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La “Madonna Diotallevi” di Raffaello è tornata a Rimini

Non solo Urbino, sua città natale e Roma, anche Rimini celebra il genio di Raffaello Sanzio a 500 anni dalla sua morte. E’ tornata in città dopo 178 anni la “Madonna Diotallevi”, opera giovanile del pittore urbinate, esposta in pianta stabile ai Musei Statali di Berlino ma ora in prestito a quello riminese fino al prossimo 10 gennaio nell’ambito di una piccola mostra ospitata al primo piano che vede la tela del pittore marchigiano affiancata da due opere di Giovanni e Giuliano da Rimini, entrambi esponenti della Scuola locale del 1300.

E vale la pena di ricapitolare la storia recente del quadro di Raffaello che prima dell’approdo in terra tedesca era, come spesso accadeva, di proprietà di una moltitudine di collezionisti, in ultimo il riminese Audiface Diotallevi, marchese e gonfaloniere della città.

Per lungo tempo era stata considerata un’opera del Perugino, esposta a Palazzo Diotallevi, che per decenni, nel corso del 1800 ha custodito la collezione familiare di quadri dal valore artistico inestimabile. C’era anche la “Madonna” con il bambino e il San Giovannino, iconografia ricorrente della pittura quattrocentesca e cinquecentesca. Era il 1842 e sulle spiagge di Rimini cominciavano a comparire i primi bagni, l’Ostenda D’Italia muoveva i primi passi per prepararsi a scalare l’Olimpo della località balneari di Italia e non solo. Non in senso popolare, al meno per molti decenni, ma aristocratico, tanto che a transitare per Rimini in quegli anni erano non pochi esponenti dell’alta cultura internazionale.

Fu così che in città soggiornò anche Gustav Friederich Waagen, critico d’arte tedesco di rilievo tale da potersi permettere di commissionare l’acquisto di opere al direttore generale del Museo di Berlino Ignaz Von Olfers. E così fa con la “Madonna Diotallevi” esposta nella collezione della famiglia del marchese Audiface, che fu anche socio fondatore della cassa di Risparmio di Rimini. La “Madonna” di Raffaello partì così alla volta di Berlino per 145 talleri Luigini.

A Palazzo Diotallevi, nel centro di Rimini, l’opera era attribuita a Perugino. Ma Waagen con occhio vigile smentì la tradizione attribuendola al pittore urbinate. Non a caso il professor Giulio Zavatta che ha curato il progetto di trasferimento in prestito dell’opera spiega che “Raffaello da giovane riprendeva molti elementi dello stile del Perugino, in particolare negli anni precedenti al suo trasferimento a Firenze“.

Per il sindaco Andrea Gnassi “questa Madonna è il volto di una pietas, di un affetto e di comprensione reciproca capace di un gesto di affetto nell’anno straordinario del covid. Un simbolo di protezione”. Il primo cittadino ha lanciato un appello alla Diocesi di Rimini “per procedere con l’allestimento del Museo diffuso del 1300 riminese ” e annunciato che “con l’apertura del Part e il progetto del Museo diffuso si procederà lentamente a riorganizzare gli allestimenti museali della città, i percorsi e gli itinerari“.

La mostra che ospita la Madonna Diotallevi di Raffaello, dopo l’inaugurazione prevista nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre resterà aperta fino al prossimo 10 gennaio e sarà accessibile a gruppi di 14 persone accompagnati da una guida ogni mezz’ora. L’esposizione sarà aperta al pubblico solo su prenotazione dalle 9.30 alle 13 e dalle 16 alle 19 da martedì a venerdì, e dalle 10 alle 19 nelle giornate di sabato, domenica e festivi, mentre il lunedì resterà chiusa salvo festivi.

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