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La truffa in guanti bianchi: GdF di Rimini smaschera mega-evasione internazionale dell’Iva

Fatture false per oltre 108 milioni di euro ed evasione dell’Iva per 13 milioni: la Guardia di Finanza di Rimini ha smascherato una sofisticata frode fiscale internazionale nel settore del commercio all’ingrosso di apparati elettronici ed elettrodomestici che coinvolgeva ben 56 ditte, 38 in Italia e 18 estere, con 45 persone denunciate.

L’operazione, dopo complesse indagini e accertamenti di polizia economico-finanziaria, è culminata nella mattina di oggi 11 dicembre con l’esecuzione all’alba – in Italia (in particolare nelle province di Rimini, Forlì, Ravenna e Brindisi) ed all’estero, tramite rogatoria internazionale – di un provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale di Rimini nei confronti dei principali responsabili colpiti da sequestro preventivo “per equivalente” di beni e  disponibilità finanziarie fino all’ammontare di oltre 13 milioni di euro.

Nei guai sono finite in tutto 45 persone, tutte denunciate a vario titolo, di cui 5 interessate dal provvedimento di sequestro, mentre le ditte e le società coinvolte sono 56, di cui ben 38 in Italia e 18 con sede all’estero.

Dopo laboriosi e capillari riscontri, durati circa due anni con verifiche fiscali, accertamenti bancari, intercettazioni telefoniche, interrogatori e perquisizioni in diverse regioni e, tramite rogatoria internazionale, in paesi esteri, i finanzieri del Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Rimini coordinati dalla Procura della Repubblica di Rimini, nella persona del PM dott. Paolo Gengarelli, hanno scoperto una rilevante frode fiscale messa in atto con il cosiddetto sistema “carosello”): un articolato meccanismo di interposizione negli acquisti e cessioni della merce attuato dagli autori della truffa coinvolgendovi ben 56 diversi soggetti IVA operanti dichiaratamente nel settore del commercio di apparati elettronici ed elettrodomestici, pervenendo all’accertamento dell’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e false dichiarazioni d’intento.

I principali imputati sono 5 imprenditori cinque amministratori di società (due residenti a Rimini di 64 e 63 anni, due a Forlì di 55 e 65 anni e uno a Cervia di 46 anni): erano loro, secondo l’accusa, a beneficiare del giro di fatture false, mentre gli altri 40 indagati sarebbero state le “teste di legno” che gestivano il “carosello”.

L’operazione è stata battezzata “Galateo”, perché relativa ad una ipotesi di truffa perfezionata in grande stile, si può dire in guanti bianchi, approfittando del particolare regime contabile fiscale delle operazioni di cessione e acquisto di beni da e verso l’estero (UE ed extra UE). Ha consentito di ricostruire un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, quantificate in oltre 108 milioni di euro, a fronte delle quali è stata realizzata un’evasione dell’IVA per oltre 18 milioni di euro.

Il meccanismo della frode, per effetto dell’IVA non versata a monte, ha consentito ad un’ampia platea di imprese nazionali, destinatarie finali, di effettuare acquisti a valori sensibilmente inferiori a quelli di mercato sviluppando così una politica commerciale a prezzi lesivi della leale concorrenza di mercato, nonché di realizzare ingentissimi profitti a discapito dell’Erario.

Le imprese che maggiormente sono risultate beneficiarie di questo sofisticato sistema di frode sono tutte romagnole, con sede nelle province di Rimini, Forlì e Ravenna, in quanto, utilizzando nella loro contabilità fatture “false” per un imponibile di circa 62 milioni di euro hanno, da sole, prodotto un’evasione dell’IVA per oltre 13 milioni di euro.

Nei confronti di queste ultime società e dei loro cinque amministratori pro-tempore (due residenti a Rimini,
due a Forlì e uno a Cervia), il GIP presso il Tribunale di Rimini,  dr. Vinicio Cantarini, condividendo con l’impianto accusatorio e recependo in toto le richieste della Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro di beni e disponibilità finanziarie fino alla concorrenza dell’imposta evasa, profitto di reato. Sono state pertanto sequestrate quote societarie per un valore di 2,1 milioni di euro, 4 fabbricati per un valore di un milione  e 7 terreni del valore di 150 mila euro. Sono in corso ulteriori accertamenti in diverse città d’Italia per individuare ulteriori disponibilità economiche.

Nei confronti degli indagati riminesi è stata sequestrata una società immobiliare di Brindisi; Forlì sono stati sequestrati  una villa, due appartamenti e un garage. Ulteriori rogatorie sono state avviate nella Repubblica di San Marino, in Svizzera e nel Principato di Monaco.

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