Le bionde, sciamanti vichinghe corteggiate in piazza Tripoli
31 Maggio 2026 / Giuliano Bonizzato
- Scusa per favore, dove essere piazza Tripoli? Io non trovo questa in mia map!
Chi mi ha fatto questa domanda la scorsa settimana, mentre passeggiavo dalle parti di piazzale Kennedy in una mattinata già estiva, è una bella ragazza, alta, bionda, classico tipo scandinavo. Ed è bastato questo per scaraventarmi sulla mia macchina del tempo con gli indici puntati verso i magici sessanta-settanta…
Erano gli anni in cui la contestazione giovanile cercava di infrangere i vecchi tabù e dove l’emancipazione, la gioia di vivere, la spontaneità delle ragazze del nord, facevano davvero il ‘botto’. Ed era una scoperta reciproca. Da una parte quella di un sesso naturale e disinibito, dall’altra… il ‘corteggiamento! Già. Quell’insieme di comportamenti, gesti e attenzioni nei confronti della donna che si vuol conquistare, inesistente nelle algide lande da cui provenivano le visitatrici. Tanto che in questa fase romantico-pioneristica, (nulla a che vedere con lo squallore del sesso fax food del ventennio successivo!) si registrarono anche belle storie d’amore come dimostrato dalla affiatata comunità di origine scandinavo-malatestiana ben rappresentata nella nostra città.
Ma torniamo a piazza Tripoli che (evocata perfino in ‘Un week-end postmoderno’ di Pier Vittorio Tondelli!) rappresentò davvero il leggendario punto d’incontro tra indigeni e ‘vichinghe’ sciamanti allegre e festose dai voli charter del vicinissimo aeroporto di Miramare. Età media dei protagonisti? Vent’anni!
Poi, nel 2004 ebbe luogo la sofferta sostituzione. Piazza Tripoli divenne la piazza del Beato Alberto Marvelli, esemplare figura umana e cristiana morto a soli ventotto anni. Nulla da eccepire sulla grandezza del personaggio. Però anche l’aspetto laico della faccenda meritava di essere attentamente soppesato.
Prima della decisione si svolse infatti in città un acceso dibattito tra opposte fazioni che mi permetto di sintetizzare come segue.
LAICI
“Vogliamo scherzare? Piazza Tripoli non si tocca, è un punto di riferimento essenziale, una vera istituzione e non solo per i Riminesi. Vogliamo sconvolgere consolidate e nostalgiche memorie? Cerchiamo almeno di evitare, col dovuto rispetto, le future proteste delle nonne scandinave! “Mia nipote detto me. Non trovato più piazza Tripoli dove tu mandato anche mamma! Vad sa du’? Be-ato Mar-velli? Nej! io mio grande amore italiano incontrato PIAZZA TRIPOLI, no Mar-velli!”.
CLERICI
“Occorre liberarsi dello squallido retaggio di un passato trasgressivo così come è da cancellare la retorica colonialista che ha ispirato i nomi di decine di strade attorno a quella Piazza. Non c’è memoria storica, individuale o collettiva, che tenga. Se i tempi cambiano è giusto che cambi anche la toponomastica.
Piazza Marvelli, dunque e non solo! Si ribattezzino anche tutte le strade e stradine “coloniali” che le stanno attorno col nome di altrettanti Santi che hanno avuto a che fare con Rimini a partire da San Gaudenzo, San Giuliano, San Sigismondo e Santa Rita. Anzi, siccome esauriti i Santi rimarrebbe certamente qualche altra via da utilizzare, si dovrebbero addirittura anticipare i tempi. Via don Oreste Benzi al posto divVia Tobruk, per esempio. O via Cardinal Ersilio Tonini invece di via Giarabub. Tanto prima o poi faranno Santi anche loro”.
Beh… Se nel 2004 ci rimasi un po’ male ora sono convinto che la soluzione vincente sia stata quella giusta.
Eh, già. Quando i tempi cambiano può cambiare anche la toponomastica. E siccome a differenza degli aeroporti per cambiare le strade occorre almeno che trascorrano dieci anni dalla dipartita del soggetto, dovremo purtroppo attenderne ancora sette prima di cambiare viale Principe Amedeo in viale Silvio Berlusconi.
Giuliano Bonizzato