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Il passato di Rimini e il sindaco del futuro – La nuova cartolina del mare e i project

Nell’attività di una amministrazione comunale vi sono i consuntivi realizzati, che ho cercato di raccontare nelle precedenti puntate. E in ogni amministrazione vi sono gli insuccessi, gli errori e i progetti non andati a buon fine. Anche in questo caso cercherò di descrivere ciò che è successo, dal mio punto di vista, per questa parte della storia amministrativa di Rimini. Ovviamente descriverò solo i progetti che hanno fatto discutere nella città.

I Project di Foster e Nouvel

Cambiamo la cartolina di Rimini. Era questo uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale di Rimini. Erano passati troppi anni con il nostro lungomare e la spiaggia sempre con le stesse caratteristiche.

Per la spiaggia venne approvato, come già detto, il piano dell’arenile nel 2006. L’attuazione è andata a rilento per le note vicende della Bolkestein. Per il lungomare, non essendoci finanziamenti statali ed europei come negli ultimi anni, il comune si affidò alla finanza di progetto.

L’obiettivo era quello di realizzare una riqualificazione del tratto di lungomare da piazzale Marvelli (Tripoli) a piazzale Boscovich. Due interventi distinti oggetto di due bandi (Marvelli Kennedy e Kennedy – Boscovich). La giunta nel marzo 2007 approva lo studio di fattibilità indicando le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali, economico-finanziarie dell’intervento.

Partecipano tre raggruppamenti di imprenditori. Uno con capofila la Coopsette più altri che si avvale della progettazione di Jean Nouvel.  Un secondo raggruppamento con capofila la Gecos più altri con la progettazione dello studio di Norman Foster. Il terzo gruppo con lo studio JDS Architects con lo studio di architettura di Julien De Smedt. Questa proposta progettuale riguardava il tratto Piazzale Fellini-Piazzale Boscovich. Inutile che mi soffermi sulle caratteristiche degli studi di progettazione. Stiamo parlando di architetti conosciuti in tutto il mondo.

L’idea progettuale di Julien De Smedt

 

Per le funzioni e destinazioni la giunta comunale aveva dato indicazioni puntuali. Progetti in esclusiva funzione per il turismo, carico urbanistico compatibile parcheggi interrati e nessuna destinazione ad appartamenti.

L’idea di fondo della giunta comunale era una riqualificazione di quei tratti di lungomare individuando nuove funzioni, in linea con una città turistica che vuole attrarre turisti tutto l’anno.

Non solo arredo urbano, ma veri e propri attrattori in grado di far parlare a livello internazionale. D’altra parte, esempi analoghi in Europa o nel mondo non mancano. Da Barcellona con la riqualificazione dell’area a mare alla fine della Rambla, oppure Bilbao con il museo Guggenheim, o ancora Manchester. Lasciare un segno del nostro tempo, come lo è stato nel passato. L’ultimo segno era stato il grattacielo come segno del boom economico e che aveva visto nehgli ammi ’50 una competizione sulla costa tra Cervia, Cesenatico e Rimini. Poi più nulla.

Questa l’idea di fondo dei progetti.

Numerosi furono gli incontri tecnici con i progettisti. Una commissione tecnica nominata dal Comune avrebbe dovuto valutare i progetti rispetto agli obiettivi del bando.

La presentazione dei progetti ha inizio a giugno 2008.

L’idea di Nouvel

La discussione che si aprì nella città fu importante. Una discussione che coinvolse anche il piano strategico in fase di elaborazione. Un confronto che può essere riassunto, sempre dal mio punto di vista, in questo modo.

Una parte della città tecnici, intellettuali, cittadini interessati, operatori economici, riteneva che i progetti presentati “scimmiottassero” i grattacieli di Dubai o di qualche altra città del mondo, facendo perdere le nostre radici ed identità. Sicuramente un dibattito non banale.

Nel tempo Rimini è riuscita a vivere di turismo senza che ciò ne scompaginasse l’identità locale. Un’identità che affonda nel territorio di vita – in primo luogo quel centro storico che è rimasto separato da quanto avveniva sulla battigia – dalla riappropriazione periodica dei propri ritmi vitali fuori dalla “stagione”. Le famose due città. Quella dei turisti e quella dei residenti.

E’ del tutto evidente che il processo forte di destagionalizzazione in atto già da tempo e che gli stessi project enfatizzavano, unito all’esigenza di usare tutte le potenzialità che può offrire il nostro territorio (dai beni culturali a quelli storici, a un entroterra di grande pregio) ha fatto sorgere una preoccupazione del tipo “chi siamo?” e “dove vogliamo andare?”.

Personalmente ho sempre pensato che chi ha sottolineato questi aspetti non nasconda inevitabilmente chiusure o egoismi, ma anzi rappresenti un sentire autentico.

Tuttavia ho anche sempre pensato che l’identità (peraltro difficile da individuare in maniera univoca) non vada coltivata per se stessa, ma perché senza tradizione che si vivifica ogni giorno, senza memoria che accende continui relè nel presente, la vita di una città, un po’ come succede con la vita degli uomini, perde continuità, non è più in grado di predisporsi al futuro. Insomma invecchia.

Tutti i project financing presentati tenevano conto del tratto identitario della nostra realtà e lo interpretavano in maniera diversa, ma comunque viva e dinamica, rivolta al futuro.

Il progetto di Nouvel

Da De Smedts, con l’idea di base di fare un progetto in continuità con la città. Cioè trasversale: far venire la città verso il mare e viceversa. Un desiderio di continuità longitudinale tra il centro e la spiaggia.

A Jean Nouvel, che sostiene che l’architettura deve molto alle suggestioni del cinema, dove sono protagonisti la luce e gli spazi. Il nuovo lungomare di Rimini deve essere un omaggio a Rimini e alla sua storia. Questa storia è una storia legata al Grand hotel e a Fellini.

Per finire con lo studio Foster: un polmone verde per collegare centro storico e lungomare, un molo con pontile che sposti la passeggiata oltre la spiaggia ed un futuristico albergo.

L’insieme del progetto Foster

Dopo 22 sedute, la Commissione predispone un quadro riepilogativo dal quale emerge come la proposta del Gruppo Coopsette risponda maggiormente alle finalità perseguite dal bando rispetto a quella dell’Impresa Mantovani/ Studio Altieri.

Tuttavia, la Commissione mette in rilievo alcune criticità. Anche per il progetto Coopsette che, se non recepite come prescrizioni e precisazioni nella successiva fase di adeguamento e coordinamento della proposta con le esigenze espresse nei documenti di gara, renderebbero non perseguibile la dichiarazione di pubblico interesse. Le principali criticità emerse, in parte comuni a entrambe le proposte, riguardano: la non piena compatibilità dei progetti con le pianificazioni urbanistiche regionali, provinciali e comunali; le altezze degli edifici, da rendere compatibili con le leggi in materia di Codice della Navigazione e Segnalamento Marittimo (es. cono di luminosità del faro), con la programmazione urbanistica (es. Ptcp) e con la tutela del paesaggio (Soprintendenza); il riequilibrio economico della proposta, anche attraverso un adeguamento delle funzioni alle esigenze espresse dal bando e alla durata della concessione; la riduzione del carico urbanistico e la necessità di introdurre funzioni coerenti con l’innovazione turistica (non va prevista alcuna funzione residenziale).

Meno prescrizioni per il progetto del raggruppamento capitanato dalla Gecos con il progetto di Norman Foster.

A conclusione del lavoro della commissione, l’amministrazione Ravaioli aveva deciso che il progetto di Jan Nouvell non risultava praticabile per il carico urbanistico di residenziale anche se trasformato in resort. Il progetto della Coopsette vedeva anche la contrarietà dei concessionari del “triangolone” che si erano costituiti in consorzio.

Nell’aprile del 2009 la giunta prende atto dei lavori della commissione tecnica e delle criticità messe in evidenza.

Viene convocata una conferenza di servizi preliminare per recepire in via preventiva i pareri dei vari enti in previsione di una eventuale dichiarazione di pubblica utilità e conseguente accordo di programma.

La complessità degli interventi allunga i tempi e si arriva a ridosso delle elezioni del 2011 con il cambio del sindaco (Alberto Ravaioli non può essere ricandidato).

La giunta Ravaioli decide di non precludere nessuna decisione alla nuova giunta evitando atti amministrativi vincolanti. Una scelta che ho sempre condiviso, per correttezza istituzionale e per il dibattito che si era aperto nella città.

L’amministrazione Gnassi decide di revocare i Project con delibera di giunta dell’agosto del 2013 perché in contrasto con la pianificazione prevista dal Master Plan. Gecos e Coopesette fanno ricorso al Tribunale Amministrativo per richiesta di indennizzo delle spese sostenute. I ricorsi vengono respinti.

La procedura di project non si era conclusa e nulla era dovuto ai proponenti. Una sentenza che dimostra non solo la correttezza politica e amministrativa, ma anche quella giuridica dell’amministrazione Ravaioli. Un ruolo importante è stata la consulenza di Elisabetta Mariotti, docente al Politecnico di Milano, il coordinamento del segretario generale del Comune, Laura Chiodarelli e il lavoro di Massimo Totti che ha diretto la commissione di valutazione.

Conclusione.

I projects presentati fecero il giro del mondo. Trovarono molti consensi fuori Rimini. Ricordo l’invito a presentare i project durante i lavori del XXIII congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti che si è svolta a Torino a fine giugno del 2008. Inizialmente la presentazione, ‘l’Architettura del Waterfront. Da Fellini alle archistar’, doveva avvenire in una saletta da 100 persone. Troppe le prenotazione. Si dovette spostare giorno per trovare una sala con una capienza adeguata, circa 1000 partecipanti, tanto era l’interesse.

L’idea, l’impostazione della giunta Ravaioli e da me sostenuta con grande convinzione, nella città non passarono. Si era chiesto un confronto franco e aperto. Il confronto ci fu e una riposta venne data. Questa è la democrazia, viva la democrazia.

Tuttavia rimango dell’opinione che pensare di cambiare la cartolina di Rimini solo facendo arredo urbano, togliendo traffico e parcheggi e sostituendoli con verde e piste ciclabili è un’operazione minimalistica che non produrrà valore aggiunto per Rimini. Tralascio altri aspetti di funzionalità nei mesi invernali.

Così come prendo atto di essere stato in minoranza allora sui project e in minoranza ora sulla riqualificazione in corso del lungomare. Ma qualche voce fuori dal coro credo sia sempre utile.

Maurizio Melucci

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