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L’UOMO CADUTO NEL POZZO DELL’OSTERIA

A Rimini nell’Ottocento (ma non so da quanto tempo la cosa durasse) era invalsa la consuetudine di conferire un premio alle persone che compivano pubblicamente azioni meritorie, quelle che, con un termine abbastanza pomposo, oggi definiremmo “atti di eroismo”.
Gli autori del gesto dovevano scrivere una lettera all’autorità municipale descrivendo il fatto e chiedendo il compenso. Si sono conservate varie missive di questo tenore, spesso sgrammaticate, sempre colorite, capaci di descrivere avvenimenti, situazioni, luoghi, abitudini che ci fanno rivivere il clima di una stagione ormai tanto lontana e quasi inimmaginabile.
Ecco una di quelle lettere.

osteria“Illustrissimo Signor Gonfaloniere. Rimini, oggi 9 agosto 1840, alle ore 9 e mezza antimeridiane. Noi Gualfardo Montanari, Lorenzo Cosmi e Giuseppe Moschi tutti tre di Rimini, ritrovandosi precisamente nella cantina di rinpetto alla piciola piazetta cossì nominata volgarmente S. Bernardino a fare colazione, tutto in un momento sentissimo gran tomulto di persone entro in detta cantina senza conosere cosa fosse sucesso. In pochi istante sentissimo a dire che un certo Lucchini contadino della parochia di S. Lorenzo in Strada che aveva pricipitato disgraziatamente dal angolo d’un pozzo che dentro in detta cantina essiste. Noi sonuminati non abbiamo mancato il rinvinimento del infelice Luchini che prima col ajuto dell’Ente sopremo si venero riusite le nostre primure. Sudicio al istante fu trasportato nel convento dei Reverendissimi padri di S. Bernardino ove li medesimi lo colocoronno in un letto. A tale esposto trovasi Valoni Pietro venditore di detta cantina, frate Giuseppe della religione di S. Bernardino il quale li prestò la fune per tirarlo da quel precepizio. E così inviamo questa presso di Vostra Signoria Illustrissima per quelle providenze che crederanno oppurtune del caso. Tanto sperano che della grazia. Li oratori.”
Quante notiziole troviamo in queste simpatiche righe. Una cantina nella piazzetta S. Bernardino; una delle numerosissime osterie esistenti in città; una ad ogni angolo di strada; dove il vino scorreva abbondante, la droga di allora. Quella mattina i tre personaggi si trovavano lì per fare colazione. Oggi noi andiamo al bar per consumare brioche e cappuccino; ieri si andava all’osteria per un bicchiere (o due?) di vino, magari sgranocchiando nel frattempo un tozzo di pane portato da casa.
Osteria-medioevaleE quel pozzo? Pensate, un pozzo proprio dentro la cantina! In età medievale gli statuti riminesi vietavano agli osti perfino di tenere un qualunque recipiente d’acqua nel locale, per non incorrere nella … tentazione di annacquare il vino in vendita. Qui c’era addirittura un pozzo! Chissà quanti gradi aveva il vino che finiva nei bicchieri dei clienti! E comunque se ne doveva bere parecchio se di prima mattina qualcuno già perdeva l’equilibrio e cascava nel pozzo!
Ma i lettori vorranno comunque sapere come è andata a finire la storia del compenso. Ebbene Luigi Pani, Gonfaloniere di Rimini, il giorno seguente ha archiviato la domanda, negando il premio, per due motivi: perché il fatto è avvenuto in sito privato e non in luogo pubblico; e perché il proprietario non aveva adottato le precauzioni necessarie per evitare simili incidenti.
Oreste Delucca

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