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Le Città Visibili all’ex macello di Rimini, otto serate invece dell’abbandono

Un Festival per “Le Città Visibili”. La manifestazione, giunto al suo sesto anno, farà rivivere per due settimane i locali dell’Ex Macello comunale di Via Dario Campana di Rimini, abbandonati dal 1995. La kermesse, iniziata oggi, terminerà giovedì 2 agosto e regalerà quattro serate di teatro e altrettante di musica dal vivo, tutte a ingresso gratuito. Ma ci saranno anche diversi incontri e conferenze su alcuni grandi temi di attualità. Questo evento è stato creato dall’Associazione riminese “Le Città Visibili”, che dal 2015 si spende per rivalutare gli spazi abbandonati della città. A parlarci di questo evento e non solo è Linda Gennari, attrice e Direttrice Artistica del Festival.

Linda Gennari

Linda, mi parli un po’ di questa manifestazione…

«Il Festival si caratterizza, da sei anni, come progetto culturale che riporta in vita spazi urbani dismessi e li restituisce alla Comunità. Rappresenta a Rimini un’iniziativa dal sapore nuovo, capace di coniugare stili differenti e originali, ed è ricco di appuntamenti degni di nota e di richiamo nazionale. Le serate sono ad ingresso libero, e questo ne permette la fruizione ad un pubblico molto vasto e diversificato, cosa per noi molto importante: vorremmo che il teatro potesse arrivare anche a chi non è abituato a frequentarlo o a chi generalmente non può. La rassegna si è molto ingrandita nel susseguirsi delle edizioni, in termini di pubblico, di collaborazioni con altre associazioni del territorio ed enti a livello nazionale, e di attività che si aggiungono alla programmazione di spettacoli e concerti».

Grazie a questo Festival siete riusciti a far rivivere una zona abbandonata come l’ex Macello. Che cosa vuol dire riportare gente questi luoghi?

«Credo sia un bel modo di riappropriarsi degli spazi abbandonati, un modo intelligente ed utile per farli rivivere, per trasformarli e farli diventare CASA per la Comunità, perché le persone possano incontrarsi, riflettere insieme sui temi vivi ed attuali che attraversano gli spettacoli e le attività della rassegna, interrogarsi su di essi, perché possano riconoscersi e ritrovarsi come comunità forte, coesa, aperta, accogliente e solidale».

Quante persone lavorano alla macchina organizzativa?

«Bisogna seguire contemporaneamente molte cose, davvero tante. Io e la mia collega Tamara Balducci teniamo le fila di tutto, il che significa diventare multiple e diversificate. A volte ci diciamo che stiamo per conquistare il dono dell’ubiquità! Ma per fortuna abbiamo alcuni validi ed essenziali collaboratori a cui deleghiamo alcuni aspetti del lavoro: vorrei ricordare in primis Enea Conti e Irene Gulminelli del nostro ufficio stampa, Michelangelo Bonfiglioli, il nostro grafico, Federica Urbinati, che ci aiuta nell’allestimento dello spazio, il nostro angelo custode Maurizio Fantini del Comune e Roberta Amadei del Circolo Milleluci. E poi alcune persone che ci aiutano volontariamente, parenti ed amici, che si mettono a disposizione per farci arrivare anche dove pare impossibile arrivare».

Quanti saranno, invece, gli artisti?

«Gli artisti, quest’anno, si divideranno in 8 serate tra concerti e spettacoli, e in tutto saranno una ventina. E poi bisogna considerare anche tutti gli artisti che compongono con le loro immagini la rassegna di video arte. E, infine, tutti i video editor e sound designer che accompagneranno gli spettacoli/concerti».

Che cosa troverà il pubblico quest’anno?

«Un ex macello, dunque un luogo forte, duro, un’architettura “industriale”, molto affascinante, che si veste di elementi artistici e si trasforma in palcoscenico e luogo per laboratori per bambini e ragazzi con incontri, convegni, rassegne. Un posto che diventa “la casa lontano da casa”, per citare “Mattatoio n.5” di Kurt Vonnegut a cui ci siamo riferite spesso e ne vedrete anche delle citazioni sui muri dello spazio. Un luogo conviviale, grazie anche alla presenza del bar del Circolo Milleluci e dello street food di Beestro`e dello Svizio, di incontro, scambio e confronto».

E voi, invece, che cosa vi aspettate da questa edizione?

«Di stupirci! Perché questa nuova location è una novità anche per noi, e scopriremo che cosa diventerà col pubblico, che atmosfere ed energie si creeranno. Siamo molto curiose, ed elettrizzate. Ci aspettiamo mille ansie e preoccupazioni, gli imprevisti e i problemi irrisolvibili dell’ultimo minuto, e di arrivare alla fine come stracci completamente strizzati!
Ma vorremmo anche emozionarci, come sempre accade quando vediamo che il pubblico risponde felice a ciò che proponiamo. Quando vediamo nei loro occhi lacrime e sorrisi e che si riconoscono in qualcosa di cui avevano bisogno, che ci stimola ad un arricchimento culturale ed emotivo, qualcosa che accorcia le distanze e crea comunità».

Nicola Luccarelli

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