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Italia Nostra boccia la variante Rue di Riccione: “Speculazioni edilizie in prima linea”

Italia Nostra esprime “il proprio totale dissenso rispetto alle nuove speculazioni edilizie previste sulla prima linea di costa a Riccione”.

In un comunicato firmato da Sonia Fabbrocino, Presidente Italia Nostra Rimini, e Marina FoschiVice presidente regionale, l’associazione parla di “allarme” e “massimo sconcerto per la possibilità prevista dalla Variante al RUE di saturare le residue aree libere affacciate sulla spiaggia, addirittura con i premi di volume che la recente normativa regionale affida ai progetti di riqualificazione delle aree degradate, dichiarando di voler porre fine all’ulteriore consumo di suolo”.

“Si va compiendo in questo modo – prosegue la nota – una saturazione urbana che contrasta tanto con l’interesse paesaggistico, quanto con la tutela idrogeologica messa particolarmente in crisi dagli attuali eccessi climatici. Rendere impermeabili le ultime aree libere costiere accresce con evidenza questi fenomeni aumentando il deflusso al mare. Questa associazione ritiene già in sé improprio il premio di volume per incentivare la rigenerazione di un’area: negativo per la sicurezza sismica e la dotazione di servizi, inadeguato per la riqualificazione architettonica e paesaggistica, immotivato per il surplus di volumi costruiti e invenduti”.

“Riccione si è qualificata nel tempo e riproposta in questi giorni per un turismo di affezione, legato alla cultura del mare e ai valori di condivisione e storia che l’Adriatico rappresenta. Il recupero simbolico del Lancione Saviolina rappresenta la volontà di sostenere il rapporto fra scuola e turismo, fra pubblico e privato nel segno del rispetto per l’ambiente. Al contrario, sottrarre alla linea di costa le poche aree verdi residuali (seppur private) non qualifica affatto il turismo costiero che, anzi, dovrebbe puntare su questa particolare identità della “Perla verde”, con alberghi di storica fama che andrebbero tutelati ed ampie pertinenze libere in gran parte alberate”.

“Se questo è vero nell’area centrale di Riccione, dove l’Ente pubblico dovrebbe favorire il restauro di qualità e una gestione compatibili con realtà come il Grand Hotel ed il Savioli, è imprescindibile nell’area del Marano al confine settentrionale del comune. Già tutelata dal piano Paesistico regionale e dal Ministero, per le Colonie di pregio, quest’area rappresenta una vera grande opportunità per un nuovo turismo sostenibile, ecologico e naturalistico, a patto che ne vengano conservati e valorizzati i caratteri storici, architettonici ed ambientali”.

“Da anni Italia Nostra insiste per una rigenerazione consapevole delle colonie dismesse, di un arenile che presenta ancora le dune con la vegetazione spontanea, sempre più erose e abbandonate ad occupazioni improprie; nonché di una linea di costa che, vista dal mare, presenta in questo tratto il solo spiraglio di grande respiro nei 50 chilometri ormai totalmente cementificati fra il monte San Bartolo nelle Marche e le pinete di Ravenna. Anche per le imprese l’uscita dalla crisi, riteniamo, possa essere nella riconversione specializzata nel restauro e nel recupero del patrimonio, anziché in nuove e deleterie colate di cemento! In questo campo l’innovazione tecnologica e la professionalità che è nella tradizione dei riccionesi potrebbe esprimere importanti valori in un vero grande piano di riqualificazione, rinaturalizzando l’area periferica di Riccione”.

“La riqualificazione e la rigenerazione urbana – obiettivi che sono stati dichiarati anche dall’Amministrazione – si possono fare nel rispetto del Paesaggio naturale esistente. Prioritario sarebbe agire sull’edificazioni esistenti. Poi, rinaturalizzare l’area periferica, meno artificiosa, paesaggisticamente e turisticamente più interessante, valorizzando i lotti liberi, rendendoli aree protette verdi”.

“Le aree periferiche di Riccione rappresentano, infatti, un patrimonio di altissimo valore naturalistico-ambientale e architettonico. L’attuazione di una riqualificazione più idonea è rivolta alla conservazione e alla salvaguardia della costa, per natura e biodiversità come parte integrante dello sviluppo turistico, economico e sociale del paesaggio costiero. Inoltre ripristinando le edificazioni esistenti delle ex Colonie si creerebbe una zona protetta, sviluppando un modello di turismo a misura di luogo, oltre che a misura d’uomo, capace di restituire alla varietà della nostra costa un valore paesaggistico”.

“Ormai ben sappiamo che lo sviluppo economico va di pari passo con lo sviluppo sostenibile e la rinaturalizzazione delle aree degradate. Nei protocolli internazionali lo sviluppo sostenibile è quello che deve lasciare alle future generazioni un mondo non peggiore di quello che abbiamo trovato”.

E Italia Nostra conclude citando uno dei suoi fondatori, Antonio Cederna, che nel 1967 scrivendo “Coste d’Italia”diceva: “L’irreparabile degradazione delle coste, operata in questi ultimi vent’anni, è certamente l’aspetto più vistoso dell’immaturità che la società italiana ha mostrato nei riguardi di quello che fu il Bel Paese, del disprezzo che essa ha mostrato per le sorti del territorio nazionale”.

 

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