Scommetto che da qualche giorno guardate piccioni e gabbiani con altri occhi. Sono fastidiosi, invadenti e zozzoni, d’accordo, ma hanno almeno un pregio: non sono pavoni. Come mostra l’emergenza in corso a Punta Marina, questi volatili che, presi singolarmente, sono così suggestivi e fanno pensare che Dio li abbia creati in un momento di infatuazione per lo stile Liberty, oltre un certo numero perdono ogni fascino ed elevano a potenza, quanto a volume e intensità, i classici inconvenienti legati agli uccelli: rumore, molestie e cacche.
E si capisce, visto che sono grossi come tacchini, e che gli esemplari maschi, coda inclusa, possono raggiungere i due metri. Quando il pavone si posa su un tetto, produce un tonfo; quando apre il becco, produce strilli penetranti; quando si libera gli intestini, produce un monticello. Per di più, ha un pessimo carattere e, vista la mole, non ha soggezione di cani e gatti, e sta perdendola anche verso gli esseri umani.
Moltiplicate questi grattacapi per cento o centoventi, e potrete farvi un quadro della situazione a Punta Marina, teatro delle scorribande di un’orda di pavoni a caccia di femmine (è la stagione degli amori) e di altri pavoni da mettere kappaò. Ed è soprattutto questa necessità a provocare scompiglio. Se il pavone si limitasse, come da vocabolario, a pavoneggiarsi, ossia a sfilare esibendo uno spettacolare outfit degno di una drag queen, tutti sarebbero contenti, anche perché ricorderebbe ai sessisti alla Vannacci che, per obbedire alla natura, sarebbero i maschi a dover attirare le femmine indossando mise vistose, colori shock e accessori sovrabbondanti, non il contrario.
Il problema è che per il pavone l’esibizionismo è solo un hobby. In questo periodo, l’occupazione principale del sontuoso pennuto, bello ma decisamente stupido, è prendersela con qualunque cosa possa ricordargli un rivale, compreso il proprio riflesso in vetrine, specchi e fiancate di automobili. Insomma, il pavone è una specie di maranza ornitologico, e considerato che non si tratta di un uccello autoctono, ma di un immigrato originario dell’India, ci aspettiamo che il governo Meloni emani presto un ennesimo decreto sicurezza che consenta di arrestare questi stranieri arroganti e facinorosi e, se non di rimpatriarli, almeno di parcheggiarli in Albania.
C’è una buona notizia, anche se farà inorridire gli animalisti: pare che, a differenza del piccione urbano e del gabbiano, il pavone abbia carni un po’ secche ma molto gustose, simili a quelle del fagiano. Apprezzato dai Romani, fino al Rinascimento l’arrosto di pavone era una ghiottoneria per ricconi, e non di rado veniva portato in tavola rivestito dalle piume da cui era stato spennato.
I ristoranti di Punta Marina potrebbero approfittare dell’invasione pavonesca per proporre ai turisti dei ravioli al pavone, o del pavone scaloppato, e regalare le piume della coda come souvenir. Considerato l’aumento dei prezzi della carne, potrebbero non essere i ristoratori a pensarci per primi. Oltretutto, il pavone è facile da cacciare: per catturarlo basta uno specchio.
Lia Celi