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La truffa delle finte trasferte, così certo turismo evade fisco e contributi

Una indagine del settimanale L’Espresso rivela alcune modalità di assunzione del personale per le strutture ricettive e di ristorazione della costa romagnola. In realtà si tratta di sistemi utilizzati in tutta Italia: per evadere fisco e contributi.

Il trucchetto è abbastanza semplice. Sempre più i gestori di hotel od altre attività turistiche stagionali, preferiscono non avere alle dipendenze dirette del personale. Preferiscono affidare la ricerca del personale a delle aziende esterne, che forniscono i lavoratori secondo le esigenze del gestore dell’Hotel. Secondo uno studio riportato dall’Espresso, sarebbero circa 40 mila tra cameriere, baristi, cuochi, personale di spiaggia, allestitori ed altri ancora alle dipendenze di queste aziende nella sola Emilia Romagna.

L’attività interinale spedisce i lavoratori alle imprese che hanno un contratto con queste aziende. Le indagini hanno tuttavia accertato due modalità di violazione delle norme sul lavoro. La prima, meno diffusa, è quella di inglobare il personale di un hotel, un ristorante od altra attività nella stessa azienda interinale. Il personale continua fare lo stesso lavoro di prima e nella stessa azienda, ma è diventato dipendente di un’azienda esterna per la quale in realtà non compie nessun lavoro. In questo caso si tratta di “illecita somministrazione di manodopera ed appalti fittizi”.

Molto più frequentemente i lavoratori vengono inviati a richiesta del gestore anche ruotando il personale. Gli imprenditori che accettano queste modalità utilizzo del personale perché possono risparmiare sino al 30% sul costo del lavoro.

La domanda è: come può succedere? Ma la risposta è abbastanza semplice.

Una parte dei dipendenti accettano condizioni contrattuali inferiori a quelli dei contratti nazionali. Ma soprattutto viene utilizzata la modalità dei trasfertisti e di “trasferta Italia”. La legge dà la possibilità che al lavoratore siano riconosciute delle indennità in caso debba continuamente muoversi (trasfertisti) oppure sia costretto fare dei lavori fuori della sede abituale di lavoro. Entrambe le indennità o sono esenti da tassazione e contributi (trasferta italia) oppure sono imponibili solo per il 50% (trasfertisti).  Inutile dire che nella realtà nessuno compie trasferte.

In definitiva, il lavoratore in busta paga si trova una delle due voci che concorre in modo importante (anche per il 50%) al salario mensile, ma che non contribuisce alla pensione futura oppure lo fa in modo ridotto. Con questo stratagemma il costo del lavoro per il gestore dell’attività è minore sino al 30%. Il tutto a danno del lavoratore e dello Stato: il primo si vede ridotti i contributi previdenziali, il secondo non incassa le relative tasse.

Da ultimo, ma non per importanza, si riduce anche la qualità del lavoro nelle imprese turistiche. Per fortuna tanta parte di imprenditori turistici rifiuta questa modalità di utilizzo del personale, proprio per mantenere standard di qualità elevati dell’hotel e del lavoro.

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