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La scuola al tempo del covid: il liceo scientifico Einstein di Rimini

Nicola Jaleggio, 53 anni, docente di Fisica, all’Einstein dal 2019, l’ho conosciuto al Valturio. Gran bella persona, insegnante preparato e motivato. E’ lui che nel 2015 ha preso il mio posto nella RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) d’Istituto. E non a caso mi rivolgo proprio a lui per capire come sta andando la riapertura a settembre.

Nicola, certo che voi dell’Einstein non vi siete fatti mancare niente in questo inizio di anno scolastico. Prima due classi in quarantena, poi un altro caso proprio in questi giorni…

«Le due classi in questione non sono mie. E comunque, come ha ribadito il nostro dirigente, la situazione è del tutto sotto controllo. I ragazzi di due sezioni di quarta e quinta non hanno mai messo piede a scuola avendo avuto contatti con uno studente di un altro Istituto prima del 21 settembre. Dopodiché è intervenuta l’AUSL che tra qualche giorno sottoporrà gli allievi al doppio tampone. E se tutto andrà bene, terminata la quarantena, saranno ammessi alle lezioni in presenza. Nell’altro caso l’autorità sanitaria non ha ravvisato contatti stretti in ambito scolastico, dunque niente isolamento, ma tamponi a scopo conoscitivo».

Bene, nessun inciampo quindi, almeno per quel che ti riguarda?

«Non è proprio così. All’appello di lunedì e martedì due allievi di una mia classe sono risultati assenti. Ne ho parlato con i ragazzi presenti e con i colleghi, volevamo capire la situazio, Dopodiché abbiamo appurato che i due non venivano, né sarebbero venuti a scuol,a per un contatto avvenuto in ambito extrascolastico. Probabilmente in ambiente sportivo. Quindi è scattata la procedura prevista».

Che sarebbe?

«Quella stabilita ad inizio settembre dai singoli dipartimenti (le discipline curriculari) e poi condivisa e ratificata nel collegio docenti in base alla quale il consiglio della classe interessata avrebbe attuato la Didattica mista».

Nicola Jaleggio

Come sarebbe la Didattica mista? O è quella in presenza o è la DaD a distanza, sbaglio?

«Sì sbagli. A parte il fatto che dopo il lockdown non si chiama più DaD, ma DDI (Didattica Digitale Integrata), perché come dice la parola stessa integra quella in presenza, non la sostituisce come la DaD. La mista si applica quando parte dei ragazzi non sono a scuola e altri sì. La si attiva con il registro elettronico che con ARGO (il software utilizzato da gran parte delle scuole perché ottimizza il motore google chrome) prevede tre modalità di lezione».

Si alza e mi sbatte il suo portatile sotto gli occhi.

«Vedi in basso a sinistra la finestra modalità di lezione? Se clicchi sopra si apre una tendina con tre modalità: 1) in presenza 2) mista 3) DDI».

Ma al di là delle sigle che costituiscono da sole un autentico rompicapo, in che consiste materialmente?

«Te lo dico. Attivata la procedura (MEET per la maggiore) vado alla lavagna o spiego. A casa dei ragazzi arrivano le immagini e il parlato dell’insegnante e/o le slide e i video inseriti nella LIM (la lavagna interattiva). Sempre a casa gli studenti riceveranno immagini e sonoro. Potranno altresì interagire con il prof. E quindi dovranno essere attrezzati di PC (o in subordine tablet o smartfhone)».

Ti interrompo, anche se nel liceo in cui insegni questo non dovrebbe essere un problema diffuso. E se il o i ragazzi non ce l’hanno perché le loro famiglie non se lo possono permettere?

«La scuola ha già effettuato una consultazione preventiva tra i suoi allievi. E a chi era o è in difficoltà economiche (accertate) ha provveduto e provvederà a fornire l’attrezzatura necessaria».

Bene, molto bene. Nondimeno una didattica di tal forma non implica anche delle modifiche della programmazione curriculare? Senza contare il problema delle verifche…

«Una cosa alla volta. A monte della Didattica mista ci sono state le riunioni per dipartimento che hanno tenuto conto delle singole peculiarità delle materie. Ad esempio fisica e matematica hanno modalità di insegnamento sicuramente diverse da quelle umanistiche. Ma quel che conta è la condivisione del progetto che abbiamo fatto ad inizio dell’anno. Che ne assicura l’unitarietà e la bontà. E poi permettimelo, non è finita qui».

Cioè?

«Lavorare per dipartimenti comporta necessariamente come effetto collaterale la condivisione delle specifiche modalità o strumenti dell’insegnamento. Come slide, verifiche, scelta di contenuti… Per questo l’Einstein ha deciso di lavorare nell’ambito di G SUITE, ovvero utilizzando pacchi informatici e dispositivi messi a disposizione gratuitamente da Google. In questo modo ogni operatore scolastico, in primis i docenti, ma non solo, vengono raggruppati in un ambiente virtuale chiuso e possono interagire tra loro in modo facile e veloce. E soprattutto al sicuro, al riparo di qualsiasi condizione esterna. Non so se mi sono spiegato».

Certo che sì! Avere una piattaforma su cui lavorare in sicurezza al tempo del Covid mi pare una cosa straordinaria. Rimane però il problema delle verifiche..

«Vero. Ci stiamo lavorando, tutti quanti. Siamo ad inizio anno, in pieno work in progress. Ci sono molte criticità da affrontare e risolvere, anche a border line alla didattica. Vedi la privacy».

Nicola, forse è il caso di fermarci qui. Sarà perché i contenuti di cui abbiamo discusso non sono nelle mie corde, ma io sono cotto. Prima però una domanda te la voglio fare: ce la possiamo fare?

«Guarda, a causa di questa crisi la scuola ha fatto in due mesi dal punto di vista procedurale e tecnico più di quanto abbia fatto in cinque anni».

Grazie Nicola, buon lavoro, a te, ai tuoi colleghi e a tutti gli operatori scolastici. Una stretta di gomito, un saluto e ognuno per la propria srada. Lui a scuola, io a fare il nonno a casa. A conclusione di tutto ritorna alla mente il solito ossimoro. La “provvida sventura” di manzoniana memoria. Sono consapevole di essere ripetitivo, ma dopo tanta terminologia tecnica non ne potevo più.

Giorgio Grossi

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