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Mercato Coperto al Settebello? Idea brillante per svuotare il centro. Morciano al voto, il vero nodo è il conflitto d’interessi


L’aeroporto Fellini sogna in grande: progetto storico o castello in aria?


26 Aprile 2026 / Maurizio Melucci

Il Fellini sogna in grande: progetto storico o castello in aria?

Questa settimana a Rimini il dibattito è stato monopolizzato dal grande piano di riqualificazione dell’Aeroporto Federico Fellini. Un progetto ambizioso: nuovi spazi, viabilità ridisegnata, 1.500 parcheggi e soprattutto un obiettivo da far girare la testa, 3,5 milioni di passeggeri. Numeri che, per lo scalo riminese, non si sono mai visti, né sognati, tanto meno sfiorati in passato.

L’orizzonte è il 2040-2050. Vent’anni nei quali può cambiare tutto: mercati, compagnie aeree, turismo, mobilità, perfino il modo di viaggiare. Per questo i grandi masterplan vanno presi sul serio, ma anche con il necessario realismo. Perché tra un rendering e la realtà di solito corre una certa distanza.

La prima domanda è semplice: chi paga? Duecento milioni di euro non si trovano nel cassetto dei check-in. Si è parlato di fondi FSC, ma lo scalo ha già ottenuto 9 milioni nella programmazione 2021-2027. Per il resto bisognerà attendere i prossimi cicli di finanziamento, ammesso che arrivino. E allora il grosso da dove dovrebbe uscire? Dall’aumento del traffico? Dai servizi a terra? Dai parcheggi? Dai passeggeri stessi?

Qui si apre il secondo nodo. Per attrarre più voli, la Regione ha già scelto di farsi carico della council tax per gli aeroporti minori. In sostanza, si paga per far arrivare traffico. Poi però quel traffico dovrebbe finanziare l’espansione dello scalo. Un meccanismo possibile, ma non esattamente automatico.

Terzo punto: 3,5 milioni di passeggeri si gestiscono come? Con una fermata del Metromare e qualche autobus in più? Difficile crederlo. Se davvero si punta a quei volumi, servono collegamenti ferroviari seri, viabilità efficiente, parcheggi organizzati e un sistema integrato costa-entroterra-aeroporto. Si prevede perfino di spostare la SS16, ma il progetto della nuova Statale è fermo al palo. Altrimenti il rischio è di avere un terminal moderno e code medievali fuori dai cancelli.

Sia chiaro: pensare in grande non è un difetto. Anzi, Rimini ha bisogno di visione e infrastrutture adeguate. Ma una cosa è progettare il futuro, un’altra è confondere il futuro con una brochure patinata.

Per ora il piano appare affascinante, persino seducente. Ma tra il “si farà” e il “funziona davvero” passa la stessa differenza che c’è tra un decollo e il rullaggio. Oggi siamo ancora fermi in pista. E, al momento, il libro dei sogni sembra avere più pagine del piano finanziario.

 

Mercato Coperto al Settebello? Idea brillante per svuotare il centro

Nasce Ariminensis, con Claudio Mazzarino presidente e Gabriele Bernardi vicepresidente. Mettono insieme alcuni comitati attivi nella città. Mi viene da dire di orientamento politico di centrodestra. Legittimo che ciascuno si organizzi, faccia proposte e dica la sua sulla città. Fin qui nulla da eccepire.

Il problema nasce quando, tra le idee lanciate, spunta quella che meriterebbe un premio speciale per creatività urbanistica: trasferire il Mercato Coperto di Rimini nell’area del Settebello, perché più accessibile e con parcheggi.

Tradotto: togliere uno dei principali poli di attrazione quotidiana dal cuore della città e spostarlo altrove. Una brillante strategia, più o meno come curare una pianta tagliandole le radici.

Il Mercato Coperto non è solo un edificio dove si compra frutta o pesce. È flusso di persone, vita urbana, passaggio continuo, socialità, presidio economico. Attorno a quell’area ruotano bar, gastronomie, botteghe, negozi, pubblici esercizi. Gente che lavora davvero, non sulle planimetrie.

Spostarlo al Settebello significherebbe una cosa molto semplice: desertificare economicamente un pezzo di centro storico già abbastanza provato. Meno persone, meno acquisti, meno vitalità, più serrande abbassate. Però con parcheggi comodi.

C’è sempre questa strana idea per cui il centro storico sarebbe una scacchiera da riprogettare a tavolino, ignorando che funziona grazie a equilibri delicati costruiti nel tempo. Basta spostare un presidio forte e si innesca un effetto domino che poi nessuno sa più fermare.

Un consiglio non richiesto agli strateghi del rilancio urbano: prima di immaginare traslochi epocali, fate un giro a piedi tra le vie del centro, parlate con commercianti, residenti e operatori. Scoprirete che una città reale è più complessa di un rendering.

Il Mercato Coperto va migliorato, rilanciato, modernizzato. Non esiliato.

Perché certe idee sembrano nuove solo a chi non ha capito il vecchio errore che contengono

 

Morciano al voto, il vero nodo è il conflitto d’interessi

A Morciano di Romagna si voterà il 24 e 25 maggio per eleggere il nuovo sindaco dopo le dimissioni di Giorgio Ciotti. La sfida è tra Pierluigi Autunno e Andrea Agostini. Ma più della competizione politica colpisce il tentativo di normalizzare una questione che dovrebbe stare al centro del dibattito pubblico: il conflitto d’interessi.

Nel presentare Agostini su quotidiani locali, si sottolinea la sua esperienza professionale in uno studio di architettura attivo su urbanistica e viabilità, come se questo fosse automaticamente un valore aggiunto per amministrare il Comune. È un ragionamento sbagliato.

Proprio urbanistica, edilizia e viabilità sono i settori nei quali un sindaco deve mantenere la massima distanza da interessi professionali diretti o indiretti. Un’amministrazione decide su piani regolatori, varianti, traffico, opere pubbliche, permessi edilizi. Se chi governa opera professionalmente negli stessi ambiti, il rischio di sovrapposizione tra interesse pubblico e privato è evidente.

Cambia poco che lo studio abbia sede a Riccione invece che a Morciano, o che eventuali pratiche siano firmate da collaboratori. Il nodo resta politico e istituzionale: serve una separazione netta, reale e verificabile.

Tentare di trasformare una possibile incompatibilità in un titolo di merito è un rovesciamento pericoloso. Come se bastasse conoscere tecnicamente un settore per essere idonei a governarlo. Non è così. Amministrare un Comune significa decidere con imparzialità ed evitare anche solo il sospetto di favorire interessi privati.

Le elezioni anticipate nascono proprio da una frattura politica e istituzionale. Ignorarlo significa prendere in giro gli elettori.

La domanda che Agostini dovrebbe chiarire è semplice: come garantirebbe una separazione totale tra la funzione di sindaco e la propria attività professionale?

Perché qui non si discute di capacità tecnica. Si discute di credibilità istituzionale.

Andrea Agostini candidato per il centrodestra

Maurizio Melucci