrutturazione

In cambio il consorzio chiede il via libera a 118mila mq di capacità edificatoria complessiva (compresa l’esistente) pari a 1770 alloggi per 4mila abitanti. Il valore complessivo delle opere pubbliche era stimato in 60 milioni di euro. Infatti non vi erano solo le opere previste nel bando.

Nella città si aprì un confronto, anche aspro. Non tanto sulla realizzazione dello stadio su cui tutti erano d’accordo, ma sulla cementificazione, così come è stata chiamata del territorio riminese.

L’opposizione netta di alcuni quartieri più coinvolti nell’operazione, che hanno richiesto di rivedere le aree interessate all’intervento più di una volta, la rivisitazione del progetto iniziale del nuovo stadio, allungarono i tempi in modo significativo.

In quel periodo ha circolato anche un’informazione errata. Si diceva che la Cocif, proprietaria della Rimini calcio, era disposta ad investire direttamente nel nuovo stadio. Non era così. La Cocif si rendeva disponibile ad anticipare l’investimento che successivamente il Comune di Rimini avrebbe dovuto ripagare. Si trattava di un impegno che andava coperto nel bilancio comunale. Come già detto, le risorse però non c’erano,

Nel 2007 Vincenzo Bellavista muore improvvisamente.  Subito iniziano anche le difficoltà della squadra. Tutto questo porta alla chiusura della manifestazione di interesse senza nessuna realizzazione.

Vi furono anche strascichi giudiziari di carattere amministrativo per richieste di danni da parte dei progettisti del nuovo stadio al Comune e successivamente al Consorzio che aveva presentato la manifestazione d’interesse. Le richieste di danni al comune furono respinte dal Tar.

La vicenda dello stadio insegna che programmare interventi di quella portata sull’onda dell’entusiasmo di un evento sportivo è sbagliato. Se non vi sono risorse finanziarie non si realizza e si rimanda quando vi sono le condizioni. D’altra parte ora nessuno pensa di realizzare nuovi stadi per il calcio professionistico con soldi pubblici. La linea di tendenza è quella degli stadi in proprietà delle società unite a funzioni commerciali o di ristorazione.

Questa vicenda insegna anche un’altra cosa. Sul vento dell’entusiasmo sono tutti dalla tua parte. Anzi ti sollecitano ad accelerare. Ho visto tanti politici di quel periodo andare sui giornali per chiedere a gran voce che lo stadio si realizzasse rapidamente. Politici e uomini delle istituzioni anche del centrosinistra. Alle prime difficoltà, tutti scomparsi.

Tutto questo mi ha ricordato un’altra vicenda diversa, ma simile nelle conclusioni.

E’ la realizzazione del Turquoise sulla spiaggia vicina al Delfinario.  Sull’onda del primo stabilimento balneare innovativo che veniva citato da quotidiani e riviste nazionali, erano tanti i politici di quel periodo che si facevano fotografare ed intervistare con il realizzatore del progetto e spingevano per accelerare l’iter amministrativo.

Poi arrivò un avviso di garanzia per il nostro assessore al demanio per un ipotetico abuso d’ufficio. Ebbene tutti i sostenitori del progetto come per incanto sparirono. Al proprio posto rimase la giunta, che dimostrò la correttezza degli atti amministrativi. L’inchiesta fu archiviata. Come si dice in modo elegante, sono le classiche situazioni che molti prediligono.Fare i brillanti con il portafogli di altri”.

Maurizio Melucci

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