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Lui, “Loro” e gli altri

Da martedì 23 aprile è uscito nelle sale cinematografiche (fino a lunedì 30 aprile anche al Fulgor di RiminiLoro 1, il primo episodio del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi. Un’opera molto attesa, anche per lo scrupoloso e strategico (e insolito, per il cinema italiano) alone di mistero che l’ha circondata in questi ultimi mesi, tra reticenze allusioni e contratti di riservatezza.

Che Sorrentino susciti reazioni contrastanti, questo l’avevamo già capito. E infatti non mi sono sorpreso, quando, appena alzato dal seggiolino del cinema, ho sentito dei commenti esattamente opposti a quelli che avrei voluto fare io, a caldo. Possiamo quindi partire da una certezza: Loro è in tutto e per tutto un’opera sorrentiniana, in cui l’autore – nonostante il tema scottante – non ha stravolto minimamente il suo stile, ma anzi l’ha accentuato fino al parossismo.

C’è un’altra certezza, dalla quale possiamo partire: Loro è il film più commerciale che Sorrentino abbia fin qui diretto, e la decisione di dividerlo in due episodi (oltre all’alone di mistero, e alla suspense creata) va chiaramente in questo senso. Intendiamoci: questo non è assolutamente un limite, anzi: specie in un Paese come l’Italia, dove troppo spesso ci si rassegna al fatto che qualità e quantità non possano convivere, abbiamo particolarmente bisogno di grandi film che possano essere anche dei successi commerciali.

Del resto, il cinema americano – universalmente riconosciuto come il Cinema – non è forse questo? Una produzione commerciale di alta qualità, all’interno della quale persino mostri sacri come Allen, Spielberg o Scorsese non si vergognano affatto di ammettere la componente business delle loro opere. Ed è proprio al pubblico americano (quello che l’ha già consacrato con l’Oscar) che il regista italiano sembra ammiccare: Sorrentino è stato molto abile, infatti, a saper recuperare la sua stessa filmografia all’interno di questa pellicola, disseminando numerosi collegamenti alle sue opere precedenti, oltre che al suo nume tutelare Federico Fellini, idolatrato dal pubblico statunitense.

Se La Grande Bellezza guardava a La Dolce Vita, infatti, Loro guarda invece soprattutto a 8 e ½. Giusto per citare due scene emblematiche, che non a caso rappresentano i momenti salienti di questo primo episodio: la prima comparsa di Berlusconi (Toni Servillo) vestito da odalisca per riconquistare sua moglie Veronica (Elena Sofia Ricci), infatti, è molto probabilmente un riferimento al Polidor felliniano e, allo stesso modo, la scena finale della giostra ricorda molto da vicino il finale di 8 e ½. Per quanto riguarda le autocitazioni, l’esempio più evidente è anch’esso nell’ultima scena dell’episodio, dove Fabio Concato – quello vero! – canta Una domenica bestiale (la canzone con la quale si sono conosciuti per la prima volta) di fronte a Silvio e Veronica, come ne Il Divo Andreotti e la moglie ascoltano I migliori anni di Renato Zero di fronte alla televisione.

Pur essendo un amante di Sorrentino, devo ammettere che ho trovato particolarmente sgradevoli alcune scene in computer grafica, come ad esempio quella del camion dell’immondizia che si incendia nel foro romano (decadenza/grande bellezza), quella del rinoceronte (altro riferimento felliniano), o della pecorella iniziale; l’ostentata e estenuante focalizzazione sulla festa in villa a base di MDMA (con annessa spiegazione dei suoi effetti da parte di un Dottore, in stile La grande scommessa), anche, non mi ha molto convinto, forse perché già vista e rivista nell’opera di Sorrentino. Gli effetti speciali, in generale, volutamente evidenti per creare straniamento nel fruitore che altrimenti sarebbe portato a fare continui confronti con la reale biografia di Berlusconi & Co, risultano però fin troppo fastidiosi alla fruizione, pregiudicando il quadro d’insieme.

A compensare questi piccoli infortuni registici (per il resto, come sempre, la regia di Sorrentino è impeccabile), resta comunque una prova ancora una volta magistrale da parte di Toni Servillo, che devo ammettere mai avrei pensato potesse interpretare così bene Berlusconi – nonostante già si fosse superato nell’incarnare Andreotti; e un’ottima performance anche da parte di un arrivista Riccardo Scamarcio (in versione Wolf of Wall Street de noantri) e una cinica Kasia Smutniak, i due più magnetici rappresentanti di quella cerchia (Loro) che negli ultimi vent’anni ha cercato, in un modo o nell’altro, di avvicinare il Presidente (Lui).

Berlusconi è stato forse il primo uomo di potere italiano ad essere attratto dal suo stesso personaggio pubblico, come testimonia il suo entusiasmo alla notizia del film di Sorrentino – reazione diametralmente opposta, significativamente, a quella di Andreotti di fronte a Il Divo. Bisogna vedere adesso quale sarà la sua reazione dopo averlo visto; per ora gli è andata piuttosto bene: in questa prima parte, infatti, la dissolutezza e l’immoralità riguardano molto di più Loro, che Lui – impegnato piuttosto a riconquistare la sua Veronica. Vedremo cosa ci attenderà nella prossima puntata, che probabilmente sarà molto più incentrata sulla figura di Berlusconi – che in questo primo episodio, invece, compare solo nella seconda metà.

Per adesso possiamo dire che Loro 1 è un’ottima prima parte che rimanda, come è normale che sia, il giudizio finale al secondo episodio, che uscirà il 10 maggio. Un’opera in tutto e per tutto sorrentiniana, che però tratta la mondanità e il potere (aspetti centrali in Sorrentino) in maniera meno elegante e attraente del solito, ponendo l’accendo piuttosto sulla mercificazione dei corpi e la violenza dei rapporti. Sorrentino sembra voler dire, con Oscar Wilde, che tutto ha a che fare con il Sesso, tranne il Sesso: il Sesso, ancor più fra Lui e Loro, ha a che fare col Potere.

Ah, un’ultima raccomandazione: prima di stroncare con leggerezza un’opera del genere, mi piacerebbe che molti riflettessero su quest’osservazione di Carlo Emilio Gadda, autore per certi versi molto simile a Sorrentino (centrifugo, divagante, episodico), che tanto potrebbe tornare utile per evitare commenti stupidi e insensati:
«Il grido-parola d’ordine “barocco è il Gadda!” (= Sorrentino) potrebbe commutarsi nel più ragionevole e più pacato asserto “barocco è il mondo, e il Gadda (= Sorrentino) ne ha percepito e ritratto la baroccaggine”».

Edoardo Bassetti

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