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Jova Beach Party, alla Colonia Bolognese spunta una piccola discarica

A quasi una settimana dal grande evento, il Jova Beach Party continua a far discutere. E la chiave è sempre la stessa. L’impatto ambientale sulla spiaggia del mega raduno itinerante sull’arenile di mezza Italia.

Diversi utenti su Facebook hanno segnalato la presenza di materiali accatastati di vario tipo e di scarto – quindi rifiuti – nella zona antistante la Colonia Bolognese, a pochi passi da quella che fu la naturale scenografia del concerto di mercoledì 10 luglio. Sul noto social network, le lamentele sono arrivate con tanto di corredo fotografico, testimonianza ineccepibile.

Va specificato che anche lo stesso Jovanotti – cui non è possibile addossare colpe specifiche – aveva più volte annunciato che al termine della festa la spiaggia sarebbe stata restituita – con il lavoro di volontari e maestranze assunte da Trident, società organizzatrice del maxi evento – più pulita di prima. Difficile pensarlo, tuttavia, al netto delle foto segnalate, che ritraggono  cumuli di materiale di vario tipo, dalle scatole di cartone ai blocchi di cemento impiegati come zavorra per i palchi allestiti una decina di giorni fa davanti, al legname.

Intanto pare che la stessa società organizzatrice stia provvedendo su sollecitazione dei privati che operano nei dintorni alla rimozione dei rifiuti.

Secondo l’agenzia Dire, inoltre, il Jova Beach Party previsto a Vasto sarebbe altamente a rischio, a scapito dei possessori dei 40.000 biglietti già venduti, a causa dell’alt del prefetto, che ha annunciato: “Io e i miei figli siamo fan di Jovanotti ma a tutt’oggi è impossibile realizzare il concerto sulla spiaggia di Vasto”. Le ragioni sarebbero da ricercare nella sicurezzae, quindi nell’impossibilità di garantire l’incolumità dei fan. Quarantamila quelli che hanno già comprato il biglietto”. Il Prefetto fa riferimento al documento presentato a marzo dagli organizzatori, bocciato dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e mai modificato. Difficile che possa cambiare qualcosa in un mese ma anche che con lo stop centrino le posizioni degli ambientalisti, molto attivi anche in Abruzzo.

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