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Le sfide di Rimini nell’anno che verrà

Il 2022 sarà un anno impegnativo per il Sindaco di Rimini e per i suoi giovani Assessori. Ricevono dalle Amministrazioni precedenti un patrimonio di arredo urbano e di infrastrutture che poche città di medie dimensioni possono vantare. A loro dunque resta solo la noiosa gestione di ciò che sono chiamati ad amministrare?

Chi pensasse questo, sbaglierebbe. Mi sia consentito allora di mettere sul tavolo due o tre piccole questioni sulle quali potranno caratterizzarsi la prima e magari anche la seconda legislatura del nuovo Sindaco.

In primo luogo direi che una buona gestione non è affatto “noiosa”. Gestire contenitori culturali come il Galli o i Musei cittadini, così come diffondere cultura nelle periferie urbane o far fronte alle emergenze sociali crescenti, va piuttosto collocato nella categoria delle “sfide” che attendono la città. Quella che chiamo “gestione” è in realtà l’individuazione degli strumenti con cui la città resta unita, cresce e (insieme) cambia. E se non cambia, muore.

Una sfida “di frontiera” riguarda lo sviluppo del software di una città che negli anni ha investito con successo centinaia di milioni in un hardware importante. Intendo dire che le infrastrutture della città (Palacongressi, Università, TRC, Fiera, CAAR, Darsena, Palasport, Galli, Musei, ecc.) dovranno sostenere attorno a sé la “gemmazione” di segmenti di terziario avanzato per favorire il loro stesso sviluppo e per creare lavoro buono per le nuove generazioni. Dobbiamo e possiamo chiedere loro di produrre un “effetto città”, di non restare chiuse nella loro funzione, di avere maggiori ambizioni. Cento esempi si potrebbero fare ma basti dire che Rimini e la sua Università hanno il profilo giusto per attirare intelligenze da tutta Europa e per avviare esperienze di ricerca avanzata nell’agricoltura, nel marketing, nella transizione ecologica, nella nautica, nella mobilità, ecc.

Un’altra sfida aspetta il turismo. La crisi del Covid 19 pone domande che riguardano la riconquista dei mercati esteri, il rilancio dell’aeroporto, il superamento del modello basato sugli eventi di massa, la soluzione al tema delle concessioni demaniali, la riqualificazione del ricettivo anche con l’uscita dal mercato delle strutture obsolete, la non più rinviabile questione delle colonie utilizzando lo strumento dei Condhotel. Il processo di destagionalizzazione non deve interrompersi se vogliamo dare stabilità al sistema. E non dovranno mancare politiche del lavoro (formazione e diritti) che riavvicinino le nuove generazioni al mondo del turismo. Come è evidente il compito è complesso perché riguarda gli architravi del nostro turismo.

Non da ultimo si profila il tema della partecipazione dei cittadini alla vita della città. Per un paradosso della storia, con il Governo Draghi si avvia al tramonto l’epoca degli “uomini soli al comando” che ha allontanato la gente dalla politica. L’abolizione dei Consigli di Quartiere è un pezzo di quella storia. In qualche modo la tragedia del Covid ha riproposto il tema della condivisione di obiettivi, di comportamenti collettivi, di battaglie che si vincono insieme sotto l’ombrello della Costituzione. Il 90 per cento degli italiani ha risposto. La cultura democratica colga questo segnale e predisponga le proposte. Ecco perché è urgente avere un progetto per la partecipazione. Non può essere più quello basato sulla presenza dei partiti sul territorio, perché da lì i partiti si sono ritirati per dedicarsi ai social. Il punto di riferimento è quello della “cittadinanza attiva”, cioè di quelle forze civiche che sostengono il tessuto sociale con forme di partecipazione e di solidarietà. Una diffusa rete sociale di cui sono parte parrocchie, associazioni culturali, ambientali e di volontariato, non ultimi i circoli di partito sopravvissuti. Questa rete può essere chiamata ad andare oltre il proprio ambito “settoriale” per misurarsi con il tema “generale” dello sviluppo della città. Anche i partiti trarranno nuova linfa da queste reti.

Se solo una parte di questi obiettivi sarà raggiunto, sarà stato comunque un buon lavoro.

Giuseppe Chicchi 

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