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M9 di Mestre, lo straordinario museo del 900 dove è vietato non toccare

L’1 dicembre 2018 ha aperto a Mestre “M9”, un museo di nuova generazione, ideato dagli architetti dello studio berlinese Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton, vincitori del concorso di idee che nel 2010 aveva lanciato la Fondazione di Venezia (la fondazione bancaria dell’ex Cassa di Risparmio di Venezia).

Nel 2005 la Fondazione di Venezia aveva acquistato un intero isolato di circa 9.000 mq. composto da vecchi edifici (l’ex caserma dell’Esercito e l’ex caserma dei Carabinieri) situati a pochi passi dalla centralissima piazza Ferretto di Mestre, con l’obiettivo di creare un nuovo polo e punto di riferimento della cultura e della crescita economico-sociale della città, rendendo accessibili al pubblico luoghi fino ad allora non fruibili e rendendo possibile la convivenza di edifici storici con nuove architetture. E’ stato detto “il più importante progetto per contribuire al rilancio e allo sviluppo della terraferma veneziana”. Un investimento da 110 milioni di euro.

“M9” racconta in modo avvincente il Novecento italiano. Il primo museo esclusivamente multimediale in Italia e un esempio quasi unico in Europa. La storia di tutti attraverso le piccole grandi trasformazioni del secolo: dalla vita quotidiana ai grandi cambiamenti sociali, economici, ambientale e culturali. E lo fa attraverso tecnologie avanzate e installazioni immersive.

Un percorso nella storia d’Italia fatto fra materiali digitali, tra cui circa 6.000 fotografie, 820 filmati montati in una videoproiezione complessiva di oltre dieci ore, 500 oggetti iconografici (manifesti, periodici, quotidiani e materiale grigio) e 400 file audio, provenienti da 150 archivi di interesse storico (tra cui Teche Rai, Istituto Luce, Fondazione Treccani, Centro Storico Fiat, Archivi Farabola, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Archivio storico dell’ENI e Fondazione FS Italiane) e a disposizione del pubblico attraverso 60 installazioni multimediali e interattive.

Curata da storici, sociologi, architetti e scrittori, tra cui Chiara Saraceno, Giuseppe De Rita, Alberto Abruzzese, Irene Bignardi, Gianni Toniolo, Francesca Ghedini, Valerio Zingarelli e Guido Guerzoni, coordinati da Cesare De Michelis (scomparso pochi mesi prima dell’inaugurazione), i 2.620 mq. dell’esposizione permanente del museo comprendono otto sezioni tematiche sulla storia politica, economica, sociale e culturale della Penisola italiana:
1. Come eravamo, come siamo: demografia e strutture sociali
2. The Italian way of life: consumi, costumi e stili di vita
3. La corsa al progresso: scienza, tecnologia e innovazione
4. Soldi soldi soldi: economia, lavoro, produzione, benessere
5. Guardiamoci intorno: paesaggi e insediamenti urbani
6. Res publica: lo Stato, le istituzioni, la politica
7. Fare gli italiani: educazione, informazione e formazione
8. Per farci riconoscere: che cosa ci fa sentire italiani
Direttore di M9 è Marco Biscione, antropologo.

“M9” è come un’enciclopedia. Si può passare da una voce all’altra, secondo inclinazioni e curiosità. O seguire il racconto sezione dopo sezione. Non c’è un unico percorso obbligato: ogni visitatore può decidere da dove cominciare, cosa guardare, quali argomenti approfondire. Due piani, 8 sezioni tematiche e oltre 60 installazioni indipendenti ma interconnesse.

Il pubblico giovane è decisamente il primo interlocutore dell’attività del nuovo Museo. Per i più giovani ciò che “M9” propone è tutto nuovo a livello di concetti, ma, in qualche maniera, è familiare sul piano degli strumenti. Per questo pubblico è stato creato “M9 Children”, parte del programma educativo-didattico complessivo del museo, che offre un servizio culturale per tutti i pubblici, da quello infantile a quello più anziano. E promuove un accostamento dei bambini alla multimedialità, in maniera semplice e suggestiva al tempo stesso, con laboratori per bambini e famiglie.

Per visitarlo occorrono almeno tre ore di tempo ed il rischio è quello di uscirne frastornati. Ma è un’esperienza straordinaria, da farsi, al di là delle comprensibili voci critiche che si sono alzate in questo anno dalla sua apertura: l’elenco delle cose che mancano (ad esempio poca telefonia), il difficile rapporto con Venezia (in mostra c’è poco), un racconto da “secolo breve” (troppe informazioni si fermano a cavallo degli anni ’80). Ma nonostante tutto ciò una visita a “M9” vale la pena e poi il suo Direttore Biscione ha detto che “sarà un museo in continuo divenire, che si trasformerà seguendo i tempi”.

Paolo Zaghini

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