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I(l) sondaggi(o), partita ex questura riapre a sorpresa, candidature tutte in alto mare

I sondaggi e il sondaggio

Alla fine i risultati (parziali) di uno dei due sondaggi fatti nelle settimane scorse è uscito. I sondaggi sono stati due, come riferiscono coloro che hanno ricevute le telefonate, a distanza di 10 giorni le une dalle altre, con domande in parte simili in parte diverse. Il secondo sondaggio non è uscito. Evidentemente chi lo ha commissionato lo usa come strumento di lavoro. Sul sondaggio uscito, mi hanno colpito tre aspetti. Due di metodo ed uno politico.

Il sondaggio è stato realizzato dalla società Quorum di Giuseppe Diamanti. Un istituto di ricerca tra i più affermati a livello nazionale. Spiace che autorevoli esponenti del Pd l’abbiano bollato come “farlocco” o “domestico” (non si capisce se fatto in casa oppure addomesticato). Spiace non per la società Quorum, la cui reputazione non viene certo intaccata da questi attacchi provinciali. Spiace per chi fa queste critiche. Chi conosce, anche vagamente, il mondo dei sondaggi, scoprirà che nessun istituto di ricerca si sogna di manomettere dei dati per far piacere al committente. E tanto meno ci “mette la faccia” nel commentarli se non li ritiene tecnicamente ineccepibili. I sondaggi, come tutte le fotografie, prima o poi si confrontano con la realtà.

Il secondo aspetto, sempre di metodo, è stata la ricerca di chi aveva commissionato il sondaggio, invece di valutare la serietà dell’istituto di ricerca e soprattutto i dati emersi. Chi ha pagato il sondaggio è un dettaglio. L’ultima considerazione è appunto di merito. Il centrodestra è in vantaggio. Il centro sinistra è indietro di 6 punti. I 5 Stelle sono al 9%.  In politica non è sempre detto che funzioni l’aritmetica, tuttavia una riflessione va fatta. Ma non credo succederà.

L’ex questura riapre

Si pensava che la vendita dell’ex questura fosse chiusa. Il gruppo Conad si era aggiudicata l’asta per quattro milioni. Invece, colpo di scena. Un altro gruppo ha deciso di fare un rilancio di 900mila euro ad asta già chiusa. La legge fallimentare concede la possibilità al curatore fallimentare di annullare l’asta e di indirne una nuova con il prezzo base minimo quello della nuova offerta, 4,9 milioni di euro. Ai 4,9 milioni vanno aggiunti altri 1,8 milioni di euro nel caso che il comune di Rimini conceda l’autorizzazione edilizia per un supermercato di 1500 mq. Sinceramente tanto interesse per un’area, priva di pianificazione urbanistica, lascia quantomeno perplessi. E’ vero che esiste un master plan approvato dalla giunta comunale, ma tecnicamente non ha nessun valore urbanistico. Il gruppo che si aggiudicherà l’area dovrà discutere con la nuova amministrazione come rientrare dall’investimento. Il Comune di Rimini, invece, dovrà dimostrare, oltre ad ogni ragionevole dubbio, l’interesse pubblico della nuova pianificazione urbanistica dell’area. Non sarà semplice far tornare i conti per tutti.

 

Candidature in alto mare

Anche nel passato per la scelta dei candidati a sindaco non è stato semplice. Il centrosinistra ci deve fare i conti ogni 10 anni (il sindaco uscente viene ricandidato), mentre per il centrodestra succede ogni 5 anni. Questa volta entrambi gli schieramenti debbono trovare un nuovo candidato. Siamo a giugno, ad ottobre si vota, nel mezzo c’è il mese di agosto, ed ancora nulla è deciso. Anzi, dal mio punto di vista, ogni giorno che passa la situazione si complica per entrambi gli schieramenti.

Centrosinistra

Le 72 ore chieste da Paolo Calvano, segretario regionale del PD, sono diventate 720. Purtroppo a quanto pare non sono servite a nulla. Il candidato sui cui vi era ampia convergenza, l’avvocato Moreno Maresi, dichiara pubblicamente, dopo 720 ore, che non accetta la candidatura. Erano settimane che girava la voce. Complicato per il segretario Calvano fare una telefonata di verifica con l’avvocato Maresi? Evidentemente sì. Come complicato, a quanto pare, era per l’avvocato Maresi chiarire qualche settimana fa che non avrebbe mai accettato la candidatura.

Quindi lo stato dell’arte è questo. Il terzo candidato chiesto dal presidente della regione Stefano Bonaccini, non si trova ancora. Come il gioco dell’oca, si ritorna ai due candidati del Pd, Emma Petitti e Jamil Sadegholvaad. A questo punto, per evitare una “esplosione” del Pd, mi pare che l’unica soluzione siano le primarie. Farle nel mese di luglio (il 10 ad esempio) è molto azzardato per una città come Rimini. Obiezione che condivido. Ma penso anche che dobbiamo scegliere il “male minore”. In questo caso continuare un dibattito senza una soluzione, vera e credibile, e svolgere le primarie il “male minore” sono proprio le primarie.

Centrodestra

Parte avanti nei sondaggi, ma ancora non ha trovato il candidato. Anche qui si punta ad un civico e anche qui non è semplice. Alcuni hanno già detto di no nelle settimane scorse. Rimangono in campo le candidature di Bonfiglio Mariotti, imprenditore di successo, ma che chiede unità della coalizione e carta bianca su programma e squadra. Poi c’è tra le nuove entrate l’ipotesi Gianni Indino, presidente Confcommercio e del Centro Agro Alimentare. Entrambe le candidature troverebbero la netta contrarietà di Lucio Paesani, che continua la sua campagna elettorale. Difficile che il centrodestra trovi una soluzione unitaria per tutta la coalizione e liste civiche di sostegno. Quello che è certo che attendono cosa succede nel Pd e nel centrosinistra. Tuttavia il tempo è tiranno anche per loro.

Maurizio Melucci

 

 

 

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