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Cassazione: l’albergatore che non versa al Comune l’imposta di soggiorno commette reato di peculato

La Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32058/2018, mette un punto fermo all’annosa questione dei riversamenti dell’imposta di soggiorno.

Nel merito la Suprema Corte, ha rigettato in parte il dispositivo di impugnazione da parte di un “albergatore”, il quale aveva omesso di riversare l’imposta di soggiorno al Comune di Torino.

L’Albergatore già condannato in primo grado alla pena di reclusione di anni 2 oltre alle sanzioni accessorie di legge, veniva condannato anche al risarcimento dei danni nei confronti del Comune di Torino, per non aver riversato nei primi tre trimestri del 2015 imposta di soggiorno per 15.000,00 €. Proponeva ricorso alla Corte d’Appello di Torino, la quale il 27 Maggio 2017, la quale confermava la sentenza di primo grado.

Contro la decisione dei primi due gradi di giudizio, presentava ulteriore ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte ha respinto, parte dell istanze dell’albergatore, confermando il reato di “delitto di peculato”.

Il reato di delitto di peculato, sancito dall’art. 314 del codice penale “è quel delitto a consumazione istantanea dove il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio si appropria di una somma di danaro o di altra cosa mobile altrui, avendone la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio il possesso.”

Incassare l’imposta di soggiorno per nome e per conto del Comune, attribuisce alla struttura alberghiere e di conseguenza al suo legale rappresentante, la qualità di “incaricato di pubblico servizio” che, anche in assenza d’incarico da parte della pubblica amministrazione a condizione che proceda effettivamente e materialmente alla riscossione dell’imposta di soggiorno.

Per tanto i titolari e/o i legali rappresentanti delle strutture alberghiere e/o ricettizie diventano “incaricati di pubblico servizio e agenti contabili”, nei confronti del Comune già dal momento dell’incasso dell’imposta di soggiorno.

Questa sentenza pone fine alle diatribe giurisprudenziali sul tema, e quindi i comuni, compreso quello di Rimini, possono e devono procedere senza indugio a denunciare tutti quegli albergatori,  che sino ad oggi hanno omesso il riversamento dell’imposta di soggiorno nei tempi e nei modi previsti dalle norme, evitando così una perdita di gettito importante, perché spesso tali strutture, oltre a non pagare le imposte locali come la TA.RI., che ricade sui cittadini l’anno successivo,sono condotte da soggetti cosiddetti “mordi e fuggi”, cioè persone che prendono in gestione gli hotel per il periodo estivo e poi chiudono spesso anche la posizione IVA, risultando nullatenenti e  lasciandosi dietro una scia di imposte, stipendi ai dipendenti e saldo fatture ai fornitori, non pagate.

Anche attraverso questa sentenza passa la riqualificazione del turismo o meglio dell’imprenditoria turistica.

Per testo completo della sentenza cliccare qui

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