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“Liberi dalla plastica entro il 2023. Noi di Rimini e della riviera vogliano essere i primi”

Rimini vuole diventare la prima destinazione turistica libera dalla plastica. E il Comune è il primo in Italia ad aver sottoscritto un protocollo con un’associazione ambientalista, Basta plastica in mare, per essere plastic free entro il 2023.

I termini dell’accordo sono stati presentati oggi dal sindaco Andrea Gnassi e dall’assessore all’ambiente Anna Montini da una parte, Manuela Fabbri e Franco Borgogno per gli ambientalisti.

“Anni fa era nato il comitato ‘Basta merda in mare’ – ricorda Gnassi – e anche grazie a quella sensibilizzazione siano arrivati alla riconversione di un modello, alla riqualificazione strategica del prodotto turistico. C’è ancora molto da fare, visto che 11 regioni italiane sulle 15 che si affacciano sul mare sono sotto infrazione per gli scarichi in mare. Noi abbiamo investito quasi 200 milioni per risolvere questo problema e ora ci poniamo un nuovo traguardo, avviando il processo per liberarci dalla plastica nel nostro mare”.

Sono numeri paurosi quelli che emergono dalle indagini sulla presenza dei rifiuti galleggianti in mare. Un fenomeno presente con effetti devastanti in tutti i mari del mondo ma che le ricerche sul campo, come quella realizzata dalla Goletta Verde di Legambiente nei mari italiani, evidenziano con forti criticità anche nel Mar Adriatico che registra una densità nel dato del numero rifiuti per kmq di 88,89 nella parte meridionale, di 30,29 in quella centrale, del 26,39 in quella settentrionale.

Ma è la plastica, col 95,7% dei rifiuti antropogenici rilevati, la principale tipologia di rifiuti rinvenuti dagli operatori della Goletta verde nell’indagine su quelli galleggianti dell’estate 2016, seguita a grande distanza dalla carta (1,6%), dalla gomma, dal legno lavorato, e così via. Ma quello che altre indagini mettono drammaticamente in luce è che i rifiuti di plastica costituiscono la gran parte anche di quelli accidentalmente pescati, degli spiaggiati e di quelli presenti sui fondali.

Il protocollo d’intesa prevede una serie di azioni di sensibilizzazione sul riuso, l’utilizzo di materiali alternativi alla plastica, l’evitare che finisca in mare e sulle spiagge. “Non siamo talebani, le cose sono complesse – sottolinea il sindaco – ma da qualche parte bisogna partire e c’è un processo che va gestito. E siamo orgogliosi che questo processo parta da Rimini. E si può fare: un tempo sembrava impensabile eliminare le sigarette dai luoghi pubblici, si fumava perfino negli ospedali. Con la plastica vogliamo succeda la stessa cosa, non deve più essere normale che sia abbandonata nell’ambiente. Avvieremo già dai prossimi giorni il percorso che ci porti ad adottare un protocollo d’intesa tra tutte le parti, pubbliche e private, istituzioni, associazioni e operatori, che se lavoreremo in fretta e bene potremo già presentare alla fine di questa primavera. Un vero e proprio ‘contratto’ di iniziative e pratiche in grado di respingere nel nostro quotidiano l’utilizzo della plastica monouso e semmai puntare sul riuso e sul riciclo”.

“Visit Romagna ha intenzione di aderire al programma di Romagna Plastic free 2023 diventando il partner di progetto per l’aspetto più prettamente legato al turismo: da un punto di vista tecnico si tratta di una convenzione aperta/protocollo d’intesa sottoscritta dai soggetti promotori con cui si definiscono una serie di obiettivi pluriennali Romagna Plastic free 2023 e a cui invitare ad aderire i soggetti pubblici e anche gli organizzatori di eventi pubblici e privati. Si va dai materiali d’informazione agli eventi, alla mappatura delle best practices. Come Comune di Rimini, invece, già inseriremo nell’ordinanza balneare il divieto di utilizzo di cannucce e bicchieri monouso in plastica”, conclude il sindaco”. E Romagna Plastic Free sarà il marchio di cui potranno fregiarsi tutti i soggetti, pubblici come privati, che organizzeranno eventi aderendo alle regole del protocollo. Compreso il divieto di fumo sulla spiaggia, con le modalità e le sanzioni che saranno presto definite.

L’assessore Anna Montini elenca le azioni già intraprese da vari soggetti: “Dal 2016 il Comune ha allestito due cassonetti per i rifiuti che i pescatori raccolgono in mare. Nell’autunno scorso abbiamo emesso il bando per eliminare piatti e bicchieri di plastica monouso dalle mense scolastiche, che ha significato 1,2 milioni di piatti e 1,6 di bicchieri in meno all’anno. Quindi l’ordinanza che vieta i coriandoli di plastica, che venivano utilizzati anche durante tante feste lanciati da apposite macchine. Inoltre il Comune a maggio 2018 ha supportato insieme ad altre organizzazioni la presentazione di un progetto, approvato e primo in graduatoria ma in attesa della conferma del finanziamento da parte del Ministero dell’Ambiente, che coinvolge quattro imbarcazioni della marineria locale per attività di fishing for litter, cioè la ‘pesca’ dei rifiuti in mare. Da parte sua, la marineria di Rimini già dal dicembre 2017 ha rinunciato alle cassette di polistirolo per il pesce, quelle che sesso vediamo anche galleggiare sulle onde. Purtroppo non c’è ancora accordo con le altre marinerie per un bando generalizzato, ma speriamo ci si arrivi”.

E ancora, le iniziative con le scuole, come l’ultima che ha visto 1500 studenti del liceo scientifico “Serpieri” riuniti al palasport per parlare di questi temi.

“Giovani molto attenti e ai quali vado a dire che ci scusiamo con loro per il mondo che gli consegniamo – prosegue Manuela Fabbri, vicepresidente dell’associazione  – ma ai quali vogliamo proporre ora non propaganda, non demagogia, ma fatti concreti. Siamo partiti il 15 giugno dell’anno scorso e oggi ‘Basta plastica in mare’ è un’associazione riconosciuta dalla Regione che firma questo protocollo con il Comune di Rimini”.

Fabbri si sofferma sul problema delle “calze delle cozze”, le reti di plastica utilizzate dagli allevamenti di mitili che al momento della raccolta vengono tagliate e rigettate in mare: “Non è accettabile. E non è consentito dalle leggi vigenti gettare rifiuti in mare. Ma si tratta anche di cambiare i nostri comportamenti”. Come il ristorante di Rimini che non acquista più frutti di mare d’allevamento, ma solo quelli pescati dai sub. O la borraccia, che l’associazione vende a 10 euro per auto finanziarsi: da usare al posto delle bottigliette di plastica, soprattutto a scuola.

“Dobbiamo coinvolgere le categorie economiche in questa azione che nasce dalle scuole, dall’entusiasmo delle centinaia di ragazzi che portano il proprio contributo di passione e volontà alle tante iniziative che con le scuole, nelle scuole, stiamo portando avanti. Ecco perché siamo a fianco dell’amministrazione comunale a cui chiediamo di farsi promotrice dell’innovazione specie in alcuni settori come quelli della pesca e della mitilicoltura in particolare. Un impegno su cui vogliamo al più presto registrare risultati concreti ed è per questo che accanto all’obiettivo “Plastic Free” abbiamo aggiunto una data “2023” a dimostrazione che si tratta di un obiettivo non di facciata o di moda ma che vogliamo realizzare concretamente in un tempo certo”, ha concluso Manuela Fabbri.

Franco Borgogno, presidente onorario di “Basta plastica in mare”, è un giornalista che nell’affrontare questi tema è diventato anche ricercatore e accompagnatore di spedizioni nell’Artico, nel Mediterraneo, lungo il Po, evidenzia come ormai il tema sia all’ordine del giorno a livello mondiale: “In India è nato un grande movimento contro le plastiche monouso. In Indonesia, dove il problema è drammatico con i fiumi letteralmente sommerso da questi oggetti, è sorto un attivismo molto forte. Quello del Comune di Rimini è un impegno che condividiamo, stringendoci con le tante realtà che in tutto il mondo si battono contro questo dramma umano e ambientale. Ed è per questo che siamo qui, più che mai convinti di trovare tanta partecipazione tra i riminesi perché nessuno più di chi vive grazie al mare ha interesse a che questo dramma, che soffoca mari e fiumi, venga limitato”.

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