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La Stampa attacca la Fiera di Rimini mentre sta per entrare in borsa

Un attacco virulento e inaspettato. Domenica mattina in tanti tra gli addetti ai lavori del mondo fieristico e congressuale italiano e numerosi tra i lettori de La Stampa di Torino  si saranno stupiti dell’articolo inchiesta a firma di Luca Fornovo e Gianluca Paolucci sul gruppo fieristico riminese.

Un’indagine che pur riconoscendo numeri e fatturati cerca nella realtà di gettare discredito sulla Fiera di Rimini e Vicenza in un momento delicato come la fase che precede la quotazione in borsa dell’azienda.

Il titolo dell’articolo è di quelli da “togliere il fiato” per chi sta gestendo il gruppo IEG. “Commesse, fatture e parenti, l’allegra gestione delle Fiere“.

Entrare nel merito e contestare le affermazioni dell’articolo, lo farà certamente IEG nei modi che riterrà più opportuni. Tuttavia è difficile, per chi conosce la storia della fiera di Rimini, iscrivere nel capitolo della mala gestione alcune scelte fatte negli anni.

Ad esempio l’affidamento dell’ampliamento del padiglione fieristico di Rimini (e di Vicenza) all’architetto Volkwin Marg dello Studio GMP di Amburgo. autore di tutto il progetto del quartiere fieristico di Rimini e del palacongressi di Rimini, appare una scelta coerente e difficilmente contestabile sul piano delle procedure per un’azienda privata. Lo studio GMP di Amburgo è uno dei più importanti al mondo nella progettazione di quartieri fieristici.

Lascia poi quanto meno interdetti il “dico e non dico” sui debiti della Fiera ignorando i dati reali consultabili.  Nell’approvare la quotazione in borsa, la maggioranza della proprietà di parte pubblica riminese (Comune, Provincia e Camera di Commercio) ha potuto avere a disposizione tutta la documentazione necessaria. Documentazione a disposizione, ovviamente, aanche dei consiglieri comunali e provinciali.

Come è facile immaginare, la politica non mancherà di far sentire la propria voce.

Il primo ad intervenire è il capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Rimini Marzio Pecci, che nell’articolo vede la “guerra tra le fiere di Rimini e Bologna”. Dimenticandosi però che IEG va ben oltre i confini regionali e da anni è proiettata ai primi posti nel sistema fieristico nazionale ed internazionale. E che i malumori per la fusione fra Rimini e Vicenza per creare un gruppo fieristico leader, ha provocato non pochi malumori sia Milano che nel Veneto. Lo stesso cambio del CdA e dei nuovi manager del gruppo non era stato gradito a tutti, soprattutto sull’area vicentina. Potrebbero essere in tanti ad aver interesse a lanciare un vero bastone fra le gambe di IEG mentre sta correndo verso Piazza Affari.

Questo il commento del consigliere della Lega:

“Dall’inchiesta promossa da un importante quotidiano nazionale e pubblicata oggi 11 novembre 2018 possiamo dire che è scoppiata la guerra tra le Fiere dell’Emilia Romagna portando alla luce ciò che la Lega ha sempre affermato sulla politica che il PD ha svolto nel passato. Oggi si è avuto conferma dell’esistenza di un “patto occulto” tra la maggioranza e una delle due forze di opposizione della legislatura 2006/2011 e 2011/2016 (la Lega non era presente in Consiglio) in forza del quale al PD andava la rappresentanza della Fiera e ad una parte della “finta” opposizione il commerciale della fiera e cioé gli appalti”.

“Abbiamo denunciato tutto ciò nella nostra campagna elettorale del 2016, ma molti, forse troppi, sono rimasti sordi, ma il tempo è galantuomo ed oggi abbiamo la conferma dell’esistenza di questo anomalo patto.
La Lega, lo ha ripetuto in Consiglio comunale il Capogruppo e consigliere provinciale, Marzio Pecci, da anni è assertore della buona politica ed è contraria al “clientelismo delle tessere” e cioé a quel sistema secondo il quale lavorano o vengono assunti e premiati solo quelli che appartengono al partito che amministra “in barba” ai meriti di coloro i quali aspirano all’incarico o all’assunzione in quell’Ente”.

“Da sempre sosteniamo la società meritocratica.
L’inchiesta effettuata dalla testata nazionale evidenzia come nella Fiera di Rimini si spenda in autonomia e vi sia un ‘sistema anomalo di acquisti’ per cui i fornitori sono sempre gli stessi e ciò in violazione alle procedure interne.
Altrettanto anomalo risulta poi il sistema di valutazione del personale che nonostante lo “scarso rendimento” del dirigente delle certificazioni, di quello dell’area internazionale, del legale e dell’ufficio acquisti tutti vengono premiati insieme a tutti i 180 dipendenti che si spartiscono un milione di euro cioé una media di € 5.555,00 euro a testa quasi quanto un pensionato sociale guadagna in un anno”.

“Infine la parentopoli della Fiera in cui gli incarichi risulterebbero conferiti al fratello, al marito o alla moglie di questo o di quel responsabile, dimostrano come questo Ente meriti una approfondita indagine da parte dell’Ente proprietario che è il Comune di Rimini”.

“Noi crediamo che al Presidente della Fiera vadano riconosciuti grandi meriti, ma riteniamo che, nonostante, il suo impegno la situazione gli sia sfuggita di mano e la “politica degli affari” di quell’opposizione cacciata dal Consiglio comunale in questa legislatura, continui ad imperare”.

“Poiché la prossima quotazione in borsa non dovrà essere pregiudicata da questo sistema affaristico che grazie al coraggio di alcuni giornalisti della testata nazionale è venuto alla luce, anche se noi siamo convinti – e lo ripetiamo – si tratti di un conflitto tra Fiere e per questo se ne dovrà occupare anche il Presidente della regione, chiedo da subito che il presidente della Commissione di Controllo e garanzia del Comune di Rimini, Cristiano Mauri, convochi la Commissione con all’odg il tema di cui si discute e successivament esi svolga un dibattito in Consiglio comunale ove sarannno discussi i fatti sopra riportati insieme al Presidente ed all’attuale amministratore Delegato della Fiera di Rimini”.

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