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Ma come si permettono gli africani di aprire un ristorante a Rimini accanto alla Lega?

“Gallina che canta per prima ha fatto l’uovo”, dice un proverbio riferendosi a chi, non avendo la coscienza a posto, giochi d’anticipo inventandosi un motivo qualsiasi per accusare qualcun altro. Per uno “scherzo lessicale” la gallina in questione si chiama Galli, ed è il locale portaborracce di Salvini che, data la volatilità del suo pensiero, unita alla compiaciuta “aria sonnambolica” che ostenta nelle foto, ricorda però un altro pennuto: il gabbiano, comunemente detto “cocale” o in dialetto “cuchel”.

Come noto, il Consigliere Regionale uscente e candidato Giorgio Pruccoli, due domeniche fa nella sua Verucchio, s’è sentito insistentemente scrutato da un tizio, per tutto il tempo in cui il caporione della Lega ha impreziosito la “Fira de bagoin” recitando le sue solite “baghinate”.

È comprensibile che Pruccoli abbia perciò pensato si trattasse di un buttafuori leghista che lo stesse “badando”, come precauzione dovuta al fatto di avere egli espresso l’ingenuo auspicio di potersi, quel giorno su quella piazza, confrontare pubblicamente con Salvini. Per questo ha usato il termine “ceffo” nel commentare l’accaduto. Poi è stato detto trattarsi di un carabiniere in borghese, che non s’è ben capito se portasse o meno un distintivo, comunque ben difficile da riconoscere come tale.

Ma a quel punto apriti cielo: un attimo dopo Galli gli si è lanciato contro, gracchiando contumelie sia contro il PD che Pruccoli, nonostante questi ci avesse tenuto a dire che qualora l’avesse saputo o se ne fosse accorto, non avrebbe certo usato quel termine; ma la cosa non gli ha risparmiato ulteriori attacchi leghisti e la “lezioncina” del Sindacato Carabinieri. Quando invece una divertente domanda avrebbe potuto essere: perché mai, a che titolo Galli sapeva tanti particolari di quella “marcatura a uomo”, del tipo di Gentile su Maradona al mondiale dell’82?

Non contento di avere “messo a posto” Pruccoli, l’arguto Galli ha provveduto a sistemare anche Emma Petitti.
Era successo che in una zona di confine “traballante” fra i due Comuni, qualche volontario non del luogo avesse infilato nella buchetta di una casa di Gemmano una delle lettere dell’Assessora Regionale destinate invece a Montescudo.

Tanto è bastato perché il Galli trafiggesse Emma con una delle sue più acuminate supercazzole:
«La conoscenza del territorio da parte del Pd e dei suoi candidati lascia alquanto a desiderare (..) Ne approfitto per dire che il sottoscritto e la Lega siamo (sic!) favorevoli all’identità, al campanile e alla salvaguardia delle differenze che sono le ricchezza del nostro Paese restando comunque sempre ben disposti a recepire la volontà del territorio».

Ma qualunque sia il risultato, subito dopo le elezioni Galli avrà una bella gatta da pelare, nella sua veste di primo legaiolo riminese: gli Africani come nuovi vicini di casa.

Eh sì, perché i “negri”, oltre ad arrivare via mare perché l’ex caricaturale ministro dell’Interno non può più chiudere i porti, adesso vogliono arrivare anche in Via Bonsi, dove (vedi foto) stanno per aprire un Ristorante Africano a pochi metri dalla sede della Lega, che fu benedetta qualche settimana fa da Salvini, con tanto di rosario in mano.

Io però ho il sospetto che, in realtà, sia stato proprio lui ad organizzare quella venuta di nigeriani, per gettare altro fumo negli occhi con la nuova “strategia buonista” che si è dato: quella di sospendere l’innata pezzenteria del suo messaggio politico da bullo di borgata, per assumere i toni e le sembianze di un grezzone sì un po’ rude, ma riflessivo e tollerante.

Lo dimostra il fatto che in questi ultimi giorni di campagna elettorale abbia smesso di guidare ruspe e imbracciare fucili, preferendo “visite dolciarie” come quella da Staccoli, preannunciata per di più da un “santino” che lo ritraeva sorridente; o quella al Sigep, dove ha riposto l’elmetto d’ordinanza per mettersi a far gelati col cappellone da pasticciere.

E che dire del convegno sull’antisemitismo? Pur sapendo che lei mai si sarebbe impantanata in quella farsa, è arrivato perfino a fingere di invitare Liliana Segre, dando così un dispiacere ai grandi estimatori neofascisti e filo-nazisti di Forza Nuova e Casa Pound.

Ma a sistemare le cose ci ha poi pensato Sboarina, il suo sponsorizzato sindaco di Verona che ha deciso sia arrivato il momento di rendere onore a Giorgio Almirante, intitolandogli una via. Presumibilmente per l’indiscusso merito di essere egli stato antesignano del “prima gli Italiani”, quando il 5 maggio 1942 scrisse:
«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti. Altrimenti finiremo per fare il gioco degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali».

Chi fatica a sintonizzarsi col momentaneo “stile mansueto” di Salvini è invece il capogruppo legaiolo al Consiglio Comunale di Rimini, il quale è addirittura arrivato ad offendere, con termini da turpiloquio, una Consigliera della Lega che pretendeva di ragionare con la propria testa.

Lei, giustamente molto offesa, ha annunciato che chiederà soddisfazione della cosa a Salvini stesso. Non si ha notizia che abbia anche intenzione di adire le vie legali. Ma nel caso lo facesse, potrebbe chiedere un bel po’ di rubli come risarcimento.

Nando Piccari

Post Scriptum

Caro Mihajlovic, come la mettiamo col “prima gli Italiani?”
Sono uno dei tanti che si sono commossi e hanno solidarizzato con Sinisa Mihajlovic per la sua dura battaglia di contro la grave malattia che l’ha colpito. Questo, nonostante non ne abbia mai apprezzato la “carognaggine” di calciatore e sia arrivato addirittura a detestarlo durante la guerra dei Balcani, quando sostenne platealmente i criminali di guerra Slobodan Milosevic e Zeljko Raznatovic, detto Arkan.

Continuo ad augurarli non una, ma mille volte una totale guarigione, nonostante la sorpresa della “pisciatona elettorale” a favore di Salvini, la quale, più che a un assist, assomiglia piuttosto a un autogol.

Ti stai forse dimenticando, caro Mihajlovic, di quanto tu debba al sistema sanitario di questa Regione? Certo, se hai potuto stupirci e commuoverci la domenica in cui sei inaspettatamente tornato a sederti così presto sulla panchina del Bologna, il merito è dei medici (del Sant’Orsola o del Bellaria, ora non ricordo) che ti hanno in cura.

Ma se loro oggi sono lì, e non magari trasmigrati all’estero, è grazie ad un sistema sanitario creato e tenuto in piedi da chi ha finora governato la Regione.

E tu vorresti darla in mano ad una sgallonata parvenue che, non sapendo dove vive, è arrivata a far ridere dicendo che, “se vincono loro”, gli ospedali rimarranno aperti anche la domenica?

Inoltre non dimenticare, caro Sinisa, che se governasse Salvini col suo “prima gli Italiani”, tu dovresti andare a curarti in Serbia, che forse è un’altra cosa.

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