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LISI: “IL SUPERAMENTO DEI CAMPI NOMADI NON SI DISCUTE”

Undici famiglie, 42 persone, tutti cittadini italiani da moltissime generazioni. Di questo si sta parlando. Ma si sta parlando di undici famiglie Sinti, cioè nomadi, cioè zingari. Quel popolo che fu avvistato in Italia per la prima volta proprio dalle nostre parti, a Bologna e Forlì, nel 1422. Ma che dopo secoli rappresenta un problema; più oggi che ieri, quando gli zingari, pur fra tante frizioni, potevano più facilmente essere assimilati da sistemi sociali in cui la stanzialità non era né un dogma né tanto meno un valore.

Gli zingari non piacciono a nessuno. Rubacchiano e sporcano, difficilmente si integrano. E se lo fanno, scompaiono in quanto zingari, cioè nomadi. Un relitto della storia, l’unico popolo al mondo che non ha mai fatto guerre. Ma nei campi di concentramento di Hitler ne furono uccisi oltre 500 mila.

I 42 Sinti italiani di Rimini oggi sono accampati presso via Islanda. Questo, come tutti gli altri campi nomadi esistenti in Emilia Romagna, dovrà scomparire, per essere sostituito da “micro-aree famigliari”.
A Rimini due delle tre micro-aree scelte stanno facendo discutere: via della Lontra alla Grotta Rossa e via Maceri alla Gaiofana. Dove sono in tanti a non volerne sapere.

D’altra parte. c’è anche chi sostiene che il progetto di smembrare via Islanda vada bene, ma chge tre micro-aree siano poche, meglio 14 o 15; è la posizione dell’Associazione Papa Giovanni XIII: “Sosteniamo la proposta della creazione di microaree: distribuire i nuclei familiare in quattordici/quindici luoghi della città, affinché sia minore l’impatto sociale all’interno degli equilibri di un quartiere. Questa soluzione garantisce maggior controllo, rispetto delle regole e le tutele dei diritti, in particolare dei minori”.
Abbiamo chiesto a Gloria Lisi, vice Sindaco e assessore con delega al Sociale, come intende procedere l’Amministrazione.

Gloria Lisi

Gloria Lisi

Vice sindaco, come è strutturata questa operazione?

«Noi partecipiamo a un bando regionale. La legge regionale prevede il superamento dei campi nomadi, ma non dice solo questo: mette delle risorse a disposizione. E noi partecipiamo a questo bando per avere delle risorse regionali».

E la collocazione?

«Quando si partecipa a un bando regionale bisogna presentare non solo un progetto dal punto di vista sociale, ma anche una pianificazione urbanistica, rispettando i dettami regionali per quanto riguarda quelli che si non si chiameranno più “campi”, ma “micro-aree famigliari”, che vengono definite dalla delibera anche in maniera molto precisa. L’amministrazione si è trovata nell’opportunità di partecipare al bando e nel farlo ha seguito i criteri fissati dalla Regione, in base anche alle possibilità che avevamo sulle aree urbane. È chiaro che è stata fatta una scelta, se ne potevano fare anche altre. Però il tema, l’obbiettivo è il superamento del “campo”».

Scelta irreversibile?

«La Regione potrà approvare o non approvare il nostro progetto. Se non approvato, potrebbe essere rimesso tutto in discussione. Ma non il tema del superamento di campi no, quello è l’obiettivo dichiarato della norma regionale. Capisco che il tema è delicato, non è di facile assimilazione, ma non si può prescindere dal superamento. Il dove, il quanto spendere, come fare le aree, su quello la Regione potrebbe anche prevedere una fase interlocutoria con gli enti locali che hanno partecipato al bando. Potrebbe anche dire che anche l’area scelta non è idonea. In tutti questi casi la proposta dell’ente locale andrà riformulata».

«L’amministrazione – prosegue la vice Sindaco confermando quanto già comunicato ai cittadini – predisporrà una particolare attenzione all’integrazione delle famiglie nei nuovi contesti e con la popolazione residente. Le aree saranno adeguate per migliorare le condizioni di vita delle famiglie e in seguito si valuteranno insieme ai cittadini anche complessivi progetti di rigenerazione urbana. Chi ne usufruisce avrà un contratto nominativo col Comune, e per abitarla deve sottostare a determinate condizioni, tra cui la legalità e la scolarità dei figli».

In Emilia Romagna vivono nei campi oltre 2.700 fra Rom e Sinti, lo 0,06% della popolazione, perlopiù cittadini italiani.
La legge regionale – approvata esattamente un anno fa con i voti favorevoli di Pd e Movimento 5 Stelle – prevede lo stanziamento di 750 mila euro da assegnare tramite bando ai Comuni che la applicheranno.  Dal 1988 a oggi, la Regione Emilia Romagna ha speso 10 milioni di euro per tamponare situazioni che non soddisfano nessuno.

A Rimini, il superamento del campo di via Islanda e le misure relative di integrazione costeranno 198 mila euro, 136 mila dei quali richiesti alla Regione. Le tre micro-aree individuate dal Comune, “dopo un’attenta valutazione di tutto il territorio comunale”, riguardano una parte di via Islanda, via della Lontra (nei pressi del Comando della Polizia Municipale di Rimini) e via Maceri.

“Il campo di via Islanda – ricorda l’Amministrazione in suo comunicato – è stato oggetto di due ordinanze sindacali contingibili e urgenti a seguito delle precarie condizioni di sicurezza e igieniche certificate e segnalate dall’Ausl Romagna. Le 11 famiglie Sinti (42 persone in totale, con molti minori) che attualmente vivono nell’area saranno accompagnate a scegliere una soluzione abitativa alternativa in tre microaree, con una tipologia abitativa ‘roulotte/camper, abitazioni mobili’, che saranno realizzate utilizzando l’auspicato contributo regionale e quindi assegnate in locazione. Le famiglie, oltre all’affitto, sosterranno anche le spese per le utenze”.

“Le tre microaree – spiega infine il documento del Comune di Rimini – saranno realizzate dal Comune e assegnate in locazione e le spese di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria saranno a carico del nucleo familiare. I rapporti tra il Comune e le famiglie che parteciperanno all’assegnazione delle aree saranno regolati da una convenzione nella quale saranno definiti gli impegni rispetto ad aspetti urbanistici ed edilizi, inclusione sociale e rispetto dei diritti e doveri e responsabilità nei confronti della comunità e delle istituzioni. L’intenzione dell’Amministrazione è di supportare gli inserimenti lavorativi, la frequenza scolastica, il contrasto all’abbandono degli studi dopo le scuole medie, aiuto per capire procedure e regole di accesso ai servizi sanitari, in particolare per ridurre i comportamenti a rischio negli adolescenti”.

Stefano Cicchetti

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