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L’intercettazione di Maggi: “Fioravanti e Mambro fecero la strage di Bologna”

“Hanno fatto la strage di Bologna?”. Risposta: “Sì sicuramente…sono stati loro”, dove “loro” sono i neofascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. 

Negli atti della nuova inchiesta della Procura generale sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 c’è anche la trascrizione di un dialogo fra Carlo Maria Maggi e suo figlio Marco. La conversazione risale alla sera del 18 gennaio 1996. Maggi, leader di Ordine Nuovo e condannato per la strage di Brescia, è morto nel dicembre 2018. Le parole erano state scambiate a casa di Maggi e intercettate con una cimice. Ora l’ANSA ha potuto visionare quella trascrizione.

I Maggi stavano ascoltando la tv che trasmetteva notizie su di un altro mistero italiano, quello di Ustica. Commenta Carlo Maria Maggi: “Ustica è stato… un episodio di guerra fredda, come ha detto questo qua; perché la strage di Bologna è stato un tentativo di confondere le acque, capisci?! Per far dimenticare Ustica”. E la moglie: “Sì..? Dove c’è scritto che…”. Maggi: “Su tutti i giornali ben pensanti…”.

A quel punto il figlio Marco chiede: “E i tuoi cosa dicono? E tu quello che sai?”. Risponde il padre: “Lo so perché è così”. Ancora Marco: “Il giudice ha da giorni… ha tracciato che la Mambro e Fioravanti… hanno fatto la strage di Bologna?”. Carlo Maria Maggi: “Sì sicuramente…sono stati loro”. E poi ancora Maggi: “Eh, intanto lui ha i soldi”, riferendosi a Giusva Fioravanti. Ma la moglie Imelda: “Taci, perché…”. 

Il televisore trasmette ad alto volume. Si sente ancora Carlo Maria Maggi dire: “Ma in pratica già qua nei nostri ambienti… erano in contatto con il padre di sto’ aviere… e dicono che portava una bomba, ecco! Io pensavo che.. in cui 100 era… era alla stazione, c’era perfino…”. Poi parole incomprensibili.

Secondo la Procura generale di Bologna, l’aviere sarebbe Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale. E questa costituisce una prova a suo carico, tanto che di recente ne ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso nell’attentato del 2 agosto 1980.

La bomba alla stazione di Bologna, il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, costò la vita a 85 persone, fra cui la diciottenne riminese Flavia Casadei. I feriti furono più di 200, alcuni rimasti menomati in modo permanente.

Giuseppe Valerio “Giusva” Fioravanti, oggi 62enne, condannato in via definitiva per la strage di Bologna e una serie impressionante di altri reati a 8 ergastoli, ha recuperato la libertà nel mese di aprile del 2009, dopo 26 anni scontati dietro le sbarre e a cinque anni dal conseguimento della libertà vigilata. La sua pena è considerata definitivamente estinta. Fin dagli anni ’90 collabora, come beneficiario di un programma di reinserimento di detenuti, con Nessuno tocchi Caino, l’associazione contro la pena di morte legata al Partito Radicale, associazione della quale è dipendente come impiegato. Percorso simile per Francesca Mambro, che oggi ha 61 anni: 9 ergastoli, 16 anni di reclusione in carcere, in semi-libertà dal 1998, in detenzione domiciliare speciale dal 2002, la sua pena è stata dichiarata estinta il 16 settembre 2013. Anche lei collabora con Nessuno tocchi Caino.

Entrambi hanno riconosciuto di aver compiuto la maggior parte dei reati per i quali sono stati condannati, rinnegando la lotta armata e affermando di esserne pentiti e pronti a pagarne le conseguenze. Ma si sono sempre detti innocenti della strage di Bologna.

Gli inquirenti cercheranno ora di sapere a quali soldi si riferisse Maggi ed elargiti da chi. Di sapere insomma chi fossero i mandanti della strage, sui quali non è mai stata fatta alcuna luce.

 

 

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