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La tragedia di Piega nel romanzo medievale riscoperto di Enrico Carboni

Enrico Carboni: “Clarice. Romanzo medievale. Galasso da Secchiano e la strage degli Olivieri” – La Stamperia.

Ringrazio Vincenzo Sebastiani, ex Sindaco di Novafeltria, di avermi fatto dono di questo volume da Lui patrocinato assieme a Claudio Cardelli (anche se di solito si occupa di Tibet, ma in questo caso ha prevalso la comune cittadinanza) e all’ultimo erede di Enrico Carboni, Enrico Verona, possessore del manoscritto originario del volume edito.

Il romanzo scritto da Enrico Carboni (1835-1885), verso la fine del 1880, non fu mai edito. Discendente di una nobile famiglia originaria di Pennabilli, già decaduta ed impoverita quando Enrico nacque, non riuscì a terminare gli studi universitari in filosofia per mancanza di risorse economiche e fu costretto ad accettare un lavoro di impiegato governativo nell’amministrazione della Pubblica Sicurezza del nuovo Governo Italiano.

Per lavoro fu trasferito in Toscana, prima a Pisa e poi a Lari. Il suo tempo libero dall’impiego lo vide impegnato a produrre testi poetici e in prosa. Il suo migliore lavoro è considerato questo romanzo storico “Clarice” che doveva essere pubblicato prima da Hoepli e poi dall’Editore Angelo Valenti, ma entrambe le trattative non andarono a buon fine. La improvvisa scomparsa di Carboni, a soli 50 anni, fece sì che il romanzo non venisse più pubblicato e finisse nelle carte familiari, sino a questa pubblicazione odierna postuma.

Leggendo il romanzo ho pensato che potesse assomigliare moltissimo ad un tipico feuiletton ottocentesco, ovvero ad un romanzo popolare di appendice, con un intreccio complesso, con personaggi fortemente caratterizzati nel bene e nel male. Ma la mia impressione si è scontrata con il fatto che l’opera non era stata scritta per essere pubblicata a puntate su un giornale, e che soprattutto non c’è il trionfo finale dei buoni.

Il romanzo racconta una terribile vicenda accaduta alla fine del 1200 nell’odierna frazione di Novafeltria, Secchiano. Nell’Italia feudale di allora si scontrano due potenti famiglie della zona, quella di Galasso da Montefeltro (… – 1300) e quella degli Olivieri di Piega. Le due famiglie si confrontavano dai rispettivi castelli di Secchiano e di Piega. Non si sa se la vicenda raccontata dal libro sia vera o no: l’impalamento degli Olivieri dopo la loro sconfitta e la distruzione del loro castello di Piega. Ma la vicenda fa parte sicuramente delle leggende orali che per secoli sono state raccontate in Valmarecchia, alla sera nei casolari dei contadini.

Galasso era cugino del più celebre Guido, capo dei ghibellini italiani. Ma anche Galasso fu un personaggio importante della sua epoca: politico, condottiero e capitano di ventura, conte di Urbino e signore di Cesena. Guidò le truppe ghibelline di Arezzo contro i guelfi fiorentini nella battaglia di Campaldino nel 1289 dove perse; nel 1297 tolse Imola ai bolognesi e nel 1298, verso la fine della sua vita, espugnò il castello di Piega. Le fonti storiche dicono che in questa occasione uccise numerosi abitanti del luogo, ma che la popolazione di Pietrarubbia si ribellò e uccise un figlio di Galasso e due suoi fratelli.

Galasso ha uno spazio di rilievo nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri (canto XXVII dell’”Inferno”). Lo scrittore fiorentino parla di lui con ammirazione, come persona liberale, che governò la sua città, Cesena, non come signore assoluto ma come funzionario eletto dal popolo. Dante non accenna minimamente alle vicende del castello di Piega.

Ben diversamente Carboni lo descrive: “il superbo e strenuo guerriero Galasso da Secchiano. Le sue membra robuste, le sue spalle tarchiate, la sua statura maggiore della ordinaria e il bruno colorito della sua pelle, dimostrano la forza fisica di cui fornillo natura. Ha grigi e folti capelli, grigi mustacchi ed il pinzo, nerissimi gli occhi, nere, e di continuo aggrottate le sopracciglia. Il lampeggiare delle sue pupille, le rughe profonde che gli attraversano la fronte, ed i tratti marcati della sua fisionomia sono indizi di quali forti passioni egli possa essere capace”. “Egli era della nobile casa di Montefeltro, e contava qui sudditi molti e numerose soldatesche”.

Carboni parteggia in maniera evidente per gli “altri”, gli Olivieri: “Soli i Signori di Piega, gli Olivieri, valorosi e temuti non avevano mai piegata la fronte innanzi di lui, né mai avevano paventate le di lui aggressioni”.

Il romanzo si snoda attraverso le vicende dell’innamoramento di Oliviero, l’erede dei signori del castello di Piega, con la giovane Clarice (“l’animo gentile ed inclinato naturalmente a virtù. A renderla poi l’ammirazione di ognuno, aggiungevasi la di lei rara beltà. Alta e smilza della persona, aveva forme proporzionate delicatissime”).

Galasso avrebbe voluto fidanzare la propria figlia, Marianna, con Oliviero per stringere una forte alleanza. Ma quest’ultimo preferisce invece Clarice e la sposa. Marianna muore per il dolore di non averlo. L’ira di Galasso è tremenda.

Assale il castello di Piega, ne è respinto, ma durante la notte mentre gli Olivieri festeggiano la fuga delle truppe di Galasso, quest’ultimo ritorna e con un colpo di mano riesce a conquistare il castello e a catturare i membri della famiglia Olivieri che fa seduta stante impalare e squartare. Clarice era stata fatta fuggire prima dell’assalto, ma alla notizia dell’uccisione del marito impazzisce.

La morale di Carboni, proprio al termine del racconto, è la seguente: “Galasso non fu mai punito delle sue scelleragini. Quindi se è giusto ed immancabile che la virtù abbia il suo premio, ed il vizio la pena; avrà egli ricevuto in una vita diversa quella punizione che si era meritata, e che gli uomini non furono da tanto di fargli provare sulla terra”.

Tra storia e fantasia, la pubblicazione del romanzo “Clarice” ha riacceso l’attenzione sulla figura di Galasso da Secchiano (o da Montefeltro) nel momento in cui sta iniziando l’affermazione delle grandi famiglie a cavallo fra Marche e Romagna: i Malatesta e i Montefeltro. La Società di studi storici per il Montefeltro ha annunciato una prossima pubblicazione sulla figura storica di Galasso.

Paolo Zaghini

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