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La guerra grande assente, salvaguardare la pace senza condizioni

La sera di domenica 25 settembre 2022 mentre tutti gli italiani aspettano l’esito delle elezioni politiche, una signora ucraina residente a Rimini dove lavora regolarmente, riceve ben altra notizia: il figlio è stato ucciso in battaglia. È ormai notte. Le connazionali che condividono con lei l’appartamento le danno conforto e l’aiutano affinché possa tornare al più presto in Ucraina. Prima in treno fino a Bologna e di qui, con un piccolo pullman, al suo lontano paese. La madre affronta lunghe ore di dolore in assoluta solitudine. Il figlio, coniugato, aveva figli a sua volta.

Già, la guerra. La grande assente della campagna elettorale, non solo nel riminese ma a livello nazionale. Eppure il nostro Paese ha dato ospitalità a 60.000 profughi ucraini, vittime della feroce aggressione dell’esercito russo. Ventimila di questi sventurati sono giunti anche in Emilia Romagna e oltre tremila sono stati accolti nella nostra provincia.

Doloroso memento di un devastante conflitto che sta destabilizzando l’Europa e il mondo intero e per il quale sembra che, tra le voci influenti, solo il Pontefice inviti a praticare la strada del dialogo e delle trattative. Gli altri potenti della terra, primo fra tutti Vladimir Putin, esibiscono irresponsabilmente la superiorità dei rispettivi arsenali. Sembrano sottovalutare che l’escalation militare portata alle estreme conseguenze può condurre solo all’olocausto nucleare.

Come paracadutati da un altro pianeta, i politici italiani che si sono esibiti nella contesa elettorale hanno agitato soprattutto lo spauracchio del gelido inverno e di un ulteriore rincaro delle bollette per noi occidentali.
Anche il segretario del PD, Enrico Letta, non pare consapevole della gravità del momento. Dopo i rovinosi risultati delle politiche, ha ribadito che “l’appoggio incondizionato all’Ucraina è un principio per noi non negoziabile”, sottolineando che questo stesso principio ha costituito la ragione ultima della mancata alleanza con il Movimento di Giuseppe Conte. Per inciso, va detto a questo punto che, per come è stata concepita la legge elettorale dallo stesso PD, l’aggregazione di tutto il fronte democratico era l’unica possibilità per evitare la penosa sconfitta a vantaggio dell’estrema destra.

Tornando alla politica estera, se è vero che nessuno mette in discussione l’appoggio al popolo ucraino, l’aggettivo “incondizionato” risulta inquietante. Neppure il presidente Biden e l’Unione Europea si spingono fino a tanto, consapevoli dei rischi che si potrebbero correre aiutando senza condizioni gli ucraini. Nei mesi scorsi infatti opposero un deciso rifiuto alle ripetute richieste di Zelenski di attivare la “No fly zone” sui cieli dell’Ucraina.

Ora ci pare necessario e utile al dibattito post-elettorale all’interno del fronte democratico, sollevare il tema dei principi e dei valori, come giustamente auspicato anche sulle pagine di Chiamamicittà.it. Crediamo che uno dei principi non negoziabili di un partito che affonda le radici nella storia della sinistra italiana, e internazionale, sia la salvaguardia del bene supremo della pace, come sancisce la Costituzione italiana e come auspica la Carta dei diritti delle Nazioni Unite. Pace da perseguire, questa sì, senza condizioni.

Negli ultimi vent’anni, a partire dal proditorio attacco terroristico alle Torri gemelle, tale orizzonte è stato smarrito. Sulla scena mondiale si sono registrate più volte reazioni scomposte da parte dei principali attori, con una serie di sanguinose e deleterie guerre. In questo modo si è offuscato il ruolo che deve giocare l’ONU nelle controversie internazionali, come sollecitato dai popoli della terra subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nell’attuale delicata fase, i Governi e i popoli d’Europa devono giocare un ruolo di primo piano, consapevoli che i due conflitti mondiali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia umana sono germinati proprio nel loro seno. Gli attori in campo devono procedere con senno e lungimiranza tenendo presente anche la necessità di tutelare il Pianeta dagli sconvolgimenti climatici che il fuoco della guerra sicuramente aggrava. Se la struttura attuale dell’ONU – imprescindibile organismo per la tutela della pace – non è più adeguata ai tempi, si lavori tenacemente e alacremente per rinnovarla. Ogni altra scorciatoia produrrebbe, come sta producendo, danni irreparabili.

Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni

(nell’immagine in apertura: 29 settembre, soccorritori sul luogo di un attacco missilistico notturno russo a Dnipro che ha causato quattro vittime, due adulti, un bambino di 8 anni e una bambina di 9)

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