Home > Cultura e Spettacoli > Cinema > Il Titta di Amarcord: “Riminesi non mi avete invitato per Fellini, ma ora aiutatemi in Bosnia”

Il Titta di Amarcord: “Riminesi non mi avete invitato per Fellini, ma ora aiutatemi in Bosnia”

“Salve Riminesi sono Bruno Zanin forse più conosciuto da voi come il Titta di Amarcord”: è il post pubblicato su Facebook da Bruno Zanin e contiene una richiesta di aiuto: “Ho una richiesta da fare a voi sperando di fare breccia in qualche cuore”.

Zanin, oggi 68enne, è l’attore che interpretò Titta Benzi in Amarcord. Fellini lo scelse per la parte quando aveva 22 anni. Non aveva mai recitato prima ed era capitato a Cinecittà per caso. Alle spalle, un’adolescenza drammatica, con abusi subiti in un collegio religioso dell’astigiano, dove la famiglia si era trasferita dalla provincia di Venezia. Lasciato il collegio, Zanin sperimenta anche il carcere minorile e subito dopo l’ospedale psichiatrico per un tentativo di suicidio.

L’incontro con Fellini gli cambia letteralmente la vita. Amarcord vince l’Oscar nel 1975, “lo stesso giorno del mio compleanno”, racconta Zanin in un’intervista: “L’aver interpretato il ragazzotto riminese che sparisce tra le enormi tette della tabaccaia, fu come vincere la lotteria con un biglietto trovato per caso per terra, un razzo che mi ha scaraventato nel firmamento del cinema italiano”.

Bruno Zanin

Da allora interpreta una ventina di film anche con registi importanti, come Giuliano Montaldo (“L’Agnese va a morire”, “Marco Polo”), Franco Brusati (“Il buon soldato”), Marco Tullio Giordana (“Notti e nebbie”), Lina Werthmuller (“Francesca e Nunziata”). La sua ultima apparizione è del 2016 in “Cronaca di una passione” di Fabrizio Cattani. Nel frattempo diventa amico del vero Titta, l’avvocato Luigi Benzi, di cui conserva un ricordo affettuoso.

Ma Zanin non fa solo l’attore. Diventa corrispondente di guerra in Bosnia peenenter Radio Vaticana e dal 1992 per tre anni pubblica diversi reportage sul conflitto balcanico. Resta legato a quella terra e dal quel rapporto nasce il suo appello ai riminesi.

“Mi servirebbe una vecchia automobile – scrive Zanin – usata naturalmente ma in buon stato, ma anche un furgone, un pulmino, un mezzo che non vi serve e volete sbarazzarvene, oppure che costi poco, meglio ancora se me lo regalate perchè invece di stare qui a casa a grattarmi le palle e mugugnare che non mi hanno invitato al Centenario di Fellini lì da voi a Rimini, vorrei andare a dare una mano a una associazione onlus che offre soccorso ai rifugiati ed immigrati rimasti bloccati in Bosnia a Velika Kladusa. Quei poveri disgraziati vivono in condizioni disumane in tendopoli e bivacchi di fortuna, serve a loro un po’ di aiuto. Io oltre che il francese, inglese, spagnolo parlo e capisco anche il serbo croato e potrei rendermi utile. Potete contattarmi in privato. Potete condividere nella vostra pagina che magari qualche vostro amico ha quanto sto cercando. Grazie
https://www.nonamekitchen.org/en/
http://www.vita.it/it/story/2018/07/25/velika-kladusa-lultima-frontiera-della-rotta-balcanica/245/“. 

Sempre su Facebook, in un post precedente, Zanin aveva espresso tutto il suo disappunto per non essere stato invitato a a Rimini per le celebrazioni del centenario di Federico Fellini. A questo racconta, l’accordo con il Comune di Rimini non sarebbe stato raggiunto “a causa di certe mezze verità e un paio di stronzate che ho raccontato su altri giornali parlando a braccetto senza sapere che sarebbero state pubblicate”.

Scroll Up