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Il ritorno alla normalità dopo il lockdown passa dal marciapiede

Centonove, di cui più della metà nell’ultimo mese: sono le multe ai clienti di prostitute elevate dalla polizia locale da gennaio a oggi. L’ultimo mese non è solo quello in cui i «ghisa» riminesi hanno ricominciato a perseguire la prostituzione di strada, ma anche quello in cui si sono allentate le misure anti-Covid, e i clienti hanno potuto rimettersi in auto per cercare sesso a pagamento senza una borsa della spesa sul sedile posteriore, tanto per poter dire ai poliziotti che stavano andando a consegnare viveri a un parente invalido.

Comunque la pensiate sull’argomento, è un segno di ritorno alla normalità, e se qualcuno sperava che il «ne usciremo migliori» significasse che grazie al lockdown gli uomini avrebbero riscoperto le gioie della monogamia e sarebbero diventati tutti casti, puri e fedeli si sbagliava di grosso.

Al massimo il confinamento e la presenza ravvicinata di mogli e compagne gli hanno fatto accantonare l’amante fissa – le amanti fisse, lo dice la parola stessa, sono fisse, magari brontolano ma sanno aspettare – oppure li ha spinti a compensare con lo smart-sex o PornHub. Ma appena è scattata la fase 2 sono tornati alle vecchie abitudini. Che, al di là dei moralismi, andrebbero praticate con nuove norme: il coronavirus ha reso il sesso sicuro una faccenda molto più complicata.

Non basta più il condom per proteggere la salute della sex-worker e del cliente, ci vogliono anche qui mascherina e distanziamento. E se la prima, giocata bene nel contesto giusto, può essere stuzzicante, il secondo rischia di rendere il rapporto mercenario un rebus per solutori e solutrici più che abili.

A risolverlo ci hanno pensato le pragmatiche ed efficienti prostitute svizzere, che nelle scorse settimane hanno presentato e sottoscritto un decalogo per la marchetta anti-Covid. Non solo contiene indicazioni sull’igienizzazione più appropriata di lenzuola e sex-toys e sull’aerazione delle stanze per 15 minuti fra un cliente e l’altro, ma suggerisce anche le posizioni erotiche meno rischiose, che, senza sconfinare in dettagli tecnici, sono tutte quelle che tengono lontani i visi dei due partner.

Rifletteteci un attimo, e vi renderete conto che, almeno in questo campo, da un male può nascere un bene. Va detto che il cliente medio, già prima della pandemia, preferiva le posizioni che non prevedono il vis-à-vis; ma a pensarci bene anche le virtuose coppie “gratuite”, più o meno consolidate, potrebbero prendere due piccioni con una fava (senza doppi sensi): il Covid-sutra elvetico consente di spezzare la monotonia nell’alcova e di sperimentare varianti più pepate, con l’incentivo – e/o il pretesto – di tutelarsi reciprocamente dal coronavirus.

Ma se proprio non volete rischiare – e qui potrei anch’io essere accusata di adescamento – potete concedervi in modo assolutamente antisettico e sanitizzato la compagnia di dodici fra le più affascinanti e irresistibili escort di tutti i tempi, regalandovi il mio ultimo libro, Quella sporca donnina. Dodici seduttrici che hanno cambiato il mondo (Utetlibri). Personalità indomabili che sono passate attraverso guerre, crisi economiche e, sì, anche pandemie, riuscendo a non farsi sfruttare o manipolare, nemmeno dagli uomini che amavano: in un periodo come quello che stiamo vivendo possono insegnarci qualcosa di utile. E non è il Kamasutra.

Lia Celi

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