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Il passato di Rimini e il sindaco del futuro. Parte quarta: dal quotidiano alle strategie

Quarto appuntamento di questo racconto. Lo sottolineo. Non è una ricerca storica. ma semplicemente un percorso che vuole fare risaltare le tappe amministrative più importanti in oltre 10 anni. Nella precedente puntata non ho parlato in modo approfondita della cosiddetta, Edilizia Contrattata.

E’ una delle accuse che viene fatta all’amministrazione Ravaioli ed al sottoscritto in particolare. Di cosa si tratta? Di un rapporto con il privato dove unire le esigenze private con quelle pubbliche. Nel passato venivano chiamati anche motori immobiliari. Ma in questo caso erano riferiti più ad opere pubbliche come Fiera, Darsena o nuovo palazzo dello sport (105 Stadium). La giunta Ravaioli ha anticipato i tempi. La normativa urbanistica regionale ha poi previsto gli accordi di programma o l’ex articolo 18: accordi di pianificazione con i privati.

Lo abbiamo anticipato con le industrie Valentini. Ampliamento autorizzato prevedendo un super standard finanziario di 5milioni di euro per realizzare la viabilità. Oggi si usa questo strumento normalmente. Un accordo di programma per il residenziale, commerciale e nuova piscina comunale (non realizzata) davanti al palacongressi. Un accordo di pianificazione per l’ex area Fox dove sorgerà una piccola-media struttura di vendita di 1660 mq in cambio di parcheggi pubblici. Oppure le manifestazioni d’interesse per il Parco del Mare. In questo caso sono passati 5 anni, di trattativa con i privati a detta del comune, senza ancora giungere ad atti in consiglio comunale. Aspetto delicato trattandosi di aree pubbliche. In definitiva nulla di scandaloso o di politicamente sconveniente.

Oggi mi soffermo su delle “opere” che non hanno un impatto immediato con i cittadini. Le potrei definire “immateriali” ma ugualmente fondamentali per il benessere di una comunità. Vediamo in concreto cosa sono .

Rimini Holding

Rimini Holding S.p.A. è stata costituita in data 13 maggio 2010 dal Comune di Rimini, in attuazione della deliberazione di Consiglio Comunale n.24 del 23 febbraio 2010. Il Comune di Rimini ha conferito alla “Rimini Holding S.p.A.” le partecipazioni societarie (intere o parziali) fino ad allora detenute in 14 società, sulla base dei rispettivi valori determinati, con apposita perizia di stima, da un esperto nominato dal Presidente del Tribunale di Rimini. Conseguentemente il capitale sociale della “Rimini Holding S.p.A.” è stato aumentato dagli iniziali euro 120.000 a euro 100.000.000. Rimini Holding è stata costituita per realizzare un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie del Comune di Rimini. La holding permette per altro di avere un situazione puntuale dell’andamento delle varie società.

Romagna Acque. Dal tribunale alla Società delle Fonti

E’ stata la conclusione di un percorso che ha rischiato non solo di bloccare l’attività di Romagna Acque, ma di finire nelle aule dei tribunali. Una vera e propria guerra per l’acqua con una divisione lacerante e difficilmente sanabile, allora,  tra i territori della Romagna.

In estrema sintesi  alla fine degli anni ’80 il conflitto aveva queste caratteristiche. Rimini presumeva di poter fare da sé contando sulle falde del fiume Marecchia. Tuttavia gli altri comuni del circondario di Rimini non erano altrettanto autosufficienti ed anzi Giorgio Zanniboni il presidente di Romagna Acque che aveva realizzato la diga di Ridracoli, poteva vantare di averli salvati con la “sua” acqua dell’invaso durante la siccità che aveva colpito la zona alla fine degli anni Ottanta. Il rischio di razionare l’acqua nel pieno della stagione estiva era concreto, con tutto quello che avrebbe comportato anche per l’immagine sui mercati turistici.

Da parte sua il Comune di Rimini e la sua azienda municipalizzata Amir ritenevano che Ridracoli non potesse essere la fonte principale per Rimini, ma solo una integrazione nei periodi di maggiore necessità. In sostanza Rimini non voleva pagare l’acqua del Ridracoli più cara di quella delle falde se non nei momenti di necessità. Zanniboni andò avanti, forte del sostegno degli altri comuni romagnoli, ad iniziare da Forlì, nel suo piano di investimenti. Il Comune di Rimini impugnò davanti al Tar il bilancio del 1994.

Alla fine del 1999 il Comune di Rimini con il nuovo sindaco Alberto Ravaioli si trova in questa situazione a dir poco pesante. Nell’anno 2000 il Comune di Rimini e Romagna Acque trovano un accordo per la quantità di utilizzo dell’acqua del Ridracoli. Fu l’inizio di un percorso che portò poi alla costituzione della Società delle Fonti con il conferimento dei pozzi del Marecchia a Romagna Acque. Impensabile solo qualche anno prima.

Ora Romagna Acque è una delle aziende, interamente con capitale pubblico, che detiene la proprietà di molteplici fonti: di falda, dalla diga, dal potabilizzatore di Ravenna e dal Canale Emiliano Romagnolo. Da anni il presidente di Romagna Acque è un riminese, Tonino Bernabè.  Senza quegli accordi non sarebbe stato possibile neanche realizzare importanti investimenti sul territorio riminese per il Psbo. Un sindaco proveniente da Forlì, Ravaioli, ha saputo trovare il “collante” per unire tutti gli interessi della popolazione romagnola. Una grande opera.

Hera

Nata nel 2002 dall’aggregazione di 11 aziende municipalizzate emiliano-romagnole, prima esperienza nazionale di questo tipo, nel tempo Hera ha intrapreso un cammino di crescita costante ed equilibrata, incorporando nel Gruppo altre società attive negli stessi ambiti. Hera, quotata in Borsa dal 2003, è oggi tra le maggiori multiutility nazionali, operativa principalmente nei settori ambiente (gestione rifiuti), idrico (acquedotto, fognature e depurazione) ed energia (distribuzione e vendita di energia elettrica, gas e servizi energia).

Passare dalle municipalizzate ad un’azienda di queste dimensioni non è stato semplice. Particolarmente per Rimini. Consapevoli della necessità di accorpare le aziende locali e strutturarsi, la Municipalizzata dell’acqua (Amir) e Sgr (gas) avevano intrapreso un percorso per giungere ad una nuova società fornitrice di Acqua e Gas. Era già pronto lo statuto, il logo, la campagna di promozione, quando arriva la possibilità di realizzare Hera. Non solo acqua e gas, ma anche servizi ambientali.

Ricordo un incontro con i sindaci riminesi per decidere se aderire oppure no ad Hera. A parte Ravaioli, il sottoscritto, ed il presidente di Amia Ermanno Vichi, tutti erano contrari. Alla fine di una lunga discussione, gli argomenti a favore hanno prevalso. Fu dato il via libera ad Hera. La società con Sgr fu sciolta e solo successivamente Sgr decise di comprare una quota di azioni di Hera. Fin dalla sua nascita Hera ha garantito l’autosufficienza nello smaltimento rifiuti. Nel passato più di una volta si erano dovuti trasportare i rifiuti fuori regione, con i relativi ed elevati costi.

Anthea

Con la nascita di Hera anche i servizi di manutenzione del verde e delle strade vengono gestite dalla nuova azienda. Dopo un inizio di sperimentazione ci si rende conto che le dimensioni di Hera non permettono quella duttilità e velocità negli interventi di manutenzione del verde e delle strade. Troppo erano le proteste che arrivavano dai quartieri e dai cittadini.

Per questa ragione si decide di costituire Anthea. Nasce nel 2008 con l’acquisizione da parte dei comuni di Rimini, Santarcangelo, Bellaria Igea Marina, di rami di azienda di Hera nell’ambito di strade, segnaletica, verde pubblico, lotta antiparassitaria, gestione fabbricato ed altro. E’ una società in house, finanziata con i bilanci comunali.

Piano Strategico

Nel 2005 il Comune di Rimini organizza un convegno sulla pianificazione strategica. Dopo l’esperienza del Piano Regolatore, si avvertiva la necessità di trovare un’altra soluzione di programmazione incentrata non solo sull’uso del suolo. “Assumono infatti particolare importanza il capitale umano, la coesione sociale, la solidarietà, l’identità, l’atteggiamento della comunità locale, il sentimento di fiducia nel futuro della città e nei rapporti interpersonali e nelle relazioni tra cittadini e istituzioni”.  Così la presentazione del piano strategico. Non solo. L’obiettivo della pianificazione strategica era anche quella di dare un periodo di tempo oltre ai soliti mandati amministrativi di 5 anni, per costruire il futuro di una comunità. Un periodo temporale di medio-lungo periodo. In tanti pensavano fosse il solito convegno elettorale a poche settimane dalle elezioni amministrative del 2006.

Non fu così. Il sindaco Ravaioli era profondamente convito di questa nuova modalità di pensare il futuro. Nel 2007 prende avvio il Piano strategico. E’ costituito da un Comitato Promotore formato da Comune di Rimini, Provincia di Rimini, Camera di Commercio, Fondazione Cassa di Risparmio. Negli anni si sono aggiunti Regione Emilia Romagna e Università. Ogni ente versava una quota di partecipazione per realizzare il piano. Poi l’Associazione forum Rimini Venture. Hanno partecipato 69 associazioni. Il vero motore del piano strategico. Tanti gruppi di lavoro, incontri con gli esperti del settore, discussioni e alla fine una sintesi. Un lavoro immane.

Talvolta si è discusso in modo animato. Ricordo la proposta di spostare l’autostrada e realizzarla in galleria a monte di Covignano. Era stata appena progettata e finanziata la terza corsia. L’argomento fu accantonato dopo una discussione non semplice.

Tra l’autunno del 2009 e i primi mesi del 2010, viene avviata la discussione in Consiglio Comunale sui contenuti elaborati dai Gruppi di Lavoro del Forum. Alla fine di questo confronto il documento finale del Piano Strategico viene approvato dal consiglio comunale nella seduta del 13 maggio 2010 all’unanimità. Durante la seduta ha preso la parola il Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi. Un avvenimento storico.

La comunità riminese, tutta, trova un’unità di intenti su dove portare Rimini nel futuro. Questo risultato si è reso possibile grazie a Maurizio Ermeti, presidente del Forum, il dirigente comunale Piero Leoni, direttore del piano strategico Felicia Bottino, che ha seguito con passione tutto il lavoro. Ricordo il prezioso lavoro di Maria Stella Lodovichetti, che ci ha lasciato qualche mese fa. Da parte mia una soddisfazione per una scommessa vinta con tutta la nostra comunità.

Dall’insediamento di Andrea Gnassi il piano strategico cambia caratteristiche. Più concentrato sulle opere da realizzare, meno impegnato nell’aggiornamento e discussione nei forum con le associazioni di fatto depotenziate. Ma questa è un’altra storia.

Il Comune

Tutte le delibere approvate per realizzare le opere del mio racconto, sono il risultato anche in questo caso di un lavoro immane reso possibile dalla struttura del Comune di Rimini. Molto spesso si parla di inefficienza della pubblica amministrazione, di tempi lunghi, di burocrazia. Tutto vero in generale. Tuttavia la mia esperienza di dieci anni in Comune mi hanno dato un punto di vista diverso.

Ho conosciuto una struttura che ha seguito le decisioni politiche e amministrative, si è impegnata. Molte volte anche consigliando e facendo cambiare opinione. Ho operato in via prioritaria all’ufficio tecnico. L’ho definito il motore del Comune. Chi ha avuto la pazienza di leggere tutto ciò che ho scritto si renderà conto del lavoro svolto. Un ufficio tecnico efficiente, competente che ha operato prima con Ermete Dalprato, un dirigente di livello nazionale per competenza e correttezza. E i suoi collaboratori, Massimo Totti, Alberto Fattori, Giancarlo Ferri, Remo Valdisserri, Chiara Dalpiaz.

Il “motore” del Comune, tuttavia non sarebbe andato lontano senza le altre componenti.

La segreteria generale nella figura di Laura Chiodarelli, direttore generale del Comune per un periodo. Altra figura fondamentale per competenza e correttezza istituzionale per quegli anni.

La ragioneria, che ci terrorizzava ad ogni bilancio sulla mancanza di soldi, ma alla fine i conti tornavano ed erano in ordine. Il settore che seguiva le aziende partecipate con Federico Placucci, che ha seguito tutti i passaggi che ho descritto. Non ho avuto modo di conoscere altri settori come le politiche sociali, la cultura o la scuola. Un bel team che ha dato risultati.

Il segreto? La capacità del sindaco Ravaioli di lavorare in squadra, di responsabilizzare i tecnici, di ascoltarli e soprattutto di osservare un profondo rispetto per le loro competenze. Non ho mai sentito, da parte del sindaco o da assessori, una discussione con toni fuori della correttezza istituzionale. Parliamo di capitale umano. Questo vale per tutte le aziende compresa la pubblica amministrazione. Ho sempre sostenuto, con i miei collaboratori, che è sempre possibile trovare una soluzione per risolvere un problema. Così è stato. Quantomeno ci abbiamo provato.

Alberto Ravaioli conclude il mandato nel 2011. Lascia un Comune in ordine, con i conti a posto. Anzi con un vero e proprio “tesoretto” che il sindaco Gnassi si è trovato tra le mani. Il patto di stabilità del 2009 blocca 40 milioni di euro di investimenti. Nel 2013 vengono sbloccati e  l’amministrazione Gnassi può utilizzare queste risorse per gli investimenti.

(Continua con la prossima puntata)

Maurizio Melucci

 

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