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La svolta green dell’Emilia-Romagna: intervista a Paola Gazzolo, assessora regionale all’Ambiente

Assessora Gazzolo, questo pomeriggio-sera (h18.30, martedì 20 novembre) lei sarà a Rimini, per Cantiere Città: i gruppi tematici aperti che stanno intorno al Pd, per un confronto sul PAIR, la recente legge regionale (e di bacino) promulgata dall’Assemblea RE-R sulla qualità dell’Aria. Sarà insieme alle associazioni ambientaliste e ad Anna Montini, assessora all’Ambiente del Comune di Rimini. Lei sa vero che si tratterà di un incontro nel quale potrebbe avere anche un contradittorio?

Ma certo, e sono aperta al confronto, non dobbiamo darci sempre e per forza ragione, l’ascolto delle associazioni per noi è importante. Circa un anno fa sono venuta a Rimini invitata dai Giovani Democratici e nel frattempo è cambiato un governo (non esattamente come avremmo desiderato) e purtroppo la natura si è ancora fatta sentire molto, in Italia e nel Mondo, con tanti dei suoi campanelli d’allarme. E dobbiamo essere tutti uniti per darle le risposte che ci chiede.

A noi ambientalisti sembra che improvvisamente la Sostenibilità, l’attenzione per l’Ambiente in tutti i suoi vari aspetti, che nelle ultime politiche aveva scontato una vera e propria uscita di scena, ora, dai rifiuti al condono, passando dal clima e il dissesto idrogeologico, dopo molti anni di trascuratezza da parte dei partiti (Pd compreso), siano invece poste al centro degli interessi, e/o forse anche gli appetiti di molti?

Per noi in Emilia-Romagna non è certo una novità. Siamo alla fine del mandato e fin dall’avvio della giunta Bonaccini nella nostra Regione è partita una svolta green che ha messo la sostenibilità al centro dell’agenda politica. E lo abbiamo fatto con leggi innovative: a partire dalla prima norma in Italia che promuove l’economia circolare, grazie alla quale gli scarti dei processi produttivi, anziché rifiuti, diventano risorse per nuove produzioni. Dialogando con le competenze più valide sulla sostenibilità, universitarie e non, che tra i nostri concittadini abbiamo.

Qual è la sua visione globale e locale rispetto alla ri-costruzione del futuro che lasciamo? Siamo forse giunti a un punto di non ritorno? Ora che finalmente la politica ne comprende la centralità e la responsabilità che detiene… non lo farà mica per senso di opportunità elettoralistica rilevata dalle recenti elezioni in Germania?

Ciascuno deve fare la propria parte per prevenire i disastri ambientali quando è possibile, non rincorrere le emergenze. Se lo scorso dicembre, siamo stati in grado di proseguire con la legge sull’urbanistica del “consumo zero” di suolo non è stato per caso, dati i tempi necessari per il dibattito e l’approvazione delle nuove leggi. Investire sulla rigenerazione urbana, rendere le nostre città più belle e sicure, efficienti dal punto di vista energetico, contribuisce a controllare l’emissione di gas nocivi nell’aria e a far respirare la terra. I piani di settore, dai rifiuti all’aria, dagli acquisti verdi alle foreste, all’energia, sono tutti basati su un unico principio: la riduzione del consumo di risorse, la riduzione delle emissioni climalteranti, la preservazione della biodiversità e del capitale naturale. Sono queste le politiche che segnano la svolta green dell’Emilia-Romagna. Tant’è che anche l’Europa ci ha riconosciuto il grande impegno speso. A parte quella sulla qualità dell’aria, nessun’altra delle 17 procedure di infrazione avviate contro l’Italia dall’Unione europea interessa l’Emilia-Romagna. Abbiamo le carte in regola sulla depurazione delle acque reflue urbane in tutti i centri abitati con oltre 2 mila abitanti. E l’Ue l’ha promossa anche su tanti aspetti decisivi in tema di ambiente, dalla gestione dei rifiuti alla protezione degli animali, dalle bonifiche di siti industriali alla qualità delle acque. Merito della svolta all’insegna della green economy e dello sviluppo sostenibile che interessa tanto il mondo delle imprese, quanto le scelte delle amministrazioni pubbliche e dei singoli cittadini. Tanto dipende anche dagli stili di vita e di consumo di ciascuno di noi: ognuno ha una responsabilità importante nel consegnare il pianeta alle prossime generazioni. Per questo abbiamo messo in campo anche un Piano di educazione alla sostenibilità che ha proprio l’obiettivo di stimolare la diffusione di stili di vita e comportamenti sostenibili, a partire dai più giovani.

Acqua, aria, terra, fuoco… la natura insomma, ha un unico equilibrio. La politica della nostra Regione, ricca, potente, industriale, turistica e con un forte impatto ambientale e di antropizzazione (antropocene), dalla montagna al mare, il Pair sull’aria del bacino padano corrisponde a questo spirito con orizzonti senza confini e azioni concrete finalizzate?

Certamente, e lo dimostra il suo obiettivo portante: ridurre dal 64% all’1% entro il 2020 la percentuale di popolazione esposta ai superamenti dei limiti di Pm10, tagliando del 47% le polveri sottili, del 36% gli ossidi di azoto e del 27% l’ammoniaca. Lei parla di un unico equilibrio e in effetti, quando si discute di ambiente, ogni variabile è strettamente legata alle altre. Ce lo ricorda, su tutto, il cambiamento climatico di cui anche l’Emilia-Romagna sta pagando le conseguenze. Per questo le politiche regionali si basano su un criterio trasversale che le interessa e le accomuna: è il principio dell’integrazione. Significa che gli obiettivi si raggiungono se tutte le scelte sono orientate in un’unica direzione: la sostenibilità, che è sinonimo di qualità della vita e dell’ambiente. Proprio il Piano Aria è un buon esempio di questo scelta strategica fatta dalla Regione. Le sue 94 azioni finanziate con 300 milioni di euro sono per tanta parte condivide con altre pianificazioni: l’energia, i trasporti, l’agricoltura, solo per citare le principali. È così, con un impegno su più fronti, che si possono raggiungere traguardi ambiziosi come quelli che ci siamo dati. Certo: le politiche regionali devono inserirsi anche in un contesto nazionale ed europeo coerente. Sicuramente l’Emilia-Romagna è al passo con l’Europa, ma attendiamo risposte importanti dal nuovo Governo. Le questioni che da subito abbiamo posto sul tavolo nazionale, nel confronto con il ministro Costa, sono tante: dai rifiuti all’aria, dagli investimenti per la sicurezza territoriale all’economia circolare. Le risposte al momento tardano e alcune scelte vanno nella direzione opposta. Il condono è una di questa di queste.

Le associazioni ambientaliste sostengono che non si è considerato sufficientemente l’aspetto di emissioni industriali, come anche che sia troppo sostenuto l’investimento sulla mobilità su ruote, dando priorità alle autostrade anziché a rotaie e ferrovia, e tutto questo ovviamente riporta alla necessità di diminuire in fretta l’uso dei combustibili fossili e le emissioni inquinanti che provocano i cambiamenti climatici.

La transizione verso la low carbon economy è un obiettivo fondamentale su cui l’Emilia-Romagna è profondamente impegnata. Al punto che riconoscimenti importanti sono giunti anche su scala internazionale: lo scorso settembre, a San Francisco, la Regione è stata chiamata a far parte del Gruppo direttivo della Coalizione di 206 Governi regionali e locali della Coalizione “Under2Mou”, impegnata nel contrastare il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale. Solo insieme, andando oltre i confini amministrativi e statali, possiamo farcela a vincere la sfida. Lo dico perché si tratta di un riconoscimento importante che premia le scelte finora messe in campo, tutte basate su un presupposto fondamentale: la conoscenza. Ogni politica definita in questa Regione si basa su un approfondito studio e un esame articolato della situazione di partenza. Lo stesso vale per l’aria. Secondo i dati forniti dal Centro tematico per la qualità dell’aria di Arpae, ben il 52,3% delle emissioni di polveri sottili dipende dal riscaldamento domestico a biomassa. Segue, con il 27,2%, il trasporto su gomma. Le emissioni industriali “pesano” il 4,5% circa. A fronte di questi dati che identificano chiaramente le principali fonti emissive, la Regione ha individuato le azioni su cui si sono concentrarsi. Ne è derivato un mix importante che parte dalle misure del Piano Aria e dell’Accordo di Bacino Padano, condivise anche da Piemonte, Lombardia e Veneto. Mi riferisco ai blocchi alla circolazione dei mezzi benzina euro 0-1 e diesel fino all’euro 3 nel periodo invernale, cui si uniscono – in Emilia-Romagna – il rafforzamento delle domeniche ecologiche e il potenziamento delle misure emergenziali, adottate in caso di sforamento dei limiti di polveri sottili. Tra queste, le limitazioni fino ai diesel euro 4 compresi dopo 3 giorni di superamento. E ancora: l’ecobonus da 4 a 10 mila euro per la sostituzione dei veicoli commerciali più inquinanti e la futura “rottamazione” che riguarderà anche i mezzi privati, sostenuta con 5 milioni di euro regionali. Il pacchetto di azioni si estende inoltre con il contributo per il pagamento del bollo per i veicoli ibridi o elettrici, unito alla collocazione – entro il 2020 – di 2 mila punti di ricarica in tutto il territorio. Ricordo poi l’abbonamento gratuito per i mezzi pubblici assicurato ai pendolari che utilizzano il treno per i loro spostamenti e gli incentivi per l’efficientamento energetico. Non si tratta quindi solo di divieti. La qualità dell’aria si difende prima di tutto con misure positive capaci di accompagnare le comunità verso standard sempre più alti di sostenibilità.

A Rimini e dintorni abbiamo creato un gruppo “Per la Sostenibilità” che si muove in un’ottica aperta, nell’ambito di Cantiere Città, dentro e intorno al Pd. Il nostro obiettivo è creare una rete tra le amministrazioni locali e regionali. L’associazione Comitato Basta Plastica in Mare è nata da quella realtà trasversale, e si avvale di tante e diverse competenze. Al Fuorisalone di Ecomondo abbiamo ricevuto il Premio Oasis Ambiente dal gruppo Sole 24 e il Ministro Sergio Costa ci ha fatto un vero e proprio spot, su Romagna Plastic Free entro il 2023. Non siamo l’isoletta e se ci impegniamo tutti, i grandi numeri dei consumi del turismo romagnolo lasceranno il segno. I nostri co-promotori sono Romagna Acque, il Centro Ricerche di Cesenatico e Daphne, Destinazione Turistica Romagna. La Regione E-R ci darà una mano a realizzare il nostro piano entro il 2023?

L’Emilia-Romagna è sempre stata all’avanguardia nella tutela della qualità delle acque, comprese quelle del mare, a partire dalla grande campagna sui fosfati derivanti dall’utilizzo dei detersivi. Quello emiliano-romagnolo è uno dei tratti della costa più monitorati a livello nazionale e la sfida, oggi, è quella della plastica. La presenza sul nostro territorio di un grande fiume come il Po rende l’Emilia-Romagna molto sensibile al tema. Con l’Autorità di bacino distrettuale si è già avviato un progetto importante e sperimentale volto a ridurre l’apporto delle plastiche a mare da parte dei fiumi, oggi responsabili del 90% delle quantità rilevate. Vogliamo continuare con convinzione, anche grazie al prezioso supporto di Arpae e della struttura oceanografica Daphne, aperti al contributo di tutti, a partire da quello prezioso della società civile che ha un valore inestimabile.

Gentile Assessora Gazzolo, siamo arrivate lunghe, la domanda sulle concessioni che la Regione E-R dà, e amplia, agli allevamenti di mitili che disperdono le reti/calze di plastica in quantità enormi in mare, la riservo per la prossima volta. La nostra associazione le chiederà un incontro ad hoc confidando sull’apporto e del consigliere Giorgio Pruccoli e dell’assessora Anna Montini, entrambi molto ben informati, perché sul tema li stiamo “torturando” da più di un anno.

Manuela Fabbri

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