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La vivisezione è business non è ricerca

In questi giorni a Verona le associazioni animaliste stanno manifestando davanti ai cancelli del laboratorio di vivisezione di Aptuit per salvare i beagle al suo interno.

Uno scenario già visto e vissuto anni fa a Montichiari, nel bresciano quando una protesta nata da un pugno di persone, è diventata massiccia il 24.04.2010 coinvolgendo tutta la provincia, una protesta con tutti gli annessi e connessi, contro Green Hill. 

Un esercito di attivisti ha camminato per le strade di Montichiari, spesso anche attraversando i campi per eludere le forze dell’ordine; armati di striscioni e cartelli e di tanta voglia di cambiare le cose, per arrivare ai capannoni dell’allevamento lager, il più grande d’Europa, dove si trovavano 2.700 cani beagle. Una protesta durata due anni che né il freddo dell’inverno, né il caldo dell’estate hanno fermato.

Un capitolo di storia scandito da date significative. 

Il 10.4.2011 viene organizzato un presidio scenografico: gente mascherata da cadaveri insanguinati, davanti alla Regione Lombardia.

Il 2.02.2011 il Parlamento Italiano approva una modifica alla legge europea in tema di vivisezione, ma non basta, e ancora, cortei, fiaccolate e proteste che portano ad allargare la consapevolezza in tutta Italia. 

Marzo 2011, non è più Montichiari che protesta per chiudere quel lager, ma tutto il popolo italiano! In ogni città cortei, scenografici (quasi sempre finti cadaveri insanguinati) e cartelli.  

Nella notte tra il 14 e il 15. 10.2011 cinque attivisti scavalcano i cancelli e si arrampicano sui capannoni, con un enorme striscione. Verranno fatti scendere il mattino dopo. 

Il 2.12.2011 altra protesta scenografica davanti al municipio: cimitero di beagle morti. 

Un fatto di cronaca che in due anni è diventata storia quel fatidico 28.04.2012, quando alcuni attivisti sono arrivati a Green Hill, hanno scavalcato le recinzioni entrando nei capannoni, rubando i cani e facendoli passare sopra il filo spinato, un episodio che ha fatto il giro del mondo e che nessuno di noi dimenticherà.

Se da un lato quei 70 cani troveranno una nuova vita, dodici persone saranno arrestate. Ma questo non fermerà la protesta, anzi l’allargherà al mondo. Persino negli Stati Uniti ci saranno delle manifestazioni contro la vivisezione. Gli arrestati sono stati, poi, prosciolti. 

A luglio la macchina della giustizia ha deciso, anche grazie ad un esposto delle associazioni, di fare qualcosa, aprendo un’inchiesta, inviando le Guardie Forestali nei capannoni e ordinando un sequestro probatorio di struttura e cani. Questi ultimi sono stati affidati alle associazioni animaliste. Il 27 è ricordato come il giorno Liberi Tutti!

Alla fine è stato sufficiente applicare le leggi che già ci sono come il 544 bis e il 544 ter del Codice Penale. 

La vivisezione e i mille cavilli legali che la proteggono è ancora un tema attuale e sentito. Non è facile smantellare simili meccanismi anche perché sono orchestrati da multinazionali farmaceutiche e ricercatori che ritengono giusto torturare gli animali a favore della scienza anche se non ha nessun fondamento scientifico. 

La vivisezione è business non è ricerca.

Ma come quei cancelli di Green Hill prima o poi ogni maccanismo verrà scavalcato e allora le cose cambieranno.

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