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Il passato di Rimini e il sindaco del futuro. Parte quinta: “Le piccole opere”

Inizialmente non avevo intenzione di descrivere questa parte. Ma vedendo i cartelli appesi ai pali della luce a cura del Comunedi Rimini  con “fila dritto”, “fila a destra”, “fila in bici” e altri che non ricordo mi è venuto spontaneo raccontare alcune opere che dal mio punto di vista sono “minori” ma che assumono oggi i caratteri di opere strategiche.

Ricordo, in primo luogo a me stesso che fino al 2011 a Rimini vi erano sei quartieri eletti dai cittadini. Decentramento istituzionale e partecipazione democratica. Tutte le iniziative dovevano essere discusse con il territorio, con i quartieri. Talvolta discussioni non semplici. Ma un confronto sempre utile.

Una legge nazionale ha abolito i quartieri per i comuni fino 250mila abitanti. Al posto dei quartieri, contrariamente ad altre città, nel comune di Rimini non vi è nulla. Oggi i rapporti con i cittadini avvengono con comunicati stampa e qualche occasionale iniziativa pubblica. Ma vediamo cosa sono queste “piccole opere”.

La rotatoria del Castello

Le rotatorie

Nel 1999 le rotatorie funzionanti erano tre. La rotatoria del Grand Hotel, dell’Ospedale e appena realizzata su via dei Mille. Altre erano solo in progettazione. D’altra parte le rotatorie in Italia sono arrivate in ritardo rispetto ad altri paesi. Poi alcuni comuni le hanno utilizzate per pensionare gli incroci con i semafori. Il comune più noto ad avere fatto questo è stato Cattolica, con il compianto sindaco Gianfranco Micucci. L’ultimo semaforo a Cattolica è stato spento nel 2000 con tanto di funerale celebrato dall’immaginifico primo cittadino della Regina. A Rimini nel 2000 inizia invece appena il lavoro di sostituire gli incroci, in molti casi molto pericolosi, con le rotatorie.

La prima realizzata è stata quella del Castel Sismondo. Poi a seguire le altre. Tante. Non sono in grado di dire il numero di quelle realizzate. Ricordo una scelta non semplice. L’assetto della nuova viabilità tra la via Flaminia e il centro commerciale delle Befane. Vi erano due scuole di pensiero. Un incrocio a piani sfalsati (tipo incrocio Marecchiese – Circonvallazione) oppure una grande rotatoria. Abbiamo scelta questa opzione. In tanti ci dicevano che non avrebbe retto. Per fortuna ha retto non bene, ma benissimo. Tuttavia le rotatorie sono entrate nella cultura della viabilità e mobilità urbana. La progettazione delle nuove strade realizzate in quegli anni prevedevano solo rotatorie. Rotatorie di tutte le misure. Alcune al limite delle norme del codice della strada. Ricordo anche il lavoro fatto dall’ufficio mobilità dell’architetto Sandro Luccardi per:

  • il controllo elettronico degli accessi alla ztl del centro storico (Rimini fra le prime 3/4 città italiane) nel 2005;
  • Il sistema informativo parcheggi che in tempo reale indicava la disponibilità di posti liberi in avvicinamento alla città e all’ingresso dei parcheggi. Purtroppo quest’ultimo disattivato da diversi anni.
Il sottopasso di via Lagomaggio

Il sottopasso di via Lagomaggio

I sottopassi al mare

Nel 1999 la giunta Ravaioli eredita un accordo con le Ferrovie per l’eliminazione di tutti i passaggi a livello. A Rimini sono tre. Via Rimembranze, Via Lagomaggio e via Pascoli. Tre passaggi a livello strategici per il collegamento tra la parte monte e mare di Rimini. Tutti tre i passaggi livelli erano carrabili in entrambi sensi di marcia.

Si è cercato di rinviare la chiusura per anni. Il tempo era terminato. Non è stato semplice. Sostituire tre passaggi livelli carrabili con tre sottopassi di cui uno soltanto poteva essere carrabile in un solo senso di marcia. Il sottopasso prevede infatti rampe che dovevano essere realizzate compatibilmente con gli edifici presenti. Abbiamo iniziato con via Rimembranze, una corsia in direzione mare carrabile. Poi il passaggio a livello di via Lagomaggio, solo ciclo pedonale. E’ stato realizzato il nuovo sottopasso di via Poerio, unica direzione da mare verso monte. Solo dopo l’apertura del nuovo sottopasso di via Poerio si è chiuso il passaggio livello di via Pascoli, che diventa solo ciclo pedonale. Facile da raccontare, più difficile da realizzare. Con la chiusura dei passaggi a livello è aumentata la qualità urbana. Non vi è dubbio. Ma purtroppo sono state chiuse attività commerciali per la modifica dei flussi di traffico. Ne ha risentito la viabilità in generale, nella permeabilità tra le due città divise dalla ferrovia. Tante discussioni, tanti incontri con i cittadini per trovare la soluzione migliore. I sottopassi erano già progettati per il Trc, ed ora sono state anche realizzate le stazioni nelle tre vie.

L’inaugurazione della circonvallazione di Corpolò

Circonvallazione di Corpolò

La giunta Ravaioli è stata anche particolarmente impegnata nella realizzazione di nuova viabilità. La tangenziale Nord, gli accessi alla nuova Fiera, il prolungamento di via Roma. Tra la nuova viabilità particolare importanza assume la nuova circonvallazione di Corpolò. Si potrebbe sostenere che forse era più urgente quella di Santa Giustina sulla via Emilia. Vero. Ma allora vi erano discussioni in corso su come collegare la Fiera al casello Rimini Nord, si discuteva della nuova statale in complanare all’autostrada. Tutte soluzioni che avrebbero risolto, o quanto meno affrontato, anche il problema di Santa Giustina. Poi purtroppo, come spesso succede in Italia, i tempi diventano biblici ed ancora non è successo nulla. Anche per questa ragione si è realizzata la circonvallazione di Corpolò. Discussioni con i cittadini sul dove fare partire la nuova viabilità e come realizzarla. I lavori si sono conclusi nei tempi stabiliti. Un intervento che rientra a pieno titolo sul progetto più ampio della riqualificazione della Marecchiese.

Il prolungamento di via Roma verso Riccione

Via Roma

Nel 1999 dopo poche settimane dall’insediamento della giunta Ravaioli venne inaugurato il tratto di prosecuzione di Via Roma da via Settembrini fino alla rotatoria di Rivazzurra, via Giuseppe Melucci. Non sono parente, se non forse nella notte dei tempi, con il Melucci della via. In realtà si tratta di Melucci detto il “Turco” per il fatto di essere stato, per un breve periodo della sua vita, in Turchia per svolgere l’attività di falegname da cui deriva il famoso “Ghetto Turco”. L’intitolazione della via fu una promessa del sindaco Ceccaroni ai famigliari. Dopo quel tratto si trattava di concludere l’opera ed arrivare a Riccione. Era da finanziare e c’erano da attivare le procedure di esproprio.

Finalmente a luglio del 2010 viene aperto il collegamento con Riccione. In alcuni tratti la nuova viabilità non è completata come da progetto, per i ricorsi amministrativi fatti da alcuni proprietari di aree interessate alla nuova viabilità. La giunta Gnassi completerà il progetto negli anni successivi. Anche questa opera viaria, prevista nel Piano Regolatore del 1966, è stato oggetto di un confronto non semplice con i quartieri interessati. Vi era chi sosteneva che si trattava di un’opera viaria non più necessaria in vista della nuova statale in complanare all’autostrada e il conseguente declassamento della via Flaminia. Come vediamo la complanare è lontana dall’essere realizzata mentre la conclusione dell’asse viario intermedio è fondamentale per ridurre la viabilità delle auto nella zona turistica.

La circolazione a “stanze”

Nei quartieri e rioni della città Rimini la viabilità interna era caratterizzata, da strade a doppio senso, permesso di sosta normalmente su entrambi i lati della strada ed utilizzo di scorciatoie interne per superare punti critici della viabilità principale. Tutto questo portava ad incroci molto pericolosi, nessuna protezione per la mobilità lenta, sosta che in alcune situazioni impediva l’accesso dei mezzi di soccorso come quelli dei pompieri.

Nel 1999 si iniziò a parlare all’ufficio tecnico di messa in sicurezza di queste parti del territorio. Una riorganizzazione vera e proprio della sosta (solo da un lato normalmente), l’uso dei sensi unici per evitare gli incroci pericolosi, l’impossibilità di utilizzare la viabilità di quartiere o di rione per attraversare parti di città. La circolazione a stanze. L’inizio di questa attività fu burrascosa. Cittadini infuriati perchè dovevano fare un giro più lungo per tornare a casa, oppure per uscire dalla propria abitazione. Automobilisti che si lamentavano che era troppo complicato destreggiarsi nella nuova viabilità. Normalmente in queste assemblee, sempre molto partecipate, si alzava un cittadino che rivolgendosi all’assessore presente, normalmente il sottoscritto,  che con tono garbato diceva: “assessore la faccia a casa sua”. La risposta era pronta: “Già fatta”. Infatti una delle prime circolazioni a stanze fu fatta proprio dove abitavo. All’inizio i miei vicini di casa mi guardavano male quando uscivo di casa, poi con il tempo tutti si sono resi conto che la qualità della vita era nettamente migliorata. Ora nessuno si sognerebbe di ritornare al passato. Il risultato complessivo fu una riduzione importante degli incidenti stradali, dei feriti e dei morti.

Campo nomadi di via Portogallo

Appena insediata la giunta Ravioli uno degli obiettivi da realizzare fu quello della chiusura del campo nomadi – abusivo – di Via Portogallo. Un obiettivo non semplice per la complessità e delicatezza dell’argomento. La strategia messa utilizzata dall’amministrazione comunale fu articolata. Un contributo, gestito dalla Caritas, per le famiglie nomadi che volevano trasferirsi definitivamente fuori Rimini. Soluzioni abitative per chi accettava questa soluzione e individuazione di micro aree, nel territorio del comune di Rimini per le famiglie nomadi che non accettavano nessuna delle altre due soluzioni. Inutile dire che quest’ultimo aspetto fu quello più difficile da far approvare. I quartieri della città interessati alle micro aree erano contrari. Assemblee con la popolazione di complicata gestione. L’amministrazione andò avanti con il progetto ed alla fine il campo nomadi di via Portogallo fu chiuso definitivamente.

 

Accordo di programma per il ristoro dei danni per la realizzazione dell’elettrodotto di San Martino in Riparotta.

Il Comune di Rimini approvò il tracciato di un elettrodotto per rifornire la nuova Fiera di Rimini Nord di energia elettrica. Un elettrodotto da 300 Kv con un forte impatto ambientale. Per un errore tecnico il tracciato fu approvato su una carta catastale non aggiornata, provocando un impatto notevole nella zona. Case di recente costruzione si sono trovate con il traliccio dell’alta tensione a pochi metri. Elettrodotto che ha attraversato aziende agricole ed altre attività manifatturiere provocando limitazioni, sanitarie, nell’operatività. Per questa ragione il Comune di Rimini ha attivato una procedura di accordo di programma per la tutela della salute e per il ristoro/risarcimento dei danni causati dalla costruzione della linea ad alta tensione. L’accordo fu chiuso nel 2011 dopo un inter amministrativo particolarmente innovativo.

Continua domenica prossima

Maurizio Melucci

 

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