Home > Cultura e Spettacoli > IL SORRISO DI CRISTINA

Non amo molto le commemorazioni e sono certo che nemmeno lei le amasse particolarmente. E’ difficile dire oggi a chi non l’ha conosciuta, chi fosse Cristina, o meglio “la Cristina”, come si dice da noi. Ma soprattutto è difficile spiegare perché, a distanza di tanti anni, è rimasta nel cuore di molti.

Per me è stata soprattutto il mio Sindaco. Che non vuole dire la persona per cui ho lavorato, ma la compagna di un viaggio con cui abbiamo raggiunto tanti obiettivi.

Alla fine degli anni ‘80 essere Sindaco di Santarcangelo di R., non era uno scherzo. Il paese era una microcosmo che si stava trasformando in città, ma i rapporti fra cittadino ed istituzioni era ancora improntato ad una ruvida spontaneità, priva di barriere formali. Il cittadino che notava una lampadina spenta chiamava il Sindaco a qualsiasi ora del giorno. E non era raro che qualche soggetto squilibrato entrasse in Municipio armato di bastone o di altri oggetti contundenti per farsi giustizia da solo.

Allo stesso modo, quel medesimo microcosmo aveva partorito una serie infinita di poeti, intellettuali, pittori che non ha avuto eguali nel nostro territorio. Si trattava dunque di gestire il cambiamento senza perdere la propria anima. Cristina arrivò proprio in questo momento di transizione.

Esile, eppure tosta, schiva senza essere distante, armata di un sorriso e della immancabile sigaretta, ha preso possesso della Amministrazione, avendo la fortuna di inserirsi in una Giunta composta di persone capaci che avevano sinceramente il desiderio di porsi al servizio della città. Per una rara alchimia si creò in quegli anni una sorta di “famiglia” che ricomprendeva al suo interno lavoratori e amministratori. Ciascuno metteva il suo contributo sentendosi una parte del tutto.

Cristina riusciva a tenere testa ad un mondo politico fondamentalmente maschile, senza sforzo apparente. In tanti ricordiamo quel tema di bambina che dove descrivere la città. Iniziava così: “Il mio sindaco è una ragazza in bicicletta”.

Non era una persona facile, Cristina , e, come si dice da queste parti, “amava poca acqua nel vino”. Credo che nel periodo in cui è stata Sindaco, Cristina abbia incarnato una sorta di anima comune santarcangiolese: burbera, ma allo stesso tempo accogliente; che non si lascia fregare dalle parole false, ma è aperta alle novità sincere, capace di apprezzare il buon bere e di godere della buona tavola, colta senza essere stucchevole. Io penso che la gente l’abbia capito e che nel tempo sia diventata il Sindaco di tutta a città, al di là degli schieramentI ideologici.

Poi il fato ha voluto prendersela in una profumata notte di luglio. Mi ricordo la gente attonita, sgomenta. In molti avremmo voluto sentire ancora echeggiare la sua risata aperta nelle stanze del Palazzo comunale.

Stefano Pellizzola

 

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Era il 9 luglio 1996 quando Maria Cristina Garattoni moriva prematuramente a soli 43 anni. Sindaco di Santarcangelo dal 1988 al 1995, è ricordata con stima e affetto dai tanti che l’hanno conosciuta personalmente o nel corso della sua attività politica e amministrativa. Nella sala consiliare del Municipio a lei intitolata – martedì 26 luglio alle ore 20,30 – il Consiglio comunale la ricorderà a pochi giorni dal ventesimo anniversario della sua scomparsa: un momento di raccoglimento al quale il sindaco, la Giunta e i consiglieri comunali invitano tutta la cittadinanza a partecipare. Sarà Nando Piccari a parlare in ricordo di Cristina.

Cristina Garattoni era nata a San Justo, in Argentina, il primo novembre del 1952. Dopo una breve esperienza come insegnante nella scuola elementare di Stradone, diventa responsabile dei Servizi Scolastici del Comune di Santarcangelo, incarico che lascia nel 1984 per svolgere l’attività di cronista del quotidiano l’Unità. Nel 1985 è eletta nel Consiglio comunale di Santarcangelo e diventa assessore alla Cultura e al Personale finché, il 21 novembre 1988, viene eletta sindaco della città. Fino al 1994, in qualità di Sindaco, assume anche la Presidenza del Consorzio Festival Internazionale del Teatro in Piazza. Nel gennaio ’96 è nominata Presidente del Consiglio Provinciale di Rimini. Iscritta al PCI dal ’78, dal 1979 riveste vari incarichi politici: segretaria della Sezione Gramsci, membro del Comitato e della Segreteria Comunale, dove rimane fino alla “svolta”; aderisce quindi al PDS entrando a far parte dell’Unione Comunale e del Comitato Federale del partito.

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