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IN VALCONCA C’E’ UNA RIVOLUZIONE

Per dare sviluppo ad una comunità occorre andare oltre alla gestione dell’ordinario e delle emergenze: il territorio, i servizi, la burocrazia. Occorre dedicare una parte importante dell’attenzione di Sindaco e di amministratori alla strategia, alla pianificazione, al pensiero lungo, alla definizione di un progetto di sviluppo. In Valconca, con la “rivoluzione istituzionale” in atto, si lavora su questa parte più strategica del nostro compito.

Il crono-programma è stato scritto su un foglietto di block notes a conclusione di un incontro fra Sindaci nell’estate del 2014: Gennaio 2016 Fusione Montescudo Monte Colombo; Gennaio 2017 Fusione Saludecio Mondaino Montegridolfo; Gennaio 2018 Fusione Morciano San Clemente Gemmano e (chissà!?) Montefiore Conca. Con esse l’avvio di una nuova Unione a tre (o forse chissà, con la variabile Montefiore, a quattro). E’ esattamente quello che si stà avverando. Montescudo-Monte Colombo è già un comune unico, Saludecio Mondaino Montegridolfo terranno il Referendum il prossimo ottobre 2016, per essere comune unico da gennaio 2017, e Morciano San Clemente e Gemmano hanno avviato lo studio di fattibilità, il cui eventuale esito positivo porterà i tre comuni a referendum e quindi a fusione dal primo gennaio 2018.

Questo è un percorso tutt’altro che burocratico e verticistico e dovrà portare alla elaborazione di un “Piano Strategico di Vallata” con la finalità di elaborare un documento programmatico che disegni le tappe di sviluppo del territorio per i prossimi anni, realizzato attraverso un metodo e un processo – la pianificazione strategica – finalizzati ad aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale, in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni ed i progetti per realizzarlo.

Sarà molto importante la partecipazione delle comunità, intesa come singoli cittadini e come società civile organizzata, per associazioni e per categorie. L’obiettivo dovrà essere la condivisione, il dialogo e la ricerca di soluzioni tramite la continua interazione fra gli attori delle comunità, favorendo e facilitando la creazione di pratiche partecipative strutturate – seminari, tavoli di lavoro, progetti – nella gestione del territorio. La dimensione partecipativa non è soltanto funzionale ad una domanda di democrazia e di trasparenza, ma anche a rafforzare l’aggregazione fra gli attori e con essa la coesione fra le varie istanze.

I nostri comuni non sono considerabili semplicemente luoghi fisici delimitati da confini, peraltro ormai insignificanti, ma come comunità collettiva complessa, ricca di saperi e competenze diffusi: le istituzioni pubbliche, le organizzazioni private, le associazioni, fino ai singoli cittadini. Promuovendo la partecipazione attiva di tutta la comunità, il processo di pianificazione strategica potrà attivare questa intelligenza diffusa, quale elemento fondamentale nella riflessione sul futuro della nostra comunità. Questo percorso agevolerebbe anche la comprensione dei cittadini sulla necessità del riordino istituzionale. Questa è la sfida che ci farà fare un balzo verso il futuro. Sono certo del successo della Rivoluzione Valconchina.
Riziero Santi

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