Le due Giunte CLN riminesi fra inizio ottobre 1944 e inizio ottobre 1946 – Seconda parte
23 Marzo 2026 / Paolo Zaghini
Concludo con questo articolo la sequenza delle notarelle che ho avviato sulle vicende fra il 1944 e il 1946: “Ripartire da zero: chi ricostruì il Riminese dopo la guerra”, “Gli anni della transizione: dal fascismo alla repubblica, alla democrazia”, “Il ruolo del Comitato di Liberazione Nazionale per la rinascita democratica”, “Parola d’ordine: epurazione. Il CLN inizia a rimuovere le persone compromesse col regime”, “Le due Giunte CLN riminesi fra inizio ottobre 1944 e inizio ottobre 1946” (prima parte).
Ho ricostruito qui di seguito delle brevi schede biografiche dei 25 membri che hanno fatto parte delle due Giunte CLN riminesi fra inizio ottobre 1944 ed inizio ottobre 1946. Nella prima parte ho pubblicato le prime 15 schede. Ora le ultime 10. Ce ne sono alcune più ampie (quella di Babbi, di Bianchini, di Marconi, di Isaia Pagliarani, di Zannini), altre quasi del tutto prive di informazioni (Bernardi, Magagnoli, Pedriali, Stagni). Colgo l’occasione per chiedere a tutti coloro che mi possono fornire notizie per arricchire questi brevi profili biografici di farmeli pervenire alla mia email pzaghini@rimini.com. Li ringrazio anticipatamente.

Guglielmo Marconi
Guglielmo Marconi (PCI) (1903-1968) (Pedaso – AP – 18 maggio 1903-Rimini 1 luglio 1968). Nome da partigiano “Paolo”. Nel 1921 si iscrisse al PCI. Da quel momento si gettò a capofitto nell’attività politica di quegli anni convulsi susseguenti la Prima Guerra Mondiale. Sin da quegli anni emersero alcune caratteristiche che gli rimasero per tutta la vita e che non sempre lo fecero apprezzare dai suoi stessi compagni: impulsivo, irruento, coraggioso, temerario, settario, a volte violento. Da allora, sino alla morte, fu sempre armato. Il 1922 lo vide tra i protagonisti dello scontro con le squadre fasciste. Per gli antifascisti riminesi (comunisti, socialisti, anarchici) il primo duro colpo i fascisti lo misero a segno nel maggio 1923: in quaranta vennero arrestati con l’accusa di “complotto per mutare violentemente la costituzione dello Stato e forme del Governo e a tale scopo formato squadre armate, raccolte armi e munizioni, compiuto ogni attività di propaganda orale e scritta idonea allo scopo”. Fra gli arrestati c’è anche Guglielmo che rimarrà in carcere fino al 1 luglio 1924, giorno in cui lui ed altri vennero liberati con proscioglimento dalla imputazione di cospirazione e amnistiato da quella di costituzione di banda armata. I giudici, seppur aiutati dai fascisti, non riuscirono a raccogliere alcuna prova concreta a sostegno delle accuse mosse. Tutto ciò comunque costò agli imputati 14 mesi di galera.
Ma intanto Guglielmo sin dai primi mesi del 1923 aveva perso il lavoro presso le ferrovie.
Il 20 giugno 1925 partì per la Francia. Marconi rientrerà in Italia 17 anni dopo scortato dalla Gestapo tedesca.
Guglielmo svolse all’estero attività politiche cercando contemporaneamente di trarre i sostentamenti per lui e per la sua famiglia. Cosa non sempre facile tra decreti di espulsione da vari paesi, ricerche della polizia, iniziative politiche, cambio continuo di città. In questi anni all’estero svolse innumerevoli attività lavorative: bracciante, autista, minatore, verniciatore, cartellonista, negoziante. Tutti sempre per brevi periodi e in località diverse.
Nell’ottobre 1936 partì per la Spagna ed entrò a far parte delle Brigate Internazionali. Alla fine di marzo 1937 venne inviato da Teresa Noce in missione a Parigi per consegnare delle lettere a Dozza. Ammalatosi si fermò a Parigi, in una situazione di semiclandestinità, per tutto il secondo semestre del 1937. Per anni, questo suo “rientro anticipato” fu per lungo tempo oggetto di critiche e sospetti nel partito.
Allo scoppio della guerra rifiutò di arruolarsi nell’esercito francese. Venne arrestato dalla Gestapo il 21 aprile 1942, su richiesta partita dall’Italia nel dicembre 1941. Il 28 maggio 1942 fu avviato verso l’Italia, attraverso la Germania, e consegnato alle autorità di polizia italiane al Brennero il 9 giugno 1942. Il 2 luglio venne sottoposto ad interrogatorio alla Questura di Forlì. Il 5 agosto la Commissione provinciale per i provvedimenti di polizia lo condannò al confino per la durata di cinque anni presso la colonia penale di Ventotene.
Guglielmo arrivò a Rimini da Ventotene nei primi giorni di settembre del 1943. Vi ritornò dopo un’assenza di 17 anni. Riallacciò subito i rapporti con i vecchi compagni, in particolare con Attilio Venturi. Ma visse questi primi mesi un po’ in disparte. Stava male, e ad ottobre si dovette operare. Inoltre, a complicare le cose, arrivò anche la rottura con la moglie. Ma del resto non si può certamente dire che il loro, per la sua vita tumultuosa, sia stato un matrimonio facile e felice.
Rimessosi dall’intervento chirurgico, abbandonato i propri problemi familiari irrisolti, attraverso la rete dei GAP riminesi raggiunse i partigiani in montagna verso il 20 gennaio 1944. La formazione allora era composta da quasi 200 uomini, tutti giovanissimi. Il comando era affidato a Libero (nome di battaglia di Riccardo Fedel), ex ufficiale dell’esercito.
“Paolo” (il nome di battaglia che assunse Marconi) ha 40 anni. È nel pieno delle forze ed ha un’esperienza politica quasi unica fra i comunisti della provincia. Praticamente conosce tutti i responsabili regionali e provinciali alla direzione della lotta di resistenza, con i quali ha condiviso l’esperienza spagnola e la prigionia a Ventotene. Da gennaio ad aprile Paolo guidò le azioni militari (gli attacchi a Premilcuore e a Galeata, l’occupazione di Corniolo). Agli inizi di aprile “Pietro” (Ilario Tabarri) e Paolo sostituiscono Libero alla guida della Brigata.
Medaglia d’argento al Valor Militare.
Il rientro a Rimini di Marconi nei primi mesi del 1945 non fu facile. Forse non era preparato ad affrontare, dopo vent’anni di “avventure”, la normalità. Trovò un partito guidato da giovani ed impegnato a porre le basi per la ricostruzione della città distrutta, mentre ancora al Nord infuriava la guerra.
Venne inserito nel Comitato per l’epurazione, presieduto dal socialista Ezio Cerlini per poi entrare, in occasione di un rimpasto, il 27 aprile 1945 nella prima Giunta CLN diretta dal Sindaco socialista Arturo Clari. Fu nominato vice-Sindaco assieme al democristiano Giuseppe Babbi.
Riconfermato nella seconda Giunta CLN il 30 giugno 1945. Guglielmo ricoprì questo incarico solo per poche settimane. Il 14 luglio rimase coinvolto in un grave incidente mentre era alla guida della sua motocicletta di rientro da San Marino. Dovette trascorrere diversi mesi immobile nel letto ed altro tempo in convalescenza. Il 22 agosto 1945 venne sostituito in Giunta da Cesare Bianchini, che l’anno successivo, dopo le elezioni del 6 ottobre, divenne Sindaco. Dall’estate 1945 aveva inoltre una nuova compagna, Arthes Ghinelli (1924-2008), in quel momento responsabile dell’UDI (Unione Donne Italiane.
Il 7 marzo 1946 rientrò in Giunta come Assessore alla polizia urbana e vi rimase sino alle elezioni di ottobre in cui non fu inserito nella lista dei candidati del PCI per il Consiglio Comunale.
Marconi si stava scontrando duramente con i nuovi dirigenti comunisti riminesi e per questo venne tagliato fuori da tutti gli organismi dirigenti, politici e amministrativi. Per molti aspetti Guglielmo Marconi fu la “bandiera” più illustre del PCI riminese nel dopoguerra. Ma lo fu in maniera contraddittoria: molto più per quello che rappresentava per la storia del partito che per le sue capacità di direzione politica, che non ci furono. Il suo essere uomo d’azione gli impedì di essere pienamente uomo politico sino in fondo.
Fece parte, sino alla fine, degli organismi dirigenti dell’ANPI, l’associazione dei partigiani. Politicamente militò nella sezione comunista Cavaretta, dove per anni si scontrò con il segretario Egidio Caldari, ferroviere, anche lui partigiano.
Guglielmo nel dopoguerra tornò a lavorare come cartellonista verniciatore.

Alberto Marvelli
Alberto Marvelli (DC) (1918-1946) (Ferrara 21 marzo 1918 – Rimini 5 ottobre 1946). La famiglia si trasferì a Rimini nel 1931. Frequentò il Liceo Classico e nel 1936 si iscrisse alla Università di Bologna, laureandosi nel 1941 in ingegneria meccanica. Attivo nella vita dell’oratorio salesiano di Maria Ausiliatrice a Marina Centro. Partecipò alla vita dell’Azione Cattolica e della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Militare per brevi periodi nel 1941 e nel 1943. Rientrato a Rimini dopo l’8 settembre 1943, insegnò all’Istituto Tecnico Industriale. Impegnato a sostenere la popolazione e gli sfollati durante l’anno di occupazione della città da parte dei tedeschi. Temendo la deportazione in Germania decise di accettare un posto tra gli operai della Todt, organizzazione paramilitare al servizio dei tedeschi per la realizzazione delle fortificazioni sulla linea Gotica.
Con la Liberazione ebbe l’incarico dal CLN di dirigere l’ufficio alloggi che assegnava le case ai senza tetto (a Rimini 43.000). Presidente della Commissione Edilizia Comunale e della Commissione Comunale Alloggi. Fu inoltre assessore ai Lavori Pubblici nella prima Giunta CLN con il Sindaco Clari dal 4 ottobre 1944, e riconfermato il 30 giugno 1945. Si dimise il 21 aprile 1946. Fu anche ingegnere al Genio Civile, commissario per la sistemazione del fiume Marecchia. Fece parte della Commissione d’epurazione riminese, istituita dopo la caduta del fascismo, con l’incarico di rimuovere dai loro incarichi le persone più coinvolte con il passato regime.
A questi incarichi unì l’attività politica quale dirigente della DC riminese (su sollecitazione di Benigno Zaccagnini che aveva conosciuto a Bologna negli anni dell’Università) e dell’Azione Cattolica. Partecipò alla fondazione delle ACLI. Nel 1945 entrò a far parte della “Società Operaia” fondata da Luigi Gedda. Nel partito di ispirazione cristiana Marvelli appariva come la naturale cerniera tra i vecchi “popolari” ed i nuovi iscritti, in gran parte giovani provenienti dall’Azione Cattolica.
La sua vita venne troncata da un camion alleato sulla strada costiera la sera del 5 ottobre 1946. Aveva 28 anni.
Il 1º marzo 1968 fu avviata la causa di beatificazione e la sua salma traslata dal cimitero nella Chiesa di Sant’Agostino a Rimini. Nel 1986 Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò “Venerabile”. Fu beatificato il 5 settembre 2004, durante l’incontro nazionale dell’Azione Cattolica a Loreto, da Papa Giovanni Paolo II.

Nicola Meluzzi
Nicola Meluzzi (PCI) (1916-1976) (Rimini 21 novembre 1916-9 giugno 1976). Ex barbiere, operaio delle ferrovie. Iscritto al PCI dal 1940, dal 3 marzo 1943 responsabile della propaganda nel PCI clandestino, tra gli organizzatori della Resistenza nel riminese (ufficiale di collegamento e ha fatto parte del 3. Battaglione SAP col particolare compito di rifornire l’8.a Brigata di vettovagliamenti e armi)), membro della Commissione d’epurazione, Presidente dell’Ente Comunale di Consumo (ECA), membro del Consiglio d’Amministrazione degli Istituti ospedalieri fino agli anni ’70. Assessore supplente all’annona nella prima e nella seconda Giunta CLN. Eletto in Consiglio Comunale nel 1946 e nel 1951, fu Assessore dal 1946 al 1948 e poi, assessore alla pubblica istruzione, dal 1950 al 1951. Nuovamente Assessore alla Pubblica Istruzione dal dicembre 1952 al 1955.
Fu eletto nel Comitato Federale del PCI riminese dal primo Congresso il 29-30 aprile 1949 al quarto Congresso il 30 novembre-2 dicembre 1956. Al quinto Congresso il 15-17 gennaio 1960 venne eletto nella Commissione Federale di garanzia (in carica sino a novembre 1962).
Dal 1968 aggiunto del Sindaco nel Quartiere n. 1 (Centro storico).

1933. Alberto Olivieri (per concessione del nipote avv. Roberto Biagini)
Alberto Olivieri (PCI) (1904-1953). (Rimini 6 febbraio 1904-Vecchiazano di Forlì 17 aprile 1953). Taxista. Partigiano nella SAP di Viserba guidata da Carlo Sobrero e Alessandro Ghelfi. Assessore aggiunto il 28 novembre 1944 per la frazione di Viserba nella prima Giunta CLN presieduta dal Sindaco Clari. In carica sino 30 giugno 1945. Dopo la guerra non avendo più il taxi, sequestrato e distrutto dai fascisti nel 1943, trovò lavoro presso il Consorzio di distribuzione carne che era in Via Cairoli e divenne l’addetto alle consegne con l’auto che gli era stata data in dotazione. Nel 1946 ricoprì l’incarico di segretario della sezione comunista di Viserba. Nel 1953 morì di tubercolosi nel sanatorio di Vecchiazzano di Forlì.

Illaro Pagliarani
llaro Pagliarani (PCI) (1915-1986). (Rimini 28 marzo 1915-Rimini 12 novembre 1986). Nato in una famiglia benestante. Il padre Giuseppe era un direttore compartimentale delle ferrovie, socialista, amico di Benito Mussolini quando questi era un dirigente del partito socialista, licenziato dalle ferrovie per essersi rifiutato di iscriversi al PNF (nonostante un intervento diretto in tal senso del Duce). Fratello di Elda (1904-1984) e Nicola Pagliarani (1912-2010). I tre figli di Giuseppe si laurearono tutti: Elda fu insegnante, Illaro avvocato e Nicola pure divenne insegnante (poi Sindaco di Rimini dal 1970 al 1978). Sottotenente. Partigiano. Comandante del 2° Distaccamento, 3° Battaglione Rimini, della SAP di Bellaria. Avvocato. Iscritto all’Albo degli Avvocati dal 10 luglio 1946. Assessore supplente nella seconda Giunta CLN dal 30 giugno 1945 ad ottobre 1946. Eletto in Consiglio Comunale nelle elezioni dell’ottobre 1946. Assessore dall’1 novembre 1946 all’1 febbraio 1950.

Isaia Pagliarani
Isaia Pagliarani (PCI) (1885-1958) (Santarcangelo di Romagna 22 marzo 1885-Rimini 1 novembre 1958). Frequentò il biennio del Ginnasio presso il Seminario di Rimini. Da bambino, con la famiglia, visse due anni in Argentina. Assunto nel 1908 come avventizio agli uffici del Dazio. Militare combattente nella Prima Guerra Mondiale, decorato con Croce di Guerra. Nel primo dopoguerra militante socialista nella corrente massimalista guidata da Giacinto Menotti Serrati. Redattore del periodico socialista riminese “Germinal”. Uno dei membri dirigenti del PCI a Rimini nella clandestinità durante il ventennio fascista. Nel maggio 1923 fu tra i quaranta comunisti che vennero arrestati con l’accusa di “complotto per mutare violentemente la costituzione dello Stato e forme del Governo e a tale scopo formato squadre armate, raccolte armi e munizioni, compiuto ogni attività di propaganda orale e scritta idonea allo scopo”. Come Marconi rimarrà in carcere fino all’1 luglio 1924, giorno in cui lui ed altri vennero liberati con proscioglimento dalla imputazione di cospirazione e amnistiato da quella di costituzione di banda armata. Tutto ciò comunque costò agli imputati 14 mesi di galera.
Sposato con Maria Boriello, da cui ebbe cinque figli (due maschi e tre femmine).
Il 18 ottobre 1931 venne arrestato, assieme a tutto il gruppo dirigente comunista forlivese e riminese, con l’accusa di svolgere attività comunista e condannato il 4 gennaio 1933 a cinque anni di confino all’isola di Ponza. Nell’estate 1933 venne trasferito al confino nel comune di Ierzu (in provincia di Nuoro). Liberato il 14 dicembre 1933, con la trasformazione del confino nel provvedimento di ammonizione. Per tutti gli anni Trenta fu sottoposto a vigilanza, ed il 5 luglio 1934 venne incluso fra le persone da fermare in determinate contingenze.
Tra gli organizzatori del PCI riminese negli anni della guerra, affiancando nel lavoro Attilio Venturi. Partecipò nell’agosto 1943 nello studio dell’avv. Giuliani, per conto del PCI, alla nascita del primo CLN riminese. Il 12 settembre 1943 partecipò all’incontro richiesto dai fascisti al CLN con Adamo Toni, per il PCI, nell’ufficio del ragioniere Gualtiero Frontali, per la costituzione di un Comitato di concordia tra fascisti e antifascisti. Rifiutò a nome del PCI ogni accordo con i fascisti, ma per questa sua partecipazione all’incontro venne duramente criticato. Partigiano, membro di una squadra GAP del Distaccamento di Rimini (2. Nucleo guidato da Fernando Casalboni).
Venne nominato Assessore all’economato e al servizio recuperi nella prima Giunta CLN il 4 ottobre 1944 e riconfermato nella seconda Giunta CLN il 30 giugno 1945. Si dimise dalla Giunta il 22 febbraio 1946 dopo esser stato reintegrato quale impiegato comunale, da cui era stato licenziato dal fascismo nel 1926. Padre di Gino Pagliarani (1922-2001).
Armando Pedriali (PRI) (1914-1984). (Rimini 24 gennaio 1914-20 agosto 1984). Macellaio. Entrò nella seconda Giunta CLN il 14 dicembre 1945 in sostituzione del dimissionario Gotti.
Alberto Stagni (PLI) (1909-1960). (Rimini 25 dicembre 1909-27 gennaio 1960). Ragioniere. Il PLI il 15 maggio 1945 chiese di essere rappresentato in Comune. La giunta respinse la richiesta “ritenuto che l’assegnazione di rappresentanza è provvedimento di carattere politico, che rientra nella esclusiva competenza del CLN”. Il PLI entrò nella seconda Giunta CLN il 9 aprile 1946 con Stagni, in sostituzione del dimissionario Marvelli, come Assessore agli alloggi.

Primi anni ’50. Arnaldo Zangheri (dal sito del “Centro studi e ricerche Renato Zangheri” di Bologna)
Arnaldo Zangheri (PCI) (1899-1955). (Rimini 12 febbraio 1899-Rimini 18 luglio 1955). Nome da partigiano “Franco”. Notizie tratte dal profilo redatto da Guido Nozzoli per “Nuova Voce”, organo della Federazione Comunista Riminese il 13 agosto 1955. Durante il periodo clandestino svolse delicati incarichi organizzativi in diverse regioni. Nel corso della Resistenza fu membro della Segreteria della Federazione Comunista di Pesaro, componente del CLN provinciale, ufficiale di collegamento delle Brigate Garibaldi nelle Marche. Dal luglio 1944, negli ultimi mesi della guerra di Liberazione, era passato a far parte della segreteria della Federazione di Rimini e del CLN di Rimini. Organizzò le azioni delle due SAP operanti a San Marino. Nei giorni della Liberazione esercitò per pochi giorni le funzioni di Sindaco di Rimini (su nomina del comando militare alleato). Entrò come Assessore, e Vice-Sindaco, nella prima Giunta CLN presieduta dal Sindaco Clari il 4 ottobre 1944, sino al 27 aprile 1945 quando si dimise. Gli subentrò Gugliemo Marconi. Fu poi deputato provinciale a Forlì dal 18 settembre 1946 a maggio 1951 e amministratore degli Istituti Ospedalieri e di ricovero. Fra i promotori nel 1946 del Comitato per Rimini provincia. Padre di Renato Zangheri (1925-2015).

Gino Zannini
Gino Zannini (DC) (1912-2005). (Santarcangelo di Romagna 5 maggio 1912 – Rimini 2 settembre 2005). Figlio di un calzolaio, era nato a San Vito. Laureato in Lettere a Bologna nel 1938. Partecipò alla Seconda Guerra Mondiale come Ufficiale di complemento di Artiglieria con il grado di capitano, alle campagne di Albania e di Grecia. Catturato dopo l’8 settembre dai tedeschi fu internato, per 22 mesi, in vari campi di concentramento, sino alla liberazione il 5 aprile del 1945. Rientrò a Rimini il 19 giugno 1945. Insegnante di lettere presso la Scuola Media Panzini dal 1949. Cattolico, si impegnò da subito nella turbolenta vita politica del dopoguerra riminese nelle file della DC, a cui si iscrisse ad inizio 1946. Dal 9 aprile al 6 ottobre 1946 fece parte della seconda Giunta ciellenistica guidata dal sindaco socialista Arturo Clari.
Membro del Comitato provinciale e regionale della DC. Presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci per sei anni (dal 1945 al 1951). Negli anni ’50 fu uno dei Presidenti dell’Associazione “Amici di Rimini”. Dal 1952 al 1958 consigliere dello IACP di Forlì, che operava anche su Rimini. Giornalista pubblicista. Membro del Consiglio di Amministrazione della “Casa Marvelli”.
Eletto in Consiglio comunale il 6 ottobre 1946, vi rimase sino al giugno 1958. Rieletto il 23 aprile 1961, si dimise il 14 maggio 1963. Vi tornò ancora il 9 maggio 1965 sino al giugno 1970. Presidente provinciale della Coldiretti, succeduto a Babbi.
Il 25 maggio 1958 è eletto al Senato della Repubblica e riconfermato il 28 aprile 1963 e il 19 maggio 1968 (sino a maggio 1972). Si impegnò per avere a Rimini il Tribunale civile e penale, inaugurato il 15 gennaio 1963. Dal 5 agosto 1968 al 17 febbraio 1970 è stato Sottosegretario al Turismo (nel secondo Governo Rumor). Cavaliere al merito della Repubblica.
Presidente della Polisportiva Libertas Rimini dal 1973 al 1982.
Zannini fu uno dei “padri” della Provincia di Rimini per cui si battè a lungo in Parlamento.
(5 seconda parte. Fine)
Paolo Zaghini