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La nostra acqua, un altro pezzo di storia

Ho letto con interesse l’articolo di Chiamamicitta.it su “L’acqua bene comune” con i dati del consumo di acqua in Romagna, di cui la diga di Ridracoli, la diga sotterranea del Marecchia e il potabilizzatore di Ravenna rappresentano i principali fornitori, senza dimenticare la diga del Conca e i vari pozzi superficiali distribuiti sul territorio romagnolo.

Una rete che oggi permette alla Romagna di essere autosufficiente  anche durante il periodo estivo nonostante il maggior consumo dovuto al turismo.

Ha espresso bene il concetto l’attuale Presidente di Romagna Acque, Tonino Bernabè: abbiamo oggi una situazione equilibrata che ci permette di evitare, oltre alla carenza idrica, anche il fenomeno della subsidenza, cioè il lento sprofondare del suolo a causa di una eccessiva estrazione di acqua dalle falde, con la conseguente avanzata del mate ed erosione della costa.

Oggi è così, ma i risultati raggiunti sono frutto di un lungo e rigoroso cammino politico e amministrativo.

Ricordo quando nel 1999 Rimini era in guerra con Ridracoli e Romagna Acque e con il resto dei comuni della Romagna e aveva l’ardire di vantarsi di essere autosufficiente dal punto di vista idrico: si era giunti persino al paradosso di chiudere ‘le saracinesche’ delle condotte provenienti dalla Diga di Ridracoli per dimostrare la nostra autosufficienza.

In quel periodo iniziai il mio rapporto con l’allora Presidente di Romagna Acque, l’ex Sindaco di Forlì Giorgio Zanniboni, che cercava di convincermi, come Sindaco di Rimini, a riprendere i contatti, proponendomi di acquistare acqua a prezzi e quantità diverse nei diversi mesi dell’anno, con una ‘girandola’ di cifre e prezzi che avrebbero fatto perdere il filo logico a parecchi.

Capii allora le difficoltà delle precedenti Amministrazioni a gestire i rapporti con Romagna Acque, Ente che sembrava voler prevaricare le realtà locali, in particolare quella riminese.

Ma nei momenti difficili occorre applicare regole semplici e chiare. Chiesi allora a Zanniboni se si fosse accontentato di fare bere ai riminesi 12 milioni di metri cubi di acqua all’anno.

Fortunatamente trovammo l’accordo, poi ratificato dai Sindaci di Ravenna (Mercatali), Forlì (Rusticali) e Cesena (Conti), dai tre Presidenti di Provincia e da ultimo dalla Giunta e dal Consiglio Comunale di Rimini.

Vedo che l’acqua consumata oggi dai riminesi non è molto cambiata da allora: 13 milioni di metri cubi da Ridracoli nel 2015, contro i 12 che concordammo nel 1999.

A quel tempo ripresero anche gli investimenti nel nostro territorio, prima bloccati, con il dispiegamento della rete idrica da Cattolica a Bellaria, con la costruzione del mega-serbatoio a Covignano e il collegamento con la diga del Conca.

Mi resi poi conto di due elementi: primo, gli investimenti che Romagna Acque faceva e aveva fatto nel territorio di Forlì e Cesena nel sistema fognante e della depurazione; secondo, della importante quantità di risorse che Romagna Acque aveva accantonato negli anni.

Quando venne il momento di creare la Società delle Fonti mettendo assieme la diga di Ridracoli, la fonti del Marecchia (la diga sotterranea) e il futuro potalizzatore di Ravenna (Nip), chiesi ai colleghi Sindaci l’impegno affinchè Romagna Acque investisse anche nel nostro territorio in fognature e depurazione, come aveva fatto negli altri territori, con la realizzazione del raddoppio del depuratore di S. Giustina e della dorsale Nord,  permettendo a tutta la rete fognaria di Rimini-Nord, Bellaria compresa, di avere un nuovo asse fognario strategico a monte dell’abitato.

depuratore

La cifra valutata allora fu di 23-26 miliardi di lire. Nella progettazione definitiva si è poi arrivati a 37 milioni di euro, più altri 7 a carico di Amir; in totale quindi 43 milioni, da restituire in tariffa in moltissimi anni e con l’interesse molto basso dell’un per cento.

Il prezzo dell’acqua sarebbe rimasto invariato: più basso a Rimini, dove la produzione della risorsa idrica è più contenuta, rispetto alle altre realtà.

Questo minor costo di allora è un particolare non trascurabile, in quanto ha permesso recentemente all’attuale Amministrazione di ‘portare a casa’ altre importanti risorse per il PBSO, dopo il pareggiamento della tariffa di Rimini rispetto agli altri territori, com’è oggi.

Non posso non ricordare in questa retrospettiva storica il grande lavoro svolto assieme a me di molti Assessori della Giunta di Rimini, in particolare dell’allora Assessore Arlotti e del Vice-Sindaco Melucci, nonché dei Consigli Comunali fra gli anni 2004-2008.

Un grande lavoro lo fecero anche l’allora Vice-Presidente di Romagna Acque Stefano Giannini, il suo successore di allora Tonino Bernabè, il Presidente di Alpina Acque Roberto Mussoni e molti dirigenti e impiegati e tecnici degli Uffici Comunali di Rimini e della Provincia.

Seguirono poi tutti gli atti formali di approvazione della Provincia, Comune di Rimini, di ATO, di Hera; processi formali lunghi e estenuanti, sia per la complessità dei progetti che per l’entità delle cifre.

Un lungo cammino, di cui potremo fare emergere se necessario altri particolari, ma che ha permesso alla Riviera Riminese e non solo di poter usufruire senza problemi della risorsa idrica e in un futuro vicino di una efficiente depurazione, senza le quali il nostro territorio sarebbe stato fortemente penalizzato, a iniziare dal turismo.

Alberto Ravaioli

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