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La Rimini noir di Enrico Brizzi colpisce ancora

Enrico Brizzi: “Il caso Fellini. Le inchieste di Eva Bauer” –  Theoria.

Difficile non innamorarsi della dura e bella ispettrice Eva Bauer, qui alle prese con un nuovo e avvincente caso. Il secondo di una trilogia annunciata, dopo “Gli amici di una vita” (Theoria, 2019), in cui si raccontava della morte misteriosa di un celebre chef alla vigilia della festa di “Al mèni” in una Rimini sorprendente, umana e feroce al tempo stesso.

Enrico Brizzi, classe 1974, bolognese ma di casa nella nostra Città, in questo secondo romanzo imperniato su Eva Bauer, ci tiene in sospeso per molte centinaia di pagine (il libro ne conta 550) creando una serie di scatole cinesi di cui, di volta in volta, ci propone la risoluzione. Per sciogliere la matassa la Bauer dovrà compiere un viaggio all’interno del mondo felliniano. L’assassino infatti cita le pellicole del regista riminese e addirittura usa la formula magica “Asa nisi masa” che il maestro del cinema aveva inventato per il suo 8½.

Il romanzo si apre con l’uccisione di una donna in uno dei luoghi felliniani per eccellenza, il cinema Fulgor di Rimini, avvelenata da un gas usato dalle spie russe, il Novichok. All’inizio sembra l’avvio di una guerra fra russi e ucraini, ma il possibile regolamento di conti fra agenti stranieri risulterà essere solo una cortina fumogena.

In realtà un potente politico locale, l’on. Francesco Maria Ripamonti, di “Nuova Alleanza”, assieme ad una schiera di amministratori locali del suo partito, ha stretto un accordo con una potente famiglia mafiosa, il clan dei Malfitano, per la costruzione di un impianto eolico in Valmarecchia e l’ottenimento di un contributo europeo di venti milioni di euro. Al politico, ai mafiosi si è aggregato il potente funzionario del Ministero dell’Interno Walter Belisario, a capo di una speciale branca per la gestione di affari riservati (e sporchi).

Al progetto si oppongono un gruppo di ragazzi ambientalisti: “La struttura andrebbe ad impattare in maniera irrimediabile sullo scenario naturale: l’Alta Valmarecchia è il polmone verde del nostro territorio e va tutelata con l’istituzione di un parco, non sfregiata dalle pale eoliche”. Forse quando Brizzi iniziò a pensare alla struttura narrativa di questo suo nuovo libro la questione pale eoliche in Adriatico non era ancora iniziata … Altrimenti chissà che cosa si sarebbe inventato!

Riusciranno gli agenti del piccolo commissariato Marina di Rimini (ubicato in un ex ristorante di pesce sequestrato alla criminalità organizzata), guidati dal Commissario Scaringella per sorvegliare il “miglio d’oro” di Viale Vespucci, risolvere il giallo ? Certo che sì.

Come dirà alla fine il Commissario Scaringella: “L’operazione ordita da un’inedita alleanza fra persone tanto potenti quanto prive di scrupoli era costata molte vite umane; erano morti una pensionata dalla vita tranquilla e un deejay che aveva vissuto fasti e decadenza, un agente infedele dei Servizi russi e un ex estremista ucraino, uno specialista in sicurezza disposto ad uccidere per denaro, un alto funzionario e un sicario a libro paga dello Stato, un ex militare ucraino, sua moglie e il figlioletto”. Il tutto in dieci giorni, fra la notte del 31 dicembre 2019 e il 10 gennaio 2020. Un inizio d’anno a Rimini ad alta tensione. Difficile immaginare cosa potrebbe succedere se la finzione narrativa diventasse realtà.

Brizzi nel suo bel romanzo ci porta a spasso per Rimini. I suoi personaggi la vivono: Eva Bauer abita nel Borgo San Giuliano, la piadina la si va a mangiare dalla Lella, al cinema si va al Fulgor, la corsa mattutina si fa tra la darsena, il lungomare e parco Cervi, l’ultimo dell’anno si festeggia in Piazza Cavour (“riaprire per una notte i locali della mitica Riviera by night; in consolle si erano alternati i maestri di cerimonia del Paradiso e del Velvet, della Baia degli Angeli e del Cellophane”), si visita la mostra “Fellini 100” a Castel Sismondo, si passa a comprare libri da Mirco alla Libreria Riminese, si fa colazione al Caffè Pascucci.

Il volume si chiude con questa affermazione del Commissario Scaringella: l’Italia “è un Paese di santi, navigatori e figli d’androcchia. Però ci sono anche un bel po’ di testardi cazzuti come noi, gente dalla schiena dritta che tiene fede ai propri impegni, non si spaventa per le minacce e non piega la testa di fronte a nessuno”.

Brizzi è autore che spicca per originalità nel panorama della narrativa italiana. Dopo l’esordio nel 1994 con “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” (Baldini & Castoldi) lo scrittore bolognese ha saputo differenziare la sua produzione, passando dal romanzo di formazione a quello di viaggio (“Nessuno lo saprà. Viaggio a piedi dall’Argentario al Conero” edito da Mondadori nel 2005) , dal romanzo familiare (“Il matrimonio di mio fratello” sempre da Mondadori nel 2015) alla narrativa per ragazzi, fino al noir. Forse una scelta furba per sopravvivere, oppure – più probabilmente – un modo per assecondare la sua poliedricità.

Un modo invidiabile di stare al mondo che il bolognese coniuga con la sua passione per il cammino e la montagna, alla riscoperta di antiche vie e di valori perduti. Per i fans di Brizzi è uscito da poche settimane per HarperCollins il suo nuovo romanzo intitolato “La primavera perfetta”. In attesa del terzo volume dedicato alle inchieste di Eva Bauer.

Paolo Zaghini

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