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L’addio di Rimini ad Alfredo Arcangeli: “Politica come passione e generosità”

Si sono svolti oggi i funerali di Alfredo Arcangeli. Pubblichiamo l’orazione funebre pronunciata per l’occasione da Nando Piccari. 

Chi sia stato Alfredo Arcangeli e quanta passione verso gli altri abbia caratterizzato la sua esistenza, lo sanno bene e lo ricorderanno a lungo le migliaia di uomini e di donne che hanno con lui condiviso un tempo in cui “vivere la politica” era parte integrante dell’esistenza delle singole persone e delle relazioni fra di loro.

Ben lontano da ogni formalismo e da ogni tentazione burocratica, Alfredo ha voluto e saputo arricchire ulteriormente questo impegno aggiungendovi la generosità.

Alfredo Arcangeli

La generosità del leader sindacale che ha difeso il mondo del lavoro non solo a colpi di vertenze, ma anche con la non scontata capacità a vivere le lotte dal di dentro, fianco a fianco con i lavoratori che in quel momento ne erano protagonisti.

Una generosità che nel contempo, lontana da ogni forma sia di paternalismo che di autoritarismo, ha aiutato a crescere e ad affermarsi una nuova generazione di validi sindacalisti. E che non ha mancato di farsi sentire, col garbo di una telefonata o di una chiacchierata a quattrocchi, anche nei confronti di noi giovani dirigenti del PCI, in ascesa, diciamo così.

Una generosità che, una volta terminata l’esperienza sindacale, s’è arricchita di vivace curiosità, talvolta perfino divertita, nell’intraprendere le tante “nuove esperienze” con le quali Alfredo si è brillantemente cimentato dal 1980 fino a non molti anni fa: Vicepresidente del Comitato Circondariale, Assessore al Comune di Rimini, Presidente dell’USL, Sindaco di Torriana.

Mi piace salutarlo ricordando, con gratitudine ed emozione, la generosità mostratami in due significativi momenti del lungo rapporto intercorso fra di noi.

Si era nel novembre 1978 e da qualche tempo la Federazione riminese dal PCI veniva attraversata da un vivace confronto dialettico, con risvolti talora polemici, fra le due “anime” del gruppo dirigente. Da una parte la componente storica formatasi nell’immediato dopoguerra, che ancora deteneva un ruolo di preminenza nella vita del partito. Dall’altra il frutto di un consistente salto anagrafico e generazionale, rappresentato da un gruppo di giovani dirigenti di cui io, trentenne, ero il più anziano, ai quali “stava stretta” quella che Berlinguer avrebbe poi chiamato “la liturgia di partito”.

Passando Giorgio Alessi ad altro incarico, iniziava in quei giorni il percorso che avrebbe portato al ricambio del Segretario di Federazione del PCI.

Come già in precedenti occasioni, si era attivata una sorta di “primarie parlate” a carattere consultivo, con una commissione ristretta “super partes” che avrebbe interpellato ad uno ad uno segretari di sezione, dirigenti provinciali e comunali, verbalizzandone i colloqui e passandone il contenuto al Comitato Federale, titolato a decidere.

La consultazione sta evidenziando un largo consenso nei miei confronti, ma la Segreteria Regionale del partito, che in simili occasioni aveva voce in capitolo, vede con un po’ di preoccupazione la scelta di affidare la direzione della Federazione ad un segretario,diciamo “non troppo ortodosso”.

Alla ricerca di un compromesso, viene così chiesto ad Arcangeli di lasciare la CGIL e di rendersi disponibile al ruolo di segretario, con me al massimo vice.

È a quel punto che ricevo, inaspettata, una telefonata da Alfredo: “La proposta mi lusinga – dice – e non ti nascondo che mi piacerebbe accoglierla. Ma ho sempre creduto che il nostro tanto sbandierato ‘largo ai giovani’ non sia solo uno slogan, ma un impegno da prendere sul serio. Per questo sostengo la tua candidatura”.

La cosa gli si “ritorcerà contro” nel 1983, quando divenuto Sindaco Massimo Conti per effetto di un accordo regionale PCI-PSI, si deve eleggere un comunista Presidente del Circondario in sostituzione del socialista Bonizzato.

Arcangeli ne è dal 1980 il vicepresidente e, anche se nel PCI sono sconosciute le auto-candidature, capisco bene che si senta il designato naturale.

Ma io, non senza imbarazzo, gli avanzo una proposta diversa, specificando che però la porterò in approvazione solo se avrà il suo consenso: “Con l’avvento del sindaco socialista occorre accrescere l’autorevolezza comunista in giunta, e chi meglio di te?” E lui: “Sì, ma al Circondario poi come si fa?” “Ci mandiamo un giovane, Marco Bruscolini. Anche perché sei stato tu ad insegnarmi che ‘largo ai giovani’ non può essere solo uno slogan”.

A quel punto mi fa un gran sorriso e: “Ho capì! Am so frighé s’al mi meni”.

Nando Piccari

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