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L’addio di Gnassi alla Provincia di Rimini: “Abbiamo tenuto in piedi la baracca”

“Si chiude un ciclo”: così Andrea Gnassi nell’annunciare la sua rinuncia a ricandidarsi a presidente della Provincia di Rimini. Ne avrebbe avuto la possibilità, avendo esercitato un solo mandato dal 2014 al oggi, ma ora serve un avvicendamento. Un mandato svolto “per spirito di servizio”, proprio quando “le province erano state cancellate, private di finanziamenti ma e di funzioni ma non di quelle essenziali come scuole, strade”, per poi essere “resuscitate dal referendum, o meglio mandate in rianimazione”. Quattro anni di “coma”, per enti che hanno rischiato sul serio il tracollo, mentre dovevano occuparsi di scuole e di strade. “A volte mi sono sentito davvero un ‘presiniente’, altro che volontà di accentrare”, confessa. Da parte sua, le province Gnassi non le avrebbe abolite, “ostinatamente contrario”. Ma l’ibrido che è scaturito dalla loro mancata soppressione non può andare avanti così e ora sogna un modello federalista, con pi autonomie per Regioni e Comuni: “Giusto il guizzo di Bonaccini”.

Intanto, però l’ente provinciale assomigliava sempre più a uno zombie. “Ma abbiamo tenuto in piedi la baracca”, rivendica Gnassi. Ed elenca le partite che si è ritrovato sul tavolo mentre si galleggiava fra le incertezze, istituzionale e finanziaria, più assolute: la sanità, con l’organizzazione area vasta dell’Ausl Romagna; i trasporti pubblici locali, “confrontandoci con Forlì e Ravenna per niente disposte a fare sconti”. E la viabilità, con le rotatorie sulla SS 16 sulla cui pratica è stata apposta la sua firma proprio oggi, ultimo atto da presidente della Provincia (nella foto). 

Parole di elogio per Riziero Santi, che la segreteria del Pd ha candidato a succedergli nelle elezioni del 31 ottobre: “Un bravo amministratore del suo comune, una persona in grado di dialogare con i comuni, che sa stare nelle istituzioni senza spiriti di parte”. Alle elezioni provinciali, dopo la legge Delrio, concorrono in 353 tra sindaci e consiglieri dei comuni della provincia, ma con un complicato meccanismo che assegna maggior peso ai voti dei consiglieri dei comuni più popolosi.

Gnassi ha poi elencato un bilancio di quanto realizzato durante il suo mandato. La prima urgenza era da salvare il personale, passato 257 a 80 persone: quelli che hanno perso il posto sono stati ricollocati in Regione o altri enti, o pensionati.

“Ma la priorità è stata sempre la scuola – sottolinea Gnassi –  con 17 milioni investiti per il nuovo Valgimigli (10 milioni più 1,5 per la palestra, ndr), il Valturio e il Marco Polo di Rimini, il Savioli di Riccione, il Molari di Santarcangelo, il Malatesta,, il Tonino Guerra di Novafeltria”. 

Il tutto da gestire praticamente senza finanziamenti dallo Stato, che anzi ora si trattiene anche le poche entrate dirette rimaste come l’addizionale sulla RcAuto e l’imposta di trascrizione sul registro automobilistico.

“Ma il dissesto è stato evitato”: come? Principalmente con il taglio di 500 mila euro alle spese di funzionamento dell’Ente e quello di 800 mila agli affitti, passati da 1 milione a 200 mila euro. E poi grazie al milione e mezzo di euro arrivati alla Provincia dai dividendi della Fiera, grazie al “generoso” benestare degli altri soci, Comune di Rimini e Camera di Commercio.

E poi, grazie all’impegno dello stesso Comune di Rimini che con la sua struttura, a iniziare dal segretario comunale “prestato” alla provincia, ha dato una bella mano alla macchina amministrativa evitando il tilt. “Grazie di cuore a tutti”, conclude Andrea Gnassi.

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