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La moneta fiscale di Grillo? Esisteva già nel Terzo Reich

La recente proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle di introdurre una moneta parallela “fiscale” in realtà non è altro che la riedizione di quelli che furono i ME. FO Bond circolanti sotto il Terzo Reich ed emessi da una fantomatica Metallurgische Forschungsgesellschaft m.b.H (“Società per la ricerca in campo metallurgico”, da cui poi l’acronimo ME.FO.), di proprietà statale.

Se guardiamo a quell’esperienza depurandola, evidentemente, dal giudizio storico sulla dittatura nazista, possiamo affermare che questi certificati fiscali funzionarono perfettamente. Furono, infatti, l’architrave della rinascita economica e militare dei tedeschi.

Non dimentichiamo che la Germania, per l’ottusità delle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, all’inizio degli anni ’30 era un Paese in ginocchio: l’iperinflazione, lo stratosferico indebitamento causato dai debiti di guerra, i vincoli imposti dal Trattato di Versailles impedivano allo Stato di stampare nuova moneta spingendo sempre di più nel baratro la popolazione tedesca.

In questo quadro compare sulla scena il ministro del Tesoro nazista Hjalmar Schacht. Curioso personaggio, questo Schacht. Innanzitutto era di origine ebraica, qualità che non lo aiutava di certo agli occhi di Hitler. Però aveva un pregio innegabile: era geniale. Agli esordi della sua carriera sconfisse, da governatore della Reichsbank, nei primi anni 20 l’iper-inflazione e riuscì persino a far raggiungere il pareggio di bilancio allo stato tedesco.

Poi, nei primi anni ’30, si inventò un modo molto spartano per incrementare il commercio estero: riuscì a trasformare le importazioni di materie prime in importazioni in commesse per l’industria tedesca. Come fece?

Semplicissimo: i fornitori venivano pagati con moneta che poteva essere utilizzata solo per comprare merci fatte in Germania. Una sorta di baratto: tu mi dài la lastra di ferro che io ti pago con soldi che puoi usare solo per comprare l’automobile che ho prodotto con quella lastra di ferro.

Geniale lo era certamente. Ma era anche un convinto sostenitore del Partito Nazista. Alla fine della guerra fu uno dei pochi a scampare alla condanna a Norimberga: se la cavò raccontando che era semplicemente un tecnico al servizio del Governo. Morì serenamente nel suo letto nel 1970 alla veneranda età di 93 anni (longevi, questi gerarchi nazisti).

Ebbene, il ministro Schacht si inventò i cosiddetti ME. FO. Bond. Erano, di fatto, delle cambiali garantite dallo Stato e incassabili dopo cinque anni dalla loro emissione. Il funzionamento era, all’incirca questo: le industrie ricevevano commesse dal Governo per produrre beni, ma il corrispettivo veniva fatturato a questa società ME.FO. Quest’ultima pagava dando in cambio, di fatto, delle cambiali. A loro volta gli industriali pagavano i fornitori con queste cambiali che, in ogni momento, potevano essere convertite in Reichsmark.

Ben presto questi titoli cominciarono a circolare autonomamente, sostituendo negli scambi, soprattutto fra imprenditori, il denaro contante quale mezzo di pagamento. Lo sviluppo fu impressionante. Questi strumenti, unitamente alle altre misure di politica economica intraprese, fecero uscire nel giro di due anni la Germania dalla crisi, facendo impallidire il New Deal di Roosevelt al quale, invece, gli ci volle una guerra mondiale per risolvere la crisi del ’29.

Il limite dei ME.FO. risiedeva nel pericolo che i possessori, tutti allo stesso momento, chiedessero il loro rimborso una volta giunti a scadenza. Cosa che non avvenne mai. Il motivo? L’enorme fiducia che il regime riscuoteva fra i cittadini e le classi dirigenti, dovuta sia alla propaganda ma anche al tangibile miglioramento dell’economia.

Giovanni Benaglia

(nella foto, Adolf Hitler con Hjalmar Schacht)

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