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Per Lucia e Gessica: almeno 12 anni a chi sfregia, gruppi parlamentari unanimi per nuova legge

L’appello lo aveva lanciato Carla Caiazzo, la donna di Napoli cui l’ex compagno aveva dato fuoco mentre era incinta. Lo scorso novembre aveva scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendogli “di sollecitare il nostro legislatore a individuare, sulla scorta di quanto sta tristemente accadendo, una nuova figura di reato che punisca severamente coloro che, nel loro intento delittuoso, colpiscono le donne e, soprattutto, le cancellano dalla società civile”.

Parole che non sono cadute nel vuoto. In Parlamento si formata un’unanimità che in questa legislatura non si era ancora vista: tutti i gruppi hanno firmato compatti il disegno di legge per introdurre nel codice penale gli articoli 577-ter e 577-quater, che definiscono “l’omicidio di identità”. 

Prima firmataria, la sentarice Pd Laura Puppato, che spiega a La Repubblica“Il disegno di legge colma un vuoto normativo e rappresenta un unicum anche in campo europeo. Il volto distrutto e volutamente sfregiato per sempre ha il valore di una morte civile, inferta con inaudito cinismo e frutto o causa, sopra ogni cosa, della volontà violenta di restare unici padroni dell’io profondo della vittima che si sarebbe voluta possedere. Per tali atti non bastano le pene previste per la lesione grave o gravissima subita in qualunque altre parte del corpo umano. Non perché, ovviamente, non sia grave ogni atto lesivo di una persona, ma perché lo sfregio del volto va a incidere profondamente sull’identità fisica, sociale e psicologica“.

È il caso di Lucia Annibali, l’avvocatessa pesarese fatta sfregiare con l’acido da sicari inviato dal suo ex compagno, anche lui avvocato ma del foro di Rimini, Luca Varani. Ed è i caso più recente di Gessica Notaro, che ha subito la stessa sorte e ne accusa l’ex fidanzato Edson Tavares. E di tante altre donne che hanno subito danni gravissimi e permanenti, nel corpo e nell’anima, ma per i quali le leggi finora prevedono pene relativamente lievi. 

“Il disegno di legge – prosegue la Puppato – è stato scritto in collaborazione con le vittime, i loro avvocati, psicologi e criminologi. Gli autori dell’omicidio di identità oggi agiscono consapevoli di produrre il massimo del danno e andare incontro a pene minime rispetto a quanto causano – spiega Puppato – la nuova norma, punendo con la reclusione non inferiore a 12 anni fornisce ai magistrati gli strumenti per comminare pene adeguate in modo rapido”.

Come per il reato di “femminicidio”, l’avere una relazione affettiva con la vittima diventa un’aggravante“La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi dall’ascendente o dal discendente, dal coniuge, anche legalmente separato, dalla parte dell’unione civile o da persona legata alla persona offesa da relazione affettiva o con essa stabilmente convivente”.

Sono inoltre previste garanzie economiche per le vittime e i figli e pene accessorie quali l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, la perdita del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa, nonché la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte”.

Sul fronte della prevenzione, l’articolo 3 istituisce l’Osservatorio permanente per le azioni di monitoraggio, prevenzione e contrasto al fenomeno.

Sui tempi di approvazione, la senatrice Puppato si dice ottimista: “Come me, in molti sono rimasti sconvolti nel sentire Lucia Annibali o Carla Caiazzo parlare degli innumerevoli interventi necessari dopo le aggressioni, hanno provato orrore nel leggere le affermazioni dei colpevoli che nello sfregiarle dicevano ‘Vediamo se adesso andrai a divertirti’. La nostra è una iniziativa talmente condivisa che credo la sua approvazione si possa dare per acquisita”.

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