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L’emigrato Di Pierro al Mulino d’Amleto: “Prima tutta colpa di noi meridionali, ora degli stranieri”

“Mio. Prima erano i meridionali. Poi vennero i migranti” è il titolo dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Dino Di Pierro che andrà in scena domenica 8 dicembre alle ore 18 al Mulino di Amleto Teatro di Rimini (via del Castoro, 7).

Tra autobiografia, dramma, canzoni e mistero buffo, un quasi monologo diviso in 2 atti (e una parentesi). In scena Di Pierro è insieme a Fofò Stramandinoli (che ha curato le musiche originali) e Lara Balducci. Illusi da Shakespeare e dribblando Dario Fo, viene metabolizzato Mrozek in un originale e divertente esercizio di stile che conduce lo spettatore, paziente e generoso, al centro del labirinto di una problematica atavica eppur quanto mai attuale: l’emigrazione. Con la splendida partecipazione di due preziosi amici di viaggio, usando anche il dialetto come lingua di scena, e con la risata che spalanca il cervello, facendoci entrare i chiodi della ragione, Di Pierro ci porta con sé, forse stanchi, forse feriti, a celebrare in maniera catartica una cerimonia collettiva amaramente colorata.

Dino Di Pierro, Lara Balducci e Fofò Stramandinoli

Com’è nata l’idea dello spettacolo? «MIO nasce da un’esigenza, o meglio da un’urgenza: quella personale di mettermi alla prova in un monologo scritto da me stesso e quella generale di portare il pubblico a riflettere su un argomento di scottante attualità come l’emigrazione racconta Di Pierro, pugliese d’origine ma ormai riminese d’adozione – . Dal punto di vista strettamente autobiografico, come spiego nel testo, io sono allo stesso tempo un emigrato, un emigrante o un immigrato (a seconda del punto di vista di chi mi guarda) però comunque fortunato, visto che Rimini rappresenta una meta privilegiata per trasferirsi. Ma vivendo o subendo le stesse difficoltà (anche se proporzionalmente inferiori) di chi è costretto a farlo per cause molto ben più gravi come la guerra o la miseria. E questa primavera, quando l’onda nera mediatica, spinta da fazioni politiche alla ricerca di facile consenso, montava in maniera smodata contro i migranti, ho sentito la necessità di rischiare in prima persona salendo sul palco. Con la speranza che anche con una risata si possa, anzi si debba far riflettere».

La drammaturgia è originale? Da quali testi prende spunto? «In questi oltre dieci anni di passione teatrale ho attraversato alcuni passaggi che mi hanno segnato in maniera decisiva, come affrontare Shakespeare e lo studio di “Mistero Buffo” di Dario Fo. E proprio prendendo spunto dalla mia difficoltà di recitare in dizione sfido il pubblico a seguirmi in un pezzo che parla di sfruttamento dei braccianti agricoli in perfetto dialetto coratino, il mio paese del nord barese di cui sono originario, usandolo proprio come il grammelot (una lingua inventata con parole senza senso ma dal chiaro suono onomatopeico). Questo spettacolo ha un’ambizione alta: quella di essere al tempo stesso uno spettacolo politico e un esercizio di stile mai manieristico, capace di alternare generi e stili diversi».

In che modo interagiscono in scena i tre interpreti coinvolti? «MIO voleva essere un monologo, poi è diventato un quasi monologo perché alla fine dei conti ho compreso che mi piace molto di più condividere le emozioni del palco, e in questa occasione ho trovato in Fofò Stramandinoli, un amico, anzi un compagno per restare sempre nell’ambito politico, capace di essere un fine menestrello contemporaneo ma anche un’ottima spalla in scena. Fofò regala al pubblico due brani originali, di cui uno scritto appositamente per MIO e che a breve sarà anche registrato. Lara Balducci, invece, presente in tutte le mie ultime rappresentazioni, ormai è a tutti gli effetti la mia socia, l’attrice su cui posso sempre contare. Questa volta cambia registro e offre un’interpretazione struggente di una badante che soffre di una particolare sindrome legata proprio al distacco dalla propria terra e dai propri affetti. È la parentesi dello spettacolo, una parte che esula dal contesto vero e proprio del testo, tant’è che viene rappresentato in un altro ambiente… Ma non voglio dire di più: la sorpresa è sicuramente funzionale al buon esito dello spettacolo».

Qual è stata finora la risposta del pubblico? «Il pubblico ha accolto la messinscena con tantissimo entusiasmo e soprattutto coinvolgimento per l’intero impianto, nonostante non sia assolutamente di facile fruibilità. I feedback dei giorni successivi alle repliche, tutte sold-out, quelle a freddo, più sincere e vere mi hanno dato la consapevolezza che il MIO messaggio, il Mio punto di vista, aveva colto nel segno. Ed è motivo di enorme gratificazione».

Prenotazione consigliata: 0541 752056.

Irene Gulminelli

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