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Chi lo dice che io non posso amare?

La sessualità è una parte importante della nostra vita ed è fondamentale viverla fino in fondo. Tutti devono poter esprimere i propri sentimenti attraverso il corpo: anche e, soprattutto, coloro che devono fare i conti con delle limitazioni fisiche. Ed è per questo che è nata la figura del ‘Love Giver‘, ovvero l’assistente sessuale per persone con disabilità. Grazie a Maximiliano Ulivieri (classe ’70), da Bologna, affetto da una neuropatia motorio-sensitiva ereditaria che dall’età di due anni gli ha sempre impedito di camminare, oggi, molti uomini e donne con disabilità stanno riprendendo il contatto con la sfera affettiva e sessuale, senza alcuna vergogna o tabù.

Ulivieri lavora nel campo del turismo accessibile a persone con disabilità. Da questa attività è nato, nel 2009, il sito www.diversamenteagibile.it che raccoglie reportage di strutture e viaggi accessibili a persone con disabilità. Inoltre, ha creato anche una versione specifica per Bologna (www.bolognaforall.it). E’ docente e formatore in corsi per tour operator, agenzie di viaggi e guide turistiche. Oltre a essere responsabile del progetto www.lovegiver.it, cura il magazine www.disabilitystyle.ite ha scritto il libro “Loveability”, con cui cerca di dare una nuova immagine al mondo della disabilità e collabora per Il Fatto Quotidiano.

Quando è nato il progetto Love Giver?

«Il progetto Love Giver è nato nel 2013, con la creazione del “comitato per una legge popolare a favore dell’assistenza sessuale alle persone con disabilità”. Il comitato è una ONLUS regolarmente iscritta all’albo della regione Emilia – Romagna».

In che cosa consiste esattamente?

«L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita. L’assistente sessuale è un operatore professionale, uomo o donna, con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale, che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali ‘sane’;di qui l’importanza di una selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali. Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. L’operatore definito del ‘benessere sessuale‘ ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentrerà esclusivamente l’attenzione sul semplice processo ‘meccanico’ sessualità. Promuoverà attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le ‘energie’ intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità».

Quanti collaboratori conta il Comitato Love Giver?

«Il comitato è formato da 10 persone, tra cui due psicologi, un medico, un educatore, un avvocato e vari specialisti. Gli assistenti sessuali in formazione per ora sono 16: uomini e donne. Supporter per fortuna molti».

Dove operano i Love Giver?

«Gli operatori possono operare in tutta Italia. Se è possibile operano nell’abitazione di chi richiede questa figura o in strutture aderenti al nostro progetto».

Le persone disabili che si rivolgono all’assistente sessuale arrivano da tutta Italia?

«Diciamo che nord e centro sono il numero maggiore, ma arrivano anche richieste dal sud. Ci auspichiamo che, con la diffusione delle informazioni giuste su questa figura, ci sia un’apertura sempre maggiore anche a chi è scettico o per cultura, timori, imbarazzi, paure, non ha ancora espresso il suo desiderio e bisogno».

Siete soddisfatti di quello che avete fatto in tutto questo tempo?

«Dopo 67 convegni in quasi tutta Italia, un libro scritto, presenze in Rai, Mediaset, LA7 e su praticamente quasi tutte le testate giornalistiche, un documentario in registrazione, oltre 2 mila richieste ricevute da parte di persone disabili e dai loro genitori, direi che siamo soddisfatti anche se molto ancora c’è da fare».

Perché è importante che questo progetto continui anche in futuro?

«Per il semplice motivo che il desiderio e la voglia di vivere il meraviglioso mondo della sessualità non si esaudiscono mai e che ci sono ancora molte persone chiuse in sé stesse che non hanno il coraggio di farsi avanti, oltre a famiglie spaventate da questi bisogni. La strada è appena iniziata».

Nicola Luccarelli

(foto di Anna Pierobon)

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