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L’hashish per Misano arrivava dalla Bergamasca, coppia 50enne spacciava anche di fronte alla figlia piccola

Il canale che riforniva di hashish il pusher della riviera arrivava da un tranquillo paese della bergamasca. Ed era gestito da una coppia che viveva esclusivamente di spaccio. I Carabinieri di Misano lo hanno scoperto dopo una lunga attività di indagine, iniziata nel febbraio 2019 e condotta assieme ai colleghi lombardi di Treviglio.

Ieri sono stati eseguiti tre provvedimenti di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari nei confronti di due uomini ed una donna, residenti tra Misano Adriatico  e Chignolo d’Isola (BG):
Sono A.L.L., nato a Bergamo nel 1964, residente a Misano Adriatico, pensionato; D.L.S., 50enne nata a Bergamo e residente a Chignolo d’Isola, disoccupata; il marito L.M., nato in provincia di Bergamo, classe ‘64, residente a Chignolo d’Isola (BG), muratore. Tutti con precedenti.

Ma all’Autorità giudiziaria di Rimini sono state deferite ben 8 persone, tutte ritenute a vario titolo responsabili del reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Tutto era iniziato oltre un anno fa quando A.L.L. era stato arrestato per aver ceduto 4 flaconi di metadone ad un tossicodipendente di Misano Adriatico. Poi, appena due giorni dopo, il bergamasco era stato nuovamente sorpreso a cedere hashish a due giovani del luogo nella sua casa di Misano.

Il proseguo delle indagini – coordinate dalla Dott.ssa BONETTI Sost. Proc., ha poi svelato che il canale di rifornimento dello stupefacente partiva dalla bergamasca, dove A.L.L. aveva mantenuto i contatti con alcuni amici di vecchia data. Come D.L.S. e L.M., coppia di coniugi che avevano fatto del traffico di sostanze stupefacenti il loro unico mezzo di sostentamento. E per rendere ancor più redditizio il business avevano cominciato a rifornire di Hashish A.L.L., il quale provvedeva poi a spacciare lungo la riviera.

Numerose le cessioni documentate e numerosi gli elementi raccolti a carico dei tre principali indagati, tutti titolari di autonome attività di spaccio, in concorso nel caso dei coniugi bergamaschi. Questi ultimi, in particolare, come emerso nel corso delle indagini tecniche, in alcune occasioni avevano effettuato cessioni di stupefacente anche in presenza della figlia minore.

Al termine delle formalità di rito, gli arrestati sono stati quindi sottoposti in regime di arresti domiciliari presso le proprie abitazioni, in attesa del successivo intervento dell’Autorità giudiziaria per gli interrogatori di garanzia. I restanti 5 indagati, nei cui confronti non sono state ravvisate esigenze cautelari, attendono a piede libero lo sviluppo della vicenda processuale.

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