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La Provincia di Rimini dovrà accontentarsi di Riziero

La Sindaca di Coriano Domenica Spinelli (anzi, “il Sindaco”, poiché è risaputo che lei, al pari della Camusso, consideri una smanceria affermare la parità di genere pure sul piano lessicale) non ce l’ha dunque fatta a diventare anche “il Presidente” della Provincia di Rimini, nonostante capeggiasse una lista favorita in partenza.

Lei si ostinava pateticamente a definirla “civica”, quando invece era chiaro si trattasse di una iper-politica coalizione berlusconian-grillin-melon-leghista, guidata da un centrodestra che «ha dimostrato di avere i numeri e le palle», stando alla garbata metafora usata dal coordinatore di Forza Italia Giulio Mignani nell’intervista a Newsrimini.

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Nell’occasione i grillini, illuminati dal lagnoso sindaco di Cattolica Mariano Gennari, a Rimini prima che altrove hanno finalmente raggiunto il loro naturale habitat politico, accucciandosi servizievoli a fianco dell’intera destra e non solo di quella legaiola.

Certamente “Mimma” Spinelli – beata lei – non è abbastanza attempata per aver fatto in tempo, nei suoi anni giovanili, ad apprezzare una delle più belle canzoni dei Rokes; quella in cui Shel Shapiro ripete più volte l’esortativo ritornello: «Bisogna saper perdere / non sempre si può vincere / come vuoi e quando vuoi…».

Intendiamoci, non è mai facile saper perdere in politica, soprattutto se si tratti di un’elezione. Ancora meno lo è quando – vedi appunto il “caso Spinelli” – ci si sia guadagnati la candidatura grazie alla fatica e all’abilità di aver tessuto nel tempo una fitta tela di accattivanti relazioni politiche, cogliendo ogni pretesto e occasione per sorridenti strizzatine d’occhio “in diretta giornalistica”; inizialmente con un minimo di “trasversalità” (vedi le ricorrenti comparsate corianesi di Bonaccini), ma da un certo momento in poi guardando a destra, compresa la preziosissima presenza grillina ai piani alti del Comune.

Occorre però stare attenti a che la delusione, pur comprensibile, non sfoci nel rischio di farsi ridere dietro. Com’è successo quando Domenica Spinelli, dopo la conta dei voti, ha sparato immediate scariche di livore contro i consiglieri corianesi suoi avversari politici, accusandoli di lesa maestà per non aver accolto come un “atto dovuto” la singolare pretesa di essere sostenuta anche da loro; quasi ad auto-attibuirsi il celebre «l’état c’est moi» di Luigi XIV.

Ella dovrebbe invece consolarsi, pensando che la sconfitta, tutto sommato, le risparmierà un fastidioso tormentone quotidiano: quello della doppia fascia.

La fascia da sindaco è infatti ormai entrata a far parte dell’abbigliamento quotidiano di Mimma Spinelli, che se la infila al mattino uscendo di casa, per togliersela non senza rammarico la sera, prima di coricarsi. Al punto che si sa di collezionisti disposti a sborsare una fortuna pur di avere una delle introvabili foto di lei senza fascia tricolore.

Ora, se avesse fatto irruzione nel suo guardaroba anche quella azzurra di Presidente della Provincia, immaginatevi le complicazioni: “Che fascia mi metto stasera, per giocare a rubamazzo con Sgarbi?” Oppure: “A questo tailleur si abbinerà meglio l’azzurro o il tricolore?” O ancora: “Mi sa tanto che sabato, alla corsa delle caratelle, mi toccherà fare il cambio-fascia al pit stop”.

Post Scriptum

Se non è facile saper perdere, talvolta non lo è perfino saper vincere. Lo dimostra il cocktail di sigle ambientaliste – più Manuela Fabbri – le quali in queste ore, anziché esternare legittima soddisfazione per aver meritoriamente indotto l’Amministrazione Comunale riminese a modificare l’importante progetto “basta merda in mare”, con notevole riduzione del numero di piante da “sacrificare”, sembrano invece contrariate e deluse dal venir meno del contenzioso.

Non si spiega altrimenti la pretestuosa polemica nata – udite, udite! – dalla loro pretesa di tenere accuratamente nascosto che il Comune, convintosi ad intraprendere quell’opportuna modifica progettuale, spenderà ovviamente un po’ più di quanto inizialmente fosse previsto.

La comparizione di quella notizia sulla stampa, ancorché banale e scontata, ha dunque provocato il malmostoso insorgere del nostrano politbjuro ambientalista, che l’ha ridicolmente bollata come «un’arma di distrazione di massa», copiando pari pari (sarà solo un caso?) una delle tante espressione cretine che la “Casaleggio Associati” mette abitualmente in bocca al ridolini Di Maio.

Di quelle che, quando lo senti parlare, ti inducono a chiederti: “Ma questa corbelleria la pensa davvero o gli è solo scappata di bocca? Che sia forse affetto da una sorta di eiaculazione precoce del pensiero?”

Nando Piccari

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