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Il PCI di Coriano e quella politica che non c’è più


12 Giugno 2022 / Alberto Malfitano

Paolo Zaghini: “Il Partito Comunista a Coriano 1921-1991” – La Piazza.

Il centenario del Partito comunista italiano, nel 2021, è stato per gli studiosi l’occasione per ripercorrere il tragitto di un grande soggetto politico che ha segnato la vita italiana del Novecento. Ne sono un esempio le iniziative che a livello nazionale e anche regionale, a partire dall’Emilia-Romagna, sono state stimolate dall’anniversario per una ricostruzione di quel percorso, così importante per la nostra società, e per una riflessione che ha riportato in luce un modo di intendere e vivere la politica che è difficile riscontrare oggi, in tempi di partiti ‘liquidi’ e poco radicati sul campo.

Tra le caratteristiche principali dei partiti della cosiddetta “prima repubblica” che sono state ricordate, vi era indubbiamente la loro capacità di mobilitare le persone, il capillare radicamento sul territorio, la forza organizzativa e la sagacia nel selezionare una classe dirigente preparata.

A testimoniare quanto queste peculiarità fossero presenti anche in aree circoscritte contribuisce il caso di studio affrontato, con grande capacità di sintesi nonostante l’enorme mole di dati utilizzata, da Paolo Zaghini, “Il Partito comunista a Coriano 1921-1991”, pubblicato da La Piazza editore.

Quella di Zaghini è un’analisi che ricostruisce le vicende del partito, e con esso del paese, dimostrando innanzi tutto la natura della politica del XX secolo: passione, capacità di mettersi al servizio della propria comunità e, certamente, lotta dura, aspra, con avversari politici divisi da orientamenti ideologici contrapposti, ma tra i quali non mancava il reciproco rispetto. Era un mondo che oggi, in tempi di partiti “leggeri”, comunicazione politica affidata ai nuovi strumenti digitali, fruizione usa e getta del messaggio, appare ancora più lontano e marziano di quanto gli anni che ci separano da quel passato suggerirebbero.

Il libro prende le mosse dagli anni più bui della storia recente italiana, quelli tra le due guerre, connotati dalla dittatura fascista, quando le rivendicazioni dei lavoratori sopravvissuti alla carneficina della Grande guerra furono sopraffatte dalla reazione fascista. Le amministrazioni “rosse” che sorsero in gran parte dell’Italia e dell’Emilia-Romagna in particolare, nacquero anche a Coriano, dove la forza del Psi portò alla conquista elettorale del Comune, ma contemporaneamente la debolezza strutturale del partito, diviso tra riformisti e massimalisti, portò a una paralisi che facilitò il fascismo.

In quel contesto drammatico dei primi anni Venti nacque il Pci, come una costola del socialismo che guardava all’esempio sovietico e alla necessità di trovare nuove formule più in grado di adeguarsi alla lotta politica post bellica. La vittoria mussoliniana costrinse gli oppositori, anche a Coriano, a una lunga stagione di silenzio e oppressione, che avrebbe potuto schiantare un giovane partito appena nato. Così non fu, dal momento che nel dopoguerra, con il ritorno della libertà, il Pci amministrò Coriano ininterrottamente per tutti i decenni successivi.

Con una dovizia di dati che testimonia la perfetta conoscenza della realtà locale, l’autore dà conto di quella lunga storia, che permise al paese di riprendersi dal trauma probabilmente peggiore della sua esistenza, la distruzione pressochè totale avvenuta nel 1944, quando si trovò al centro dei combattimenti tra forze tedesche e britanniche, che cercavano di scardinare la resistenza germanica per aprirsi la strada verso la Pianura padana. Fu una ferita lacerante, non dissimile a quelle che vediamo infliggere oggi in altre parti d’Europa, che è rimasta incisa sul territorio e nella memoria dei cittadini, e che ha rappresentato la prima sfida per gli amministratori della nuova Coriano finalmente libera dal nazifascismo.

E tuttavia portare il paese e il suo vasto territorio fuori dallo stato di prostrazione del dopoguerra e progressivamente dotarlo di moderni servizi non fu l’unico, per quanto enorme, problema da affrontare. L’insorgere della guerra fredda e le durissime contrapposizioni politico-ideologiche nate con i governi a guida democristiana causarono notevoli difficoltà alla vita dell’amministrazione municipale in età repubblicana: a Coriano, come poi avvenne a Rimini con Walter Ceccaroni, il Comune fu colpito dall’ostilità prefettizia nei confronti del sindaco, in questo caso il primo del dopoguerra, Carlo Zaghini, che fu costretto a lasciare la propria carica nel 1954.

Il volume ripercorre con dovizia di documenti e attenzione questa e altre vicende e il quadro complessivo che se ne ricava è quello di un territorio dove non solo la partecipazione popolare alla politica fu ampia e diffusa, ma anche la lotta politica e le contrapposizioni sociali, per esempio nelle campagne, tra lavoratori e proprietari, furono aspre. Non mancarono mai, però, le iniziative per governare lo sviluppo del territorio e reagire al tumultuoso sviluppo dell’economia turistica della vicina costa, un modello economico che attirava i giovani e che rischiava di spopolare l’entroterra, tanto è vero che Coriano perse in quegli anni un gran numero di abitanti.

Fu allora merito della politica riuscire ad agganciare il paese ai flussi produttivi più dinamici e far sì che la transizione da una economia prettamente agricola, come era quella dei primi decenni post bellici, a una caratterizzata da nuovi insediamenti artigianali e industriali consentisse a Coriano di sfuggire a un destino di marginalità e progressiva decadenza, come invece è accaduto a tante altre piccole comunità lungo la Penisola.

La lunga fase del sindaco Renato Muccioli testimonia in primo luogo quanto nella provincia italiana fosse naturale per la popolazione trovare in concittadini pronti a spendersi per la propria comunità un punto di riferimento che li rappresentasse anche per molti anni, creando un solido rapporto di fiducia tra amministratori e cittadinanza; e, d’altro canto, la stagione relativamente più breve di chi lo sostituì, Sergio Pierini, seguita da quella di Giovanni Girolomini, possono essere lette a simbolo della capacità del Pci di trovare di volta in volta la personalità più adatta a guidare il paese, rinnovandosi sulla base di un consenso che si mantenne sostanzialmente stabile nel corso dei decenni e che l’alleanza con il Psi, a inizio anni Novanta, cercò di rinnovare.

Schiacciati come siamo in un eterno presente, con ogni informazione sempre a portata di telefonino o social, tendiamo a ritenere che lo studio della propria storia sia un’attività tutto sommato trascurabile. Invece ricerche come lo studio attento di Paolo Zaghini, arricchito da immagini e documenti che restituiscono il sapore di un’epoca, dimostrano l’utilità della ricostruzione storica per capire dove affondano le radici di una comunità, in questo caso politica, ma che rimanda alla vita dell’intera Coriano. Attraverso questa lettura è facile rendersi conto di quanto fosse differente il modo di fare politica di solo pochi decenni fa. Senza idealizzare quei tempi, sono ricerche come questa a permettere di comprenderne meglio i meccanismi e confrontarli con il presente, alla ricerca della formula più adeguata per rappresentare nel miglior modo possibile una comunità, le sue necessità, la sua richiesta di un progetto per il futuro.

Alberto Malfitano
docente di Storia contemporanea all’Universita di Bologna, polo di Ravenna