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La Questura di Rimini, dal pasticcio al paradosso passando per le bugie

Sulla questura di via Ugo Bassi lo scontro non è soltanto nel merito su come possa essere riutilizzata, E’ diventato anche uno scontro istituzionale dirompente che ha coinvolto Sindaci, Prefetto, Questore  e rappresentanti del Governo.

Chiariamo subito: nessuno mette in discussione che esponenti di partito seguano i loro rappresentanti di Governo sul territorio. Ciò che è stato scorretto è chal sopralluogo alla questura abbandonata in via Ugo Bassi.non sia stato invitato il sindaco di Rimini.  Mai successo che un esponente della Regione o dei governi di centrosinistra in visita istituzionale  in una città non avesse rese partecipe le istituzioni locali, ad iniziare dal Sindaco. Renata Tosi, sindaco di Riccione ne è un testimone ampiamente credibile.

Nel merito, invece, il dibattito sulla riorganizzazione degli uffici della questura sta assumendo toni e argomenti di pura fantasia, reclutando di volta in volta esperti che hanno la soluzione a portata di mano. Ovviamente tutti questi esperti sono unanimi nel dire che la colpa della situazione della questura di via Ugo Bassi è del Comune.

La realtà è ben diversa da come viene raccontata. In primo luogo la storia della Questura è passata al vaglio di avvocati, consulenti, esperti del ministero degli Interni, Tar ecc. E’ stata anche oggetto di una denuncia penale nei confronti dei sindaci di Rimini dal 1999 ad oggi. Denuncia  archiviata dopo una udienza camerale dal Gip Sonia Pasini il 24 gennaio 2017. Le motivazioni del Gip non lasciano spazio a nessuna speculazione sul comportamento del Comune tenuto negli anni. Scrive il Gip concludendo la motivazione di archiviazione: “dunque, nel caso di specie, non paiono riscontrabili censure nell’operato del Comune sotto l’aspetto penalistico.”

Archiviata, anche nella discussione, la parte penale, vediamo anche altri aspetti di carattere amministrativo. Prima occorre chiarire alcuni aspetti fondamentali:

  • Il piano integrato approvato nel 1999 nell’area di proprietà della società DA.MA non è stato mai modificato negli anni successivi. Le dimensioni della questura erano quelle dell’approvazione del 1999 e tali sono rimaste. Altre ipotesi sono prive di fondamento.
  • Il progetto della Questura era stato visionato ed approvato dal Ministero degli Interni.
  • Era stato stipulato un pre contratto di locazione tra Ministero degli Interni e società Da.Ma di oltre 3,3 milioni di euro di affitto all’anno (30/11/2005)
  • Senza la piena fruizione della Questura, il Comune non avrebbe mai concesso i titoli edilizi per costruire la parte privata (residenziale, commerciale e direzionale). Infatti nel 2009 veniva negato il rilascio del permesso di costruire avente ad oggetto la restante parte del PII (determina del 26/2/2009). Diniego confermato anche dal Tar.

Il comportamento del Comune è stato corretto anche sul piano amministrativo. Il Comune, di fronte allo stallo per l’utilizzo dell’immobile per le richieste da parte di DA.MA di un aumento consistente dell’affitto, ha cercato di percorrere altre soluzioni. In particolare:

  • Il Comune ha chiesto formalmente di rendere efficace ed esecutivo presso il tribunale competente il pre-contratto firmato dalla società DA.MA. Richiesta caduta nel vuoto al Ministero degli Interni.
  • Il Comune si è reso disponibile a procedere all’esproprio del solo uso dell’edificio rimandando ad altra sede il contenzioso sull’ammontare dell’affitto. Anche in questo caso nessuna disponibilità da parte del Ministero degli Interni

Appare abbastanza singolare che di fronte a questa attività del Comune di Rimini – e, contemporaneamente, al silenzio e l’inattività del Ministero degli Interni – le responsabilità siano addossate proprio al Comune.

Ma ora, e siamo ai giorni nostri,  abbiamo toccato il paradosso.

Si era raggiunto un accordo tra Ministero degli Interni, Prefettura Comune di Rimini per rendere funzionale la questura di via Ugo Bassi coinvolgendo l’Inail. In poche parole, l’Inail acquisiva la struttura dal fallimento (circa 7 milioni di euro) la metteva in funzione (circa 10-13 milioni di euro i costi stimati di ristrutturazione) per poi darla in affitto al Ministero degli Interni (Questura e Polizia stradale) ed al Ministero delle Finanze (nuovi spazi per la Guardia di Finanza). Una cifra già stabilita, molto più bassa dei 3,3 milioni dell’affitto iniziale, ma ampiamente adeguata che avrebbe permesso all’Inail di rientrare dall’investimento. 

L’Inail, è dal 2017 che investe in strutture scolastiche, residenze universitarie, strutture sanitarie e assistenziali, uffici pubblici e altri immobili destinati a utilizzo con finalità sociali. Basta fare una breve ricerca per trovare che Inail ha un piano di investimenti che prevede l’acquisto e la ristrutturazione degli immobili oggetto degli interventi,  richiedendo alle Amministrazioni utilizzatrici di corrispondere un canone di locazione pari al 3% del costo complessivo dell’opera. Il valore minimo di detti interventi non potrà essere inferiore ad un importo di almeno 3 milioni di euro.

Nel nostro caso il tasso di remunerazione è molto più alto di quel 3%. Pertanto sono prive di ogni fondamento le affermazioni di quanti dicono che Inail non poteva fare l’intervento. Al contrario, l’Inail aveva già avanzato una richiesta di acquisto al curatore fallimentare. Procedura bloccata dal Governo.

L’edificio di piazzale Bornaccini era stato individuato, da Comune di Rimini e Ministero degli Interni, per la soluzione temporanea in attesa del completamento degli interventi di ristruttutrazione della questura di via Ugo Bassi.

La domanda vera è: per quale ragione il Ministero ha bloccato tutto per dirottare la nuova Questura in un edificio del tutto inadeguato  come quello di piazzale Bornaccini? Soluzione peraltro presentata come “temporanea” ma con un contratto di affitto di 18 anni. E perché il Ministero sceglie di non dare risposta alla Guardia di Finanza e di lasciare un’isola degrado nel mezzo della città?

La responsabilità di questa situazione, non risiede a Rimini. Ma spetta a un privato ingordo ed a un Ministero a lungo immobile, ma che poi incomprensibilmente si attiva per bloccare una soluzione già trovata.

Maurizio Melucci

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