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Ma gli aiuti ai profughi non servono a sgombrare gli armadi

Prima di tutto, le cose importanti: se volete inviare aiuti alle popolazioni dell’Ucraina, la Caritas diocesana ha attivato un conto corrente dedicato e l’associazione Team Bota raccoglie materiale utile nella sede di via XX Settembre e nel punto Post Service di via Tripoli 165A. Per materiale utile si intende scatolame, alimenti per l’infanzia, medicinali, prodotti essenziali per l’igiene personale fra cui pannolini e assorbenti, visto che i profughi sono in maggioranza donne e bambini. «No vestiti,» si raccomanda la volontaria di Team Bota, «ne abbiamo già a sufficienza».

E qui comincia la parte meno importante, e cioè la strana concezione che certe persone hanno degli aiuti ai profughi e ai sopravvissuti alle catastrofi. Quando la tivù mostra folle sbigottite e disperate, che fuggono da una guerra o da un cataclisma con gli abiti che hanno addosso e poco altro, la loro mente vola subito a quell’armadio da sgombrare o a quello sgabuzzino da liberare.

Sentirsi caritatevoli e al tempo stesso recuperare spazio in guardaroba sbarazzandosi di quel che non serve più: la famosa Marie Kondo lo chiamerebbe “il magico potere della raccolta benefica”. Le cose belle e di qualità si passano a parenti e amici o si mettono su Vinted, il resto – maglioni infeltriti, slip lisi, costumi da bagno slabbrati, giacche tarmate, calzini spaiati, plaid con ancora attaccata l’erba dell’ultimo picnic, cappelli di feste a tema, doposcì con l’interno ammuffito, centrini ingialliti, T-shirt di un vecchio addio al celibato/nubilato ecc. – li si infila in un borsone e li si porta al punto di raccolta. E se sorge qualche scrupolo, lo si tacita con pragmatiche riflessioni: “quei poverini non avranno mica la puzza sotto il naso”, “tanto lì fa freddo”, “tanto lì fa caldo”, “tanto lì fra due mesi farà freddo/caldo” e, in ultima analisi, “ci penseranno i volontari a scegliere quel che serve”.

Già, e infatti ai volontari viene un diavolo per capello quando si vedono scambiati per addetti alla differenziata e tirano fuori da un sacco l’ennesima cravatta scolorita o un paio di ciabatte da piscina usate numero 46, decisamente inutili per una madre di famiglia con bambini piccoli costretta a vivere sotto una tenda.

Per fortuna c’è anche tanta gente che dona coperte in buono stato e indumenti utili e puliti, tant’è vero che già pochi giorni dopo l’attivazione delle iniziative pro-Ucraina i punti di raccolta erano già saturi e i promotori hanno chiesto di portare solo alimentari, saponi e materiale sanitario, oppure di fare versamenti in denaro.

Si può anche dare un aiuto ai profughi a quattro zampe. Le famiglie ucraine costrette a lasciare le loro case non hanno abbandonato i cani e i gatti. Molti li hanno portati con sé, e l’Ue, riconoscendo ha giustamente consentito loro l’ingresso senza il passaporto per animali da compagnia. La Lav (Lega Anti-Vivisezione) raccoglie sul suo sito donazioni per acquistare cibo e medicinali per loro. E se qualcuno pensa che questo sia un capriccio o un inutile spreco, bè, è della stessa pasta di Putin.

Lia Celi

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